Politiche 2018, Rapisarda: Partiti diano spazio anche a candidati disabili

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A legislatura ufficialmente sciolta, è ormai tempo di bilanci. Al riguardo, Orizzonte scuola ha sentito il Direttore scientifico dell’I.Ri.Fo.R. Gianluca Rapisarda per avere un suo parere sui provvedimenti legislativi specifici adottati negli ultimi cinque anni in tema di disabilità.

Pensa che gli sforzi fatti dal nostro “vecchio” Parlamento e dagli ultimi 3 Governi a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie siano stati adeguati?
“A mio avviso, la delega sull’inclusione della Buona Scuola, la legge sull’autismo, il Dopo di noi, la Riforma del Terzo settore, la legge delega sulla povertà, il Reddito d’Inclusione, ed i fondi sulla non autosufficienza e per i caregiver familiari hanno rappresentato certamente, nell’ultimo quinquennio, importanti tentativi della nostra classe politica di dare risposte ai quattro milioni di disabili italiani.”

Ma allora, per quale motivo lei ha definito tali atti legislativi piuttosto “tiepidi”?
“Perché trattasi di leggi sulla disabilità senz’altro coraggiose, ma le cui risorse ed i cui stanziamenti si sono spesso rivelati assolutamente insufficienti a tutelare realmente giorno dopo giorno i diritti fondamentali delle persone con disabilità.
Aver saputo poi, come confermato dall’Eurostat il mese scorso, che siamo il Paese europeo con più poveri non ci fa stare certo sereni (gli italiani che vivono questa condizione sono ormai più di dieci milioni). Sono questi cittadini che non possono avere accesso a beni e servizi essenziali, e tra questi, va ricordato, ci sono anche numerose persone con disabilità e bambini con disabilità, “i più vulnerabili tra i vulnerabili.”

Di fronte a questa drammatica situazione ed alla crescente disoccupazione delle persone con disabilità nel nostro Paese (uno su due non lavora), come giudica l’operato della classe dirigente italiana negli ultimi cinque anni?
“Ritengo che i nostri decisori politici, nell’ultimo quinquennio, siano stati davvero poco “incisivi” nei confronti dei disabili, varando di sovente provvedimenti non opportunamente finanziati e, dunque, nulli nei fatti.
In proposito, basterà rammentare che, ad esempio, secondo recenti stime, ilReddito d’Inclusione riguarderà solo 1,8 milioni di persone, per non parlare dei modesti finanziamenti stanziati per il Dopo di noi, delle deboli e talvolta contraddittorie scelte parlamentari sul fondo per la non autosufficienza, con risorse spesso tagliate e poi riconcesse in modo insoddisfacente ed infine, con i soli 20 milioni di Euro (su un budget complessivo di 20 miliardi)destinati ai caregiver dall’ultima legge di stabilità.”

Cosa si augura, dunque, per le persone con disabilità dalle politiche del prossimo 4 marzo?
“Per la prossima legislatura, auspico inevitabilmente un significativo “ccambio di passo”, con un Parlamento che prometta meno e faccia più e vera inclusione, avvicinando molto di più il mondo della scuola e del lavoro alle persone con disabilità perché, come diceva Nelson Mandela, “L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti per cambiare il mondo.”

Cosa significa quando lei parla di dare maggiore “spazio” in politica alle persone con disabilità?
“Significa che, a mio parere, un Paese civile è soltanto quello che riesce a rendere i cittadini più deboli “protagonisti” della collettività e, perché no, anche della stessa vita politica, candidando magari sin dalle prossime elezioni tra i vari partiti cittadini disabili, come sancito dall’art 29 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Solo così facendo, riusciremo, anche in Italia, a far veramente “mainstreaming”, rendendo finalmente la disabilità “trasversale” a tutte le politiche pubbliche ed a trasformare il leitmotiv del “nulla su di noi senza di noi” della Convenzione ONU sui diritti dei disabili da mero slogan a prassi operativa.”

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