Precari assunti dopo 36 mesi, Anief: bisogna anche riaprire le GaE

di redazione

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Qualcosa si muove sull’assunzione automatica del personale che ha svolto oltre 36 mesi di supplenze su posto vacante e disponibile, passaggio imprescindibile per stabilizzare gli oltre 100 mila precari della scuola e cancellare i numeri della vergogna che continuano a caratterizzare la mancata copertura delle cattedre in Italia:

proprio in questi giorni, la VII Commissione del Senato ha infatti avviato l’esame del disegno di legge n. 355, presentato dal senatore leghista Mario Pittoni, presidente della stessa Commissione, relativo alla modifica del comma 131 della legge 107/2015 in materia di contratti a tempo determinato del personale docente sulla scia di quanto stabilito nel Decreto Dignità.

I contenuti della questione sono noti, ma è bene ricordarli.

La proposta di legge del Ddl 355 contiene due articoli. Il primo, scrive Orizzonte Scuola, è composto da tre commi: 131, 131 bis e 131 ter:

nel comma 131 viene espressamente stabilito che se i docenti, il personale educativo e ATA hanno lavorato per più di tre anni con contratti a tempo determinato su posti vacanti e disponibili hanno diritto ad essere stabiliz­zati con un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Al capoverso 131-bis si stabilisce che alla scadenza del terzo anno di servizio, ai do­centi, al personale educativo e ATA è attribuita la precedenza per la stipula di contratti a tempo indeterminato, nell’ambito delle graduatorie in cui risultino inseriti.

Il capoverso 131-ter inserisce una clausola di salvaguardia per tutti quegli insegnanti, quel personale educativo e ATA che, allo scadere dei tre anni di servizio, si trovino nell’impossibilità di conseguire la stabilizzazione a causa di carenza di posti.

Il sindacato Anief verificherà, passo dopo passo, il procedere di questo fondamentale progetto di legge, sperando che nel più breve tempo possibile possa trovare attuazione sotto forma di legge dello Stato. Ma sperando, soprattutto, che non si stravolga il senso delle indicazioni provenienti da Bruxelles, come accaduto nella passata legislatura, che sempre con il comma 131 della Legge 107/2105 ha trasformato il raggiungimento del terzo anno di servizio come motivo di blocco delle supplenze annuali e non come soglia di accesso alla stabilizzazione. Il comma ad ogni modo è stato già cancellato dal decreto dignità, legge 96/2018.

In verità, c’è poco da fidarsi. Perché la V Commissione Bilancio e la XIV Commissione Lavoro dello stesso Senato hanno già bocciato il testo presentato così come emendato alla legge europea.

Rimane quindi evidente la necessità di continuare a percorrere la via del tribunale, ancora di più dopo la recente sentenza C-331/17 Sciotto, emessa dalla Corte di Giustizia Europea il 25 ottobre scorso, attraverso la quale è stato stabilito che i Paesi membri devono provvedere alla “conversione automatica del contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre una data precisa”, ovvero 36 mesi anche non continuativi qualora stiano operando su posto vacante e disponibile.

Nella sentenza, infatti, il giudice sovranazionale affida al giudice di ogni Stato membro la conversione del contratto in assenza di misure effettive sanzionatorie per gli abusi subiti dal personale precario. Il tutto, sempre in attesa della sentenza C-494/17 Rossato sul mancato risarcimento riconosciuto agli insegnanti di ruolo.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “fino a quando non si troveranno coperture finanziarie o non si convincerà il Ministero dell’economia della necessità estrema di attuare questa operazione, rendendo automatica la stabilizzazione di chi ha svolto un congruo periodo di supplenze, come indicato da tempo Unione Europea, sarà inutile discuterne. E continuerà ad essere necessario ricorrere in tribunale, per ottenere i dovuti risarcimenti previsti dalla giurisprudenza sull’abuso dei contratti a termine”.

Il sindacato, inoltre, continua la sua battaglia per fare approvare altre norme salva-precari: “Va alimentato – continua il professor Pacifico – il doppio canale di reclutamento, perché in tal modo si riuscirebbe a stabilizzare il personale precario e nel contempo a garantire la continuità didattica. E questo andare, tra l’altro, va palesemente contro l’Ue, considerando anche la procedura d’infrazione n. 2014/4231 pendente presso la Commissione europea. I nostri governanti e parlamentari devono comprendere l’importanza di permettere a chi è in possesso di titoli e servizi adeguati di inserirsi nelle GaE, all’atto del loro aggiornamento, ed essere così stabilizzati in modo automatico”.

Sulla problematica delle mancate assunzioni del personale precario, il sindacato Anief ha predisposto alla Camera una serie di emendamenti alla Legge di Stabilità e anche al disegno di legge 763, chiedendo che vengano “riaperte le graduatorie di cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della Legge n.296 del 27 dicembre 2006” che attraverso apposito “decreto del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca da emanarsi entro 60 giorni dall’approvazione della presente legge”, si disponga “l’inserimento, a domanda, di tutto il personale in possesso di abilitazione, ivi incluso il diploma magistrale conseguito entro l’a. s. 2001/2002 e il diploma tecnico professionale, nonché del personale educativo”. Nei prossimi giorni, verranno ripresentati al Senato.

Nel frattempo, Anief conferma il ricorso al giudice del lavoro per ottenere la partecipazione al piano straordinario di stabilizzazione o il risarcimento del danno per illecita reiterazione di contratti a termine: il ricorso è rivolto a docenti, anche non abilitati, e Ata precari che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio in scuola pubblica su posto vacante e disponibile: per maggiori informazioni cliccare qui.

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