Potenziamento, un diverso punto di vista. Lettera

di redazione
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I luoghi comuni si rinnovano. Spiace vedere che tra colleghi ci sia una riflessione sulle nuove regole e sulle nuove forme di incarico basata spesso su giudizi e impressioni personali.

Senza un vero approfondimento sulle caratteristiche delle nuove tipologie di impegno lavorativo.

Mi è sembrato un po’ strano leggere le considerazioni della collega di Filosofia e Storia sul “potenziamento”. Dal suo punto di vista il potenziamento è sia strumento di “punizione” sia metodo di “premio” per “alcuni fortunati” che “si possono permettere di non fare (in parte) le faticose ore frontali riciclandosi in progettini molto aleatori”.

Mi è sembrato strano perché nel corso dell’anno scolastico, avendo delle ore a disposizione per il potenziamento, mi trovo a essere “punito” soprattutto nelle prime settimane di lezione e successivamente “premiato” grazie al riciclo “in progettini molto aleatori”. Mi è sembrato strano perché ho letto la lettera della collega un lunedì mattina, mentre nel giorno libero stavo preparando i materiali per l’attivazione di corsi pomeridiani per il 2018. Strano, perché l’ho riletta il lunedì successivo, mentre organizzavo la sessione di esame dei corsi per il 2017.

Strano perché mi è venuto da pensare ai turni di sorveglianza di questi esami che cadranno di nuovo di lunedì. Senza considerare telefonate e altre attività difficilmente misurabili che, comunque, mi rendono “premiato” e ricadono nella mia attività ordinaria (insieme a quella prodotta dall’incarico su tre classi).

Si possono legittimamente proporre critiche al “potenziamento”, ma sarebbe il caso di muoversi nel rispetto del lavoro dei colleghi e sarebbe anche opportuno evitare di dar vita a luoghi comuni basati “puniti e premiati”. Sembra così rinnovarsi l’infinita e irrisolta discussione (che va avanti da decenni) sulle differenze esistenti tra le diverse cattedre di insegnamento. Una discussione interna che si indirizza unicamente su quale sia l’impegno richiesto ai docenti oltre alle 18 ore frontali di lezione.

In questi termini la discussione è molto mal posta. Forse andiamo incontro a un vero obbrobrio morale quando il corpo docente non è capace di proporre una riflessione sulla qualità dell’insegnamento e riduce il confronto a un dibattito sui rapporti interni.

Un docente di lingua e civiltà straniera – inglese (e potenziamento)

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