Poteri dei Dirigenti Scolastici, valutazione docenti, piano assunzioni. Note Gilda Ragusa

di redazione
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Prof. Vincenzo Drago – Brevi note personali sul disegno di legge cosiddetto “la buona scuola” in merito ai punti riguardanti i “poteri” conferiti ai dirigenti scolastici, la valutazione dei docenti ed il piano di assunzioni.

Prof. Vincenzo Drago – Brevi note personali sul disegno di legge cosiddetto “la buona scuola” in merito ai punti riguardanti i “poteri” conferiti ai dirigenti scolastici, la valutazione dei docenti ed il piano di assunzioni.

In merito ai cosiddetti “poteri” conferiti ai dirigenti scolastici

I dirigenti scolastici godono già dei poteri di organizzazione e dei poteri disciplinari che la legge Brunetta del 2009 ha attribuito a tutti i dirigenti della pubblica amministrazione: già tali poteri estesi anche ai dirigenti della scuola, bisogna dire, non sono esenti da possibili osservazioni critiche.
Ma il disegno di legge del Governo attualmente in esame alla commissione istruzione pubblica del Senato, vuole oggi conferire ancora maggiori poteri ai soli dirigenti scolastici e cioè quelli di rinnovare o meno il contratto, discrezionalmente, ogni tre anni, ai docenti della propria scuola.
Tutto ciò è inaccettabile almeno dai seguenti quattro punti di vista:

  • Dal punto di vista dei docenti i quali risulterebbero così privi di una sede stabile (che coinciderebbe invece con un “ambito territoriale”) e, ben più grave, non sarebbero più liberi, in molti casi, nell’espletamento della loro attività di insegnamento, con conseguenze negative, inevitabilmente, sull’efficacia dell’insegnamento stesso

  • Dal punto di vista costituzionale in quanto verrebbe meno il principio dell’imparzialità delle scelte della pubblica amministrazione

  • Dal punto di vista sociale perché la società italiana odierna, ivi già compresa in parte, purtroppo, anche la scuola, è già troppo poco esente da fenomeni di corruzione.

  • Dal punto di vista del territorio perché, anche presupponendo che il suddetto metodo migliori il sistema scolastico, il singolo territorio si potrebbe comunque vedere imposto un dirigente scolastico che, proprio nell’esercizio di tali ampi poteri, effettui scelte personali, di gestione e di amministrazione, inadeguate o fallimentari per il perseguimento del cosiddetto “piano triennale dell’offerta formativa”. Molto più opportuno parrebbe allora, in tale visione, che anche il dirigente scolastico possa essere scelto, triennalmente o, comunque, a scadenza, dagli organi territoriali locali, se non dallo stesso Consiglio d’Istituto (in altra parte del ddl già ritenuto idoneo a dare criteri per la valutazione dei docenti!), sulla base di linee teoriche e proposte operative formulate da ognuno dei dirigenti scolastici inseriti in un apposito albo regionale di dirigenti scolastici.
    Ma già questa apparentemente consequenziale ed ovvia modifica è invece completamente contraria allo spirito autoritario e verticistico con cui è disegnato il sistema scolastico nella proposta di legge cosiddetta “la buona scuola”

Valutazione dei docenti

Riguardo all’introduzione di criteri di premialità e di valutazione del corpo insegnante, si insinua spesso, nel dibattito surreale sviluppatosi sui media e nell’opinione pubblica, l’affermazione secondo cui i docenti non vogliono essere valutati e, anzi, si opporrebbero, pervicacemente ed inaccettabilmente, a qualunque forma di valutazione.
I docenti invece, e lo dimostrano anche i sondaggi, non sono contrari all’introduzione della valutazione.
Semplicemente però sostengono che devono essere stabiliti e noti i criteri di valutazione e deve esserne dimostrata la connessione con il miglioramento complessivo del sistema scolastico, dopodiché la valutazione stessa, per motivi che dovrebbero essere ovvi, deve essere effettuata da soggetti terzi e competenti ed infine, tutto ciò, per essere realizzato, inutile negarlo, comporta anche lo stanziamento di risorse specifiche.
La valutazione prevista nel ddl (effettuata dal dirigente scolastico sulla base di criteri stabiliti anche da genitori e studenti) è invece l’opposto di ognuna di queste cose.

Infine, il piano di assunzioni: anche questo sarebbe rivoluzionario a dire del Governo, al punto da definire “strana” tutta la protesta del mondo della scuola. Protesta che, sempre secondo affermazioni, ampiamente offensive, da parte di esponenti del Governo, sarebbe stata montata e voluta dai sindacati.
Il piano di assunzioni è invece, purtroppo, l’occasione mancata, la vera occasione mancata di questo Governo che, proprio traendo occasione dalla sentenza della Corte Europea, avrebbe potuto finalmente eliminare il vero impedimento a qualunque vero miglioramento della scuola e cioè l’esistenza di una enorme mole di personale precario, frutto di innumerevoli decisioni, spesso ingiuste nei confronti di tale personale, da parte di molti governi precedenti.
Invece:
Molti precari, già regolarmente abilitati ad insegnare e mantenuti per anni dall’amministrazione scolastica, nonostante la presenza di posti ripetutamente vacanti, nel disagiato stato di precarietà, sono esclusi dal piano. Altri precari, pur non vantando formalmente gli stessi titoli dei primi, sono stati tuttavia abilitati proprio in riferimento a previsti fabbisogni futuri e vengono anch’essi regolarmente ignorati dal piano. Altri precari non abilitati, ed esclusi anch’essi dal piano, sono però già regolarmente utilizzati, da anni e anni, dall’amministrazione scolastica che non si è mai curata di indire per essi alcun corso abilitante,
e così via (v. idonei al concorso, etc.).
Ebbene il Governo, ribaltando anche il senso della sentenza europea, sta utilizzando questo obbligato e, comunque, incompleto, piano di assunzioni, inserito nel disegno di legge e non stralciato da esso, come ricatto per imporre una ennesima riforma della scuola, lontanissima, in molti punti, da tutto quanto il mondo della scuola ritiene necessario per il bene della scuola stessa, e deleteria, ancor più delle precedenti, per l’avvenire della società tutta.

Per tutto quanto detto sopra, e per altri ancora numerosi motivi a cui non si è qui accennato (v. p. es. le numerose deleghe in bianco al Governo ancora previste nel ddl relativamente a vari altri aspetti del sistema scolastico), i docenti, i quali non possono che confidare ancora nel ritiro o nella modifica sostanziale di questo ddl, sostenuti anche da studenti e genitori, scenderanno in piazza in tutta Italia il giorno 5 giugno, ed effettueranno due giorni di sciopero durante gli scrutini.

*coordinatore provinciale di Ragusa
Gilda degli Insegnanti, Federazione Gilda Unams

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