Anche il PD presenta una proposta di legge per assunzioni diplomati magistrale

di Elisabetta Tonni
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Anche Simona Malpezzi, vicepresidente del gruppo Pd al Senato, è intervenuta sulla questione dei diplomati magistrale.

Ha scritto sul suo profilo Facebook di avere una proposta e ha messo in dubbio che altri partiti possano averne.

Ieri (e nei giorni precedenti), a ridosso del termine della settimana di sciopero della fame con tanto del sit-in davanti al Miur di quei maestri che rischiano di restare fuori dalle Gae e quindi di veder allontanare il traguardo del ruolo a tempo indeterminato, è stato un fiorir di interventi politici sulla questione.

Il sostegno è stato espresso anche da Lucio Malan, Forza Italia, che ha presentato un Disegno di Legge per risolvere la questione e da Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

Infatti la stessa Malpezzi, inizia il suo pensiero proprio così: “Da alcuni giorni le forze politiche parlano, spesso senza cognizione di causa, della annosa vicenda che riguarda i diplomati magistrali. Tutti chiedono un intervento al governo senza, tuttavia, proporre alcuna soluzione e trascurando di conoscere i dettagli di una situazione delicata che non coinvolge solo i diplomati magistrali ma anche gli iscritti alle GAE e i laureati in scienze della formazione primaria”.

La Senatrice rivendica di aver depositato anche lei, nei giorni scorsi, un testo in Parlamento, una Proposta di Legge, su questo tema.

“Parliamo di un mondo complesso e stratificato – è ancora Malpezzi a parlare – che aspetta risposte efficaci e di buon senso. Mentre gli altri cercano di fare facile consenso su una questione che incide sulla vita di molte famiglie – spiega – noi facciamo delle proposte: nei giorni scorsi, infatti, ho depositato al Senato una proposta di legge recante misure per il potenziamento del tempo scuola e per la definizione di una fase transitoria per le immissioni in ruolo che regoli in modo ordinato e, soprattutto, giusto le prossime fasi del reclutamento, garantendo il più possibile la continuità didattica. Una fase transitoria che tenga conto delle esigenze e legittime aspettative di TUTTI gli insegnanti coinvolti in una vicenda che non è dipesa in alcun modo da scelte del Partito Democratico ma da una sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato. A nostro avviso – conclude- occorrerebbero meno superficialità e meno demagogia. Per questo sfidiamo le altre forze politiche a dire cosa intendono fare concretamente per risolvere la questione, partendo dalla nostra proposta. Con i proclami non si risolvono i problemi. Noi siamo abituati a rispondere con i fatti”.

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