Porto mia figlia a scuola ma lo sento un luogo insicuro. Lettera

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Lucia Lorenzon – Cara Redazione, Portare i propri figli a scuola, dovrebbe sempre significare affidarli ad un luogo sicuro. Io ogni mattina porto mia figlia  in un luogo insicuro, la porto io, contro ogni istinto, contro ogni mia idea di ciò che significa essere madre.

Per la scuola non è stato fatto nulla di sensato. Siamo sommersi di circolari, di regole che cambiano continuamente, e ogni cambiamento, passato come semplificazione, é solo una maglia più aperta, nella già sottile e bucata rete di protezione, perché non sanno più cosa fare. Perché non hanno voluto fare niente.

Perchè la scuola è sempre stata considerata poco o niente.

Niente classi con meno studenti, o più ampie, niente trasporti aggiuntivi, niente sistemi di areazione. Due anni di chiacchiere dove se qualcosa sta in piedi lo si deve ai tanto bistrattati insegnanti, ai dirigenti, a qualche lodevole iniziativa comunale che ha offerto altri spazi o aiutato ad ingrandire aule anche abbattendo muri, aumentando i pullman scolastici. Rari casi.

Non è che dire “la scuola è aperta” sistemi qualcosa. Sí le porte sono aperte. I parcheggi mezzi vuoti perché sono falcidiati dal covid anche i docenti.

Al ministero dalla Azzolina a Bianchi si é passati dalla padella nella brace.

Provo desolazione, disgusto, ansia, giorno dopo giorno, e notti dove il sonno oramai quasi non esiste più.

Non ne posso più.

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