Potenziare le attività sportive in una scuola, come coinvolgere le società sportive. La “curvatura” e un esempio di convenzione da scaricare

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L’Istituzione Scolastica che ha deciso di “sperimentare” la “curvatura sportiva” promuovendo come nel caso, già analizzato, della Scuola Secondaria di I grado “Anna Frank” dell’Istituto comprensivo Statale di Lugagnano di Sona (VR), ha necessità, ne va della sua migliore strutturazione dei percorsi di studio e dell’efficacia dell’intervento educativo, di promuovere apposite e accordi tra le Società e le Associazioni Sportive e l’Istituzione scolastica stessa per la realizzazione del progetto finalizzato alla pratica sportiva e all’attività motoria / ludico-ricreativa che, poi, ciascun accordo viene a dettagliare e definire meglio.

La convenzione: il ruolo dei partner dell’accordo

La convenzione che verrà stipulata (naturalmente ciascuna scuola si impegna e auspica che ve ne siano molteplici di questi accordi) con i seguenti sommari impegni (meglio definiti nello schema che si allega):

L’Istituzione Scolastica si impegna a:

  • mettere a disposizione la palestra scolastica e le attrezzature in essa contenute, normalmente utilizzati per le attività motorie / fisiche e sportive e i materiali necessari allo svolgimento delle attività previste, fatta eccezione delle attrezzature specialistiche che verranno fornite dalla Società / Associazione Sportiva.

La Società / L’Associazione sportiva si impegna a:

  • mettere a disposizione propri tecnici e coach qualificati in possesso di brevetti federali riconosciuti dal CONI;
  • a ospitare eventualmente nei propri impianti sportivi gli alunni delle classi coinvolte nel progetto;
  • inviare, all’Istituzione scolastica, su carta intestata e a firma del Presidente, il calendario delle attività sportive con i nominativi dei tecnici coinvolti nella proposta formativa;

L’esperienza della Scuola Secondaria di I grado “Anna Frank”

Ancora una volta ci serviamo dell’esperienza strepitosa degli alunni, dei docenti e del dirigente scolastico della Scuola Secondaria di I grado “Anna Frank” dell’Istituto comprensivo Statale di Lugagnano di Sona (VR), intervistando la gentilissima e molto competente dirigente scolastico prof.ssa Elisabeth Piras Trombi Abibatu che ha fatto del suo istituto una vera rarità (tra pochissimi altri in Italia) sul fronte della sperimentazione dello sport nella scuola secondaria di I grado, con le premesse e le considerazioni già fatte nei precedenti articoli. Ancora una volta ci serviamo, in questa intervista, delle sue considerazioni.

È importante, Prof.ssa Elisabeth Piras Trombi Abibatu, implementare una cultura dello sport volta a promuovere le politiche giovanili e a combattere nei giovani malesseri, disagi, inquietudini, devianze e criminalità. Come è possibile farlo?

«Il corrispettivo della dispersione scolastica è la piaga dell’abbandono precoce dello sport. Qualsiasi tecnico sportivo sa che l’età d’oro per gli apprendimenti motori è l’adolescenza. Tra gli 11 e 15 anni si deciderà se uno sarà un campione, un atleta di medio-basso livello o semplicemente un cultore dello sport attivo per tutta la vita. Pertanto, esiste un legame indissolubile tra scuola e sport. Quante più ore riusciremo a togliere all’uso di smartphone, tablet, consolle e PC e a dedicarle alla pratica di una disciplina sportiva in orario extrascolastico, quanti più giovani riusciremo a togliere dalla strada, dalla baby gang e da tutte quelle problematiche giovanili che la crisi pandemica ha fatto esplodere. Bisogna evitare di voler trattare le naturali inquietudini adolescenziali solo dal punto di vista clinico, con sedute psicologiche e terapie neuropsichiatriche. Se queste sono giustificate nel breve termine in una fase emergenziale, devono essere a lungo termine compensate e sostituite con attività utili a formare e rafforzare il carattere di soggetti fragili, in fase di crescita e maturità, che cercano la loro identità e consapevolezza di sé».

