Precari, Anief: sotto inchiesta a Bruxelles Legge 107 e decreti sui concorsi riservati

di redazione
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Anief – La Commissione Europea vuole vederci chiaro sulla correttezza della normativa del nostro Paese relativa all’abuso di precariato dei lavoratori che operano nella scuola:

lo Stato italiano, di fatto, a seguito dell’accoglimento della denuncia 2870, si ritrova sotto la lente della Commissione di Bruxelles. Sotto inchiesta, in particolare, sono finite la Legge 107/2015 e i suoi decreti attuativi sui concorsi riservati. Con tutto ciò che ne consegue a livello di giurisprudenza scolastica, già nel mirino della Corte di Cassazione.

Il tutto si formalizza proprio mentre il Decreto Dignità in discussione presso la Camera dei Deputati potrebbe portare al licenziamento di 50 mila insegnanti, senza risolvere il problema della precarietà ed essere dichiarato illegittimo. Il sindacato Anief, pertanto, rinnova il suo appello ai parlamentari: occorre riaprire le graduatorie ad esaurimento per tutto il personale abilitato, così come recepito dal Movimento Democratico e Progressista – Liberi e Uguali e da Fratelli d’Italia nelle richieste di modifica dell’articolo 4 del decreto, già approvate dalle commissioni di Montecitorio. Altrimenti a settembre la Corte di Giustizia europea potrebbe dichiarare illegittimi anche i nuovi interventi delle nostre Camere nelle cause Motter e Rossato.

“La Commissione – si legge nell’ultima informazione sul seguito dato alla denuncia protocollata con il numero di riferimento CHAP (2013) 2870 – sta valutando la conformità della normativa italiana che disciplina la situazione dei dipendenti pubblici alla clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato”. Tutto parte, ancora una volta, dal mancato recepimento “dell’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva 1999/70/CE (‘l’accordo quadro’)”, il quale indicai ai Paesi membri come “prevenire gli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato”. Pertanto, “occorre verificare che il rinnovo di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato successivi miri a soddisfare esigenze provvisorie e che una disposizione nazionale non sia utilizzata per soddisfare esigenze permanenti e durevoli del datore di lavoro in materia di personale”.

Su tali cause, la Commissione europea ha già dato parere favorevole nelle osservazioni rese in corso di causa: riguardano l’esclusione del personale di ruolo dal risarcimento sull’abuso dei contratti a termine, il licenziamento dopo 36 mesi di servizio, il riconoscimento parziale degli anni di servizio pre-ruolo nella ricostruzione di carriera, l’esclusione del personale inserito nelle graduatorie di istituto dalle procedure straordinarie di assunzioni.

Allo studio della Commissione UE c’è innanzitutto il mancato risarcimento dovuto al personale di ruolo per l’abuso dei contratti a termine del personale scolastico durante le supplenze, ma anche le soluzioni disposte dalla legge 107/2017 in merito ai nuovi concorsi banditi per le sole scuole superiori, in assenza di ragione oggettive per evitare la reiterazione dei contratti a termine. L’art. 4 come innovato al Decreto Dignità estende il sistema dei concorsi riservati dalle superiori alla primaria, senza però dare una risposta chiara e immediata sugli organici, sul mantenimento in servizio del personale che ha superato l’anno di prova o di chi è stato chiamato a fare il supplente da anni attraverso lo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento.

“Il decreto dignità – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – per non avere problemi rispetto all’Adunanza plenaria di fine 2017, riesce a scontentare chi non era inserito in graduatoria, perché laureato in Scienze della formazione primaria o abilitato con il TFA o il PAS o all’estero dopo il 2012 ed è stato escluso dal 50% delle immissioni in ruolo che hanno visto 230 mila insegnanti assunti a costo zero, con il raffreddamento della carriera, negli ultimi sei anni”.

Poco più di un mese fa, lo stesso Pacifico ha parlato, a Bruxelles, dinanzi al consesso di parlamentari UE a nome di Anief e per conto della confederazione europea Cesi. “Ha dell’incredibile – ribadisce oggi il sindacalista autonomo – la decisione presa, sempre per decreto, del cambio di cattedra annuale di 100 mila insegnanti che, invece di essere stabilizzati oggi, potrebbero essere licenziati a breve. Nelle prossime ore si voterà non un emendamento ma il riconoscimento della dignità di chi ha servito lo Stato per anni e che ora vorrebbe rientrare nelle nostre classi con dignità. Al Parlamento italiano la possibilità di non essere ripreso ancora una volta dall’Europa”.

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