Precari alla riscossa, fanno ricorso per avere il posto fisso

di Lalla
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di Vincenzo Brancatisano – Precari della scuola e del settore pubblico alla riscossa. Un fiume in piena di ricorsi giudiziari sta per travolgere i Tribunali di tutta Italia. Centinaia di migliaia di lavoratori, a pochi giorni dalla scadenza dei termini del decreto “ammazza diritti”, vengono invitati dai sindacati a ricorrere al giudice per stabilizzare il proprio rapporto di lavoro, dopo anni o decenni di abuso di contratti a termine annuale.

di Vincenzo Brancatisano – Precari della scuola e del settore pubblico alla riscossa. Un fiume in piena di ricorsi giudiziari sta per travolgere i Tribunali di tutta Italia. Centinaia di migliaia di lavoratori, a pochi giorni dalla scadenza dei termini del decreto “ammazza diritti”, vengono invitati dai sindacati a ricorrere al giudice per stabilizzare il proprio rapporto di lavoro, dopo anni o decenni di abuso di contratti a termine annuale.

Anche a Modena si moltiplicano le iniziative. E mentre la Cisl frena sugli entusiasmi, almeno per il settore scolastico, la Flc Cgil convoca i precari oggi alle 17 presso la sede di piazza Cittadella. I tempi sono stretti. I paletti indicati dalla legge delega n.183/2010 “Collegato lavoro” indicano come termine ultimo il 22 gennaio prossimo per i precari che rivendicano diritti maturati per contratti scaduti fino ad oggi. Se si rimarrà inerti si perderà tutto.

La possibilità di passare di ruolo per via giudiziaria è stata rilanciata da una recente sentenza del Tribunale di Siena che, andando contro una sentenza della Corte Costituzionale, ha condannato il Ministero dell’Istruzione a stabilizzare una docente precaria assunta a termine per tre anni consecutivi. La Consulta ha ritenuto non incostituzionale la differenza di trattamento normativo tra lavoratori pubblici e lavoratori privati laddove solo questi ultimi possono rivendicare con successo in giudizio la nullità del termine apposto ripetutamente nel contratto di lavoro. Il giudice di Siena ha preferito ispirarsi alla legislazione comunitaria (direttiva 1999/70CE e altre fonti) e ai pronunciamenti della Corte di giustizia di Lussemburgo che sanciscono il principio di non discriminazione tra lavoratori a termine e di ruolo e stigmatizzano l’abuso dei contratti precari anche nel settore pubblico.

In realtà l’Ue lascia campo libero agli Stati membri nel consentire alle proprie amministrazioni pubbliche di ripetere nel tempo (come si fa anche per decenni a scuola) i contratti annuali purché però venga prevista dalla legge interna una forma equivalente e concreta di risarcimento compensativo dei danni in favore del lavoratore precario. Risarcimento che, come abbiamo più volte scritto, molti precari hanno ottenuto già negli anni scorsi attraverso l’esperimento di quest’ultima strada giudiziaria, preferita a quella, molto azzardata, della richiesta di stabilizzazione.

Altra strada più concreta, sostenuta da numerose sentenze, è la richiesta di riconoscimento degli scatti di anzianità e dell’aumento conseguente dello stipendio agganciato a quello dei colleghi di ruolo.

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