Potenziamento, esempio virtuoso: dove farne parte è un onore, non una iattura

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comunicato Istituto Fermi di Policoro – Il docente di potenziamento, nell’immaginario collettivo, è un insegnante che trascorre il tempo in sala docenti. A braccia conserte, “a disposizione” per eventuali supplenze. Mortificato dallo svilimento del ruolo, eppure – dopo il danno la beffa – anche invidiato: “pagato senza far nulla”.

All’Istituto Fermi di Policoro, provincia di Matera, non è così. Anzi, si dimentichi il concetto stesso di “docente del potenziamento”, perché qui lo sono praticamente tutti. L’organico dell’autonomia, cosiddetto, qui è una realtà effettiva già dall’anno scorso: Spezzoni di potenziamento sono andati anche a chi l’anno prossimo andrà in pensione.

Una distribuzione quasi equa. Quasi, appunto, perché c’è chi, come il professor Pino Suriano, sperimentatore di didattiche innovative per l’Italiano, è ben contento di poterne fare di più. Quello che altrove è una iattura, una scotto da pagare per i neoassunti, qui è diventato un onore.

“Per interpretare al meglio il potenziamento servono doti particolari: capacità organizzativa, di innovazione, ricerca e organizzazione”. Parola del Dirigente Scolastico, professoressa Giovanna Tarantino.

L’asse portante della legge 107 (cosiddetta “Buona Scuola”) sembra avere qui una delle sue forme più compiute. Decine di progetti, scuola aperta di pomeriggio praticamente sempre. “I percorsi, però, sono ben distribuiti tra gli studenti delle diverse classi – spiega il Dirigente – i ragazzi devono avere anche il tempo per studiare”.

Cosa si fa di bello? Il professor Suriano esalta con un certo orgoglio le micro-conferenze degli studenti, da lui promosse sin dall’anno scorso. “Sono i ragazzi a esibirsi in questa forma espressiva particolare e brillante. Nulla di definito, uno stile di comunicazione che attinge a più modelli in base al tema trattato: la narrazione di Federico Buffa, l’approccio al testo di Roberto Benigni, il monologo di Roberto Saviano, i tempi brevi e lo slancio all’innovazione del Ted”.

Lo studente sceglie un argomento, ci lavora a lungo, lo approfondisce e ne diventa padrone, scrive il discorso: correzioni, tagli, condivisione, le prove. Alla fine lo show.

Rispetto al Ted c’è una differenza: non si comunica un’idea, ma un contenuto di apprendimento. “Però partendo dalle passioni” spiega Suriano. L’anno scorso un ragazzo ha parlato delle esultanze nel gioco del calcio, come espressione plastica delle gioia; un altro ha fatto uno speech su “Eroi e Gregari” in letteratura, passando per Omero, Dante, Tolkien e Lucio Dalla (“Itaca”), un altro ancora ha raccontato magnificamente la parabola politica di Barack Obama fino all’arrivo del “primo uomo nero in Casa Bianca”.

Quest’anno il progetto si arricchisce di una nuova idea che coinvolgerà i ragazzi stranieri: raccontare un personaggio della propria cultura, della propria storia, affinché anche loro possano dare un contributo di integrazione, senza esserne oggetto passivo. Uno degli speech, quello di Radu Valentin Ghiurcanas, è in finale al Ted X Youth di Bologna per il prossimo 17 febbraio.

Poi c’è il debate, il dibattito all’inglese in cui due squadre si affrontano. Non è una novità in sé, ma quest’anno è riproposto anche in lingua straniera, collegato al progetto Erasmus +. Qui, poi, la novità è nella complessità delle sfide. Tra i topics, l’anno scorso, il dibattito sul valore legale del titolo di studi, non propriamente una passeggiata.

Il Debate, inoltre, qui non è solo sfida e show, ma modello di apprendimento curriculare. “Acqua pubblica o privata?” è stato il topic proposto in Geostoria. Tutti hanno studiato e le cose sono rimaste impresse.