Questa curvatura, preside, permette di avvicinare un numero sempre più crescente di giovani alla pratica sportiva e all’acquisizione di nuove gestualità tecniche e nuovi schemi motori e posturali?

«Altro fenomeno che preoccupa chi si occupa da sempre di giovani è il calo dei praticanti nei vari sport che unito alla denatalità rende il quadro alquanto preoccupante. Le scuole sono da generazioni i vivai delle società sportive. Potrei parlare del mio esempio, fu la mia insegnante di educazione fisica della Scuola Media Tuveri di Cagliari, la Professoressa Migheli, a introdurmi nelle società sportive della mia città. Ho raccolto la stessa testimonianza, parlando con Fausto Tosi, campione olimpico veronese di pesistica e nelle docenti di educazione fisica di Lugagnano. E’ importante che vengano ampliate le opportunità per gli adolescenti di entrare in contatto con nuove esperienze motorie. La curvatura sportiva consente agli alunni di conoscere e praticare, nell’arco del triennio della Secondaria di I grado, almeno una quindicina di discipline sportive. Spetterà poi al singolo studente innamorarsi di uno sport e decidere autonomamente di praticarlo nel pomeriggio. Da una visita estemporanea a un campo da gioco, a una palestra, a una piscina, potrebbe nascondersi il futuro dei nostri alunni, guidati nella scelta dall’occhio tecnico di professori e coach esterni che sanno individuare talenti e propensioni».

Signor Dirigente scolastico lei è riuscita a far sperimentare agli alunni della scuola secondaria di I grado una pluralità di esperienze senso-motorie che gli permettano di maturare competenze sociali attraverso il gioco sport e, inoltre, ciò a permesso di diffondere nei giovani valori educativi e comportamentali positivi, improntati sull’empatia e la condivisione attraverso la conoscenza degli sport paraolimpici. Tutto questo?

«Per raggiungere questo traguardo sono quattro le tipologie di sport da insegnare obbligatoriamente a scuola: sport individuali per la crescita del sé, sport di gruppo per le competenze sociali e la risoluzione dei conflitti, sport outdoor per il benessere psicofisico e l’armonia con l’ambiente, sport paraolimpici per l’inclusività. Su quest’ultimo fronte, tanto è stato fatto ma tanto c’è ancora da fare. L’idea di relegare gli sport paraolimpici alle persone con qualche disabilità è quanto più di sbagliato si possa pensare. Soprattutto per chi ha limitazioni sensoriali, sono importanti gli atleti che fanno da guida sportiva ai ciechi e ipovedenti o gli assistenti alla comunicazione per sordi e soggetti con qualche forme di ipoacusia. Ho voluto fortemente che al Collegiale della Curvatura Sportiva ci fosse il Baseball per Ciechi, e ringrazio con l’occasione la Consigliera Nazionale FIBS Barbara Menoni per aver subito aderito al progetto, in quanto desidero che gli alunni si mettano nei panni di chi non vede e vivano la stessa esperienza. Questo crea empatia, vicinanza e condivisione».

La scuola ha il merito di educare i giovani alunni alla convivenza e coesione sociale, sviluppando capacità di collaborazione e di lavoro di gruppo, imparando a superare conflitti, divisioni e diversità e inoltre di insegnare il rispetto delle regole e dei principi base della sicurezza in ambiente extrascolastico. La “Curvatura” è davvero fondamentale, quindi.

«Sì, la Curvatura sportiva, e spero in un tempo non troppo lontano di poter dire “i percorsi a indirizzo sportivo della scuola secondaria di I grado”, ha tutte queste virtù. Quindi mi aspetto che siano molti i docenti e i dirigenti che vogliano aderire alla nostra rete “Scuole per lo sport” e che vogliano partecipare al “Primo Collegiale della Curvatura Sportiva” che si terrà a Verona il 17 e 18 febbraio 2023, perché come dice il sottotitolo dell’accordo di rete: Lo sport aiuta a superare gli ostacoli della vita».

Convenzione Scuola e Società Sportive

Vedi anche

La sperimentazione dell’indirizzo sportivo nei comprensivi. Ne parliamo con la Prof.ssa Elisabeth Piras Trombi Abibatu. Con esempio di Accordo

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