Precari ATA: i ruoli al Sud sono ancora insufficienti, vogliamo stabilità

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Mario Di Nuzzo – Il nostro sistema scolastico vive da sempre una condizione di divario tra Nord e Sud. Un dato che preoccupa non poco i precari ATA su cui ancora pesano gli effetti delle misure stringenti in tema di organico, immissioni in ruolo, e supplenze temporanee rendendo problematica la condizione dei servizi ausiliari, tecnici ed amministrativi, che anche all’inizio di quest’anno scolastico si annuncia ancora una volta piena di incognite.

Dopo due anni di attesa ci si aspettava dal governo Renzi un maggiore sforzo e una maggiore attenzione in tema di immissioni in ruolo, ma circa 10.000 posti assegnati in tutto il territorio nazionale, sono sembrati subito a vista degli addetti ai lavori insufficienti a dare risposte alla stabilità del sistema scuola già in debito di organico.

Ricordo ai lettori che si sono coperti i posti sul turn over degli ultimi due anni scolastici, senza la restituzione dei 2.020 posti precedentemente sottratti su organico di diritto, restituiti successivamente su organico di fatto.

Eppure, restano ancora migliaia di posti vacanti e disponibili non coperti dalle immissioni in ruolo, che, vengono assegnati con supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche, senza tener conto dei numerosi posti accantonati, che rallentano i processi di stabilizzazione soprattutto nella figura di collaboratore scolastico.

Soldi pubblici spesi comunque, soldi che ci sono, soldi spesi male, ma che non vengono spesi per le stabilizzazioni dei precari ATA sui posti vacanti. Una escamotage quella della distinzione tra organico di diritto e organico di fatto che non piace ai precari ATA, che va superata con l’organico funzionale per dare stabilità ai loro contratti di lavoro dettati, ricordo, da esigenze permanenti e durevoli e non transitorie.

Alla soluzione di questo problema, affrontato con la legge 107/15, per i docenti inseriti in GAE e per i vincitori del concorso 2012, su pressione della UE che ben ha evidenziato i limiti della normativa nazionale in tema di recepimento della normativa europea, il governo ha posto rimedio, seppur con innumerevoli disagi causati dall’esodo in altre regioni dei docenti del Sud, con un numero significativo di stabilizzazioni.

Non si può dire la stessa cosa per i precari ATA, e in particolare per gli Assistenti amministrativi, per cui è prevista addirittura la progressiva riduzione a seguito delle nuove procedure digitali. Una follia se si considera quante incombenze gravano su tale categoria, dal punto di vista contabile e amministrativo, e didattico.

E a ben ricordare per i DSGA che dopo tanti anni, forse, potranno partecipare ad un Concorso pubblico che metta al sicuro anche le loro legittime aspettative. Nuove soluzioni che accelerino i processi di stabilizzazione nei prossimi tre anni, cioè a far data dal 01/09/2016 non sono più rinviabili.

E’ infatti nel prossimo triennio che ancora i precari ATA potranno stipulare dei contratti annuali. Dal 31/08/2019, salvo proroghe alla normativa vigente, se tale personale non sarà già di ruolo, sarà escluso da ogni forma di contratto e potrà chiedere al MIUR solo il risarcimento del danno rivolgendosi al giudice del lavoro.

E’ pur vero che si sta cercando una soluzione strutturale al problema, sia da parte delle OO.SS., che delle Associazioni di categoria più rappresentative (ANQUAP, ANIEF e Feder-Ata), ma sta nell’organico funzionale ATA, in una maggiore dotazione organica, nella trasformazione delle graduatorie permanenti ATA in graduatorie ad esaurimento con possibilità di inserimento a pettine in altra provincia o regione la soluzione rapida al problema.

Dunque, via gli sprechi per far fronte all’impegno di nuove e maggiori risorse nella futura legge di stabilità destinate alla stabilizzazione di questi lavoratori e al miglioramento dei servizi ausiliari, tecnici ed amministrativi (ATA).

In questo senso la politica come strumento di contrasto alla disoccupazione e alla precarietà, può e deve trovare soluzioni soddisfacenti per tutti i precari della scuola, perché di fronte alla legge siamo tutti uguali e a tutti spetta una esistenza libera e dignitosa.

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