Potere ai dirigenti. E ai docenti? Lettera

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Inviato da Diego Gallerani – Gentile redazione, sono un docente di musica presso la scuola secondaria di 1° grado.

Sono stato assunto a tempo indeterminato con la legge 107, e conseguente vincolo triennale.
Nei miei dieci anni di precariato, ho notato come diversi Dirigenti
Scolastici, molto bravi a far cadere dall’alto il loro potere (in
segreteria si facevano “annunciare”, manco fossero il Presidente
Mattarella), auspicavano a poter scegliere liberamente i docenti, sulla
base di criteri non meglio definiti.
Molti Dirigenti dimenticavano e dimenticano, probabilmente, che dirigere
la cosa pubblica, è molto diverso rispetto a dirigere un’azienda privata.
In quest’ultimo caso, tu sei il proprietario, e puoi procedere nella
selezione del personale secondo criteri individuali più marcati
(garantendo comunque i diritti dei lavoratori, sempre più frantumati, in
verità), proprio perchè, comunque, è una tua proprietà.

In una una scuola statale, l’istituto non è tuo, anche se ti è affidato
in qualità di Dirigente, ma non hai l’esclusiva assoluta su di esso.
Ribadisco, non è tuo, è dello Stato (altrimenti sarebbe una scuola
privata o istituto pareggiato, non una scuola statale).
Caro Dirigente (già Preside), vuoi solo i professori migliori (a tuo
dire)? Insegnanti che, oltretutto, hanno già superato un concorso
pubblico, un’abilitazione, sono immessi in ruolo con superamento dell’anno di prova e quindi a maggior ragione per lo Stato (e non per te, singolo Dirigente), risultano idonei all’insegnamento. Hanno tutti i titoli in
regola. A quel punto tu li scegli…su quali basi?

Eh…anch’io, come docente, allora, vorrei scegliere, ed insegnare solo
agli studenti più bravi e meritevoli; invece devo garantire servizio ed
istruzione anche a ragazzi con grossi problemi comportamentali e in
difficoltà di inserimento e cognitive.
Perchè io non posso scegliere e un Dirigente invece può farlo? Nella
scuola secondaria di 1° grado, ho un bacino d’utenza eterogenea, non
posso certo dire ad un ragazzo in difficoltà: “Stai a casa, somaro, che
devo insegnare solo a chi andrà al Liceo Classico o Scientifico”.
Eppure, stiamo assistendo ad una scuola sempre più ipocrita, in cui conta
la forma, e non la sostanza. Una scuola in cui chi non obbedirà al
Generale rischierà di essere sanzionato e di non essere riconfermato
nello stesso istituto alla scadenza del terzo anno.
Peccato che non siamo militari, non siamo in caserma, siamo educatori.
Siamo docenti, con i nostri pregi e difetti, ma mettiamo l’anima
nell’insegnamento ed incidiamo profondamente nell’evoluzione dei giovani, costruendo rapporti con fatica e ore di lavoro.
In più, in tutto questo, osservi che un tuo collega tedesco, a parità di
ore di lavoro, guadagna il doppio di te.
Il Dirigente ti può scegliere. Tu però non puoi sceglierti gli studenti,
devi accettarli a scatola chiusa.
Davvero coerente come prospettiva.

Diego Gallerani

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