Il professor Suriano ha poi ideato un percorso di Etimo Greco e Latino del lessico scientifico. Si è in un Liceo Scientifico? Il greco non si studia ma le parole della scienza derivano da lì? Il docente, laureato in Lettere Classiche, propone alle quinte un percorso di didattica breve (6/8 ore di didattica intensiva) in cui mostra i significati di radici, prefissi e suffissi greci e latini. I ragazzi scoprono che angusto e angoscia hanno la stessa radice, per l’idea di soffocamento che esprimono; che “fan”, “fanatico” e “profano”, sono legate dal latino “fanum”, l’idea del sacro.

La rivoluzione di quest’anno, però, è quella delle classi prime, alle quali sono stati proposti tre percorsi per rispondere alle esigenze del mondo di oggi. Cosa serve nel mondo? L’inglese? E c’è un’ora di conversazione in inglese con il professor Pino Sozio. “Non studio, conversazione” specifica il Dirigente. “Non carichiamo di ulteriori compiti, ma è un’ora di dialogo”.

Cos’altro serve? Le competenze informatiche, ovviamente. E allora c’è un’ora di educazione alle risorse digitali per la didattica. A proporla è l’animatrice digitale Magda Minervini, formatrice Apple, unica in Basilicata. Per completare l’offerta anche un’ora di Arti Visive.

E le sostituzioni? Si fanno anche quelle, ma con un senso. Ciascun docente è stato chiamato a proporre micromoduli coerenti con le discipline di abilitazione e con le competenze dei docenti.

L’esempio: un Maestro di musica, Gaetano Alicata, è al Fermi come docente di sostegno e qui, tra le altre cose, ha creato un’Orchestra che si esibisce almeno tre volte all’anno e ha registrato alla Siae un inno della scuola (e non siamo in un Musicale). Quando entra in classe per le sostituzioni non esiste la scena dei ragazzi che studiano la lezione dell’ora successiva: con lui si fa guida all’ascolto, da Chopin a Mozart.

Così per le insegnanti di Diritto (nei licei teoricamente non dovrebbero esserci), eppure quando entrano, c’è sempre qualcosa di nuovo. Per Cittadinanza e Costituzione, un tempo bistrattata, si propongo progetti interessanti come quelli della professoressa Falbo. I ragazzi provano a studiare come si scrive una legge, come si prepara un’interrogazione parlamentare e molto altro.

Cosa c’è di diverso dalle altre scuole? Il Dirigente, la professoressa Giovanna Tarantino, letteralmente viviseziona i curricula dei suoi docenti tra il mese di agosto e gli inizi di settembre. Poi riflette e passa alle ipotesi: “Potrebbe farmi questo o quello?”, sempre con un occhio alle competenze dei docenti e ai bisogni formativi dei ragazzi.

C’è dell’altro: tutte le attività hanno un riconoscimento. Sulla circolare che ha comunicato le proposte potenziamento (un elenco di quattro pagine) era scritto chiaro e tondo: “per gli studenti del triennio le attività di potenziamento concorrono all’acquisizione dei crediti, per il biennio al voto di condotta”. E i docenti sono pregati di tenerne conto.

Per i docenti di Storia dell’Arte? C’è il “Fermi Bello”, un progetto di abbellimento estetico dell’Istituto: i ragazzi progettano e creano non per esercizio, ma con lo scopo di cambiare il volto alla scuola, che si è letteralmente rinnovata. E un prof di inglese si è anche inventato una sorta di salotto di conservazione in lingua inglese con i colleghi.

C’è poi la Matematica, il cui Dipartimento, guidato dalla professoressa Maria Donadio, ha avviato una proposta integrata di attività: potenziamento per le eccellenze e partecipazioni ai concorsi (l’anno scorso una prima vincitrice a Matematica Senza Frontiere), così come per la Filosofia. Le scienze? Un percorso per l’apprendimento delle Scienze con curvatura biomedica: si guarda al futuro.

Qui la 107 qui ha preso le ali, o semplicemente è diventata ciò che ovunque poteva e doveva essere: un’occasione.

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