Politica fuori dalla comunità educante? Lettera

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Inviato da Maddalena Albano – Questo mio breve intervento nasce da uno spunto giornalistico tratto da una recensione di un libro di Jessica Chia sul Corriere della sera del 15 marzo scorso, “…è impossibile liberarsi dell’impronta che lasciano i genitori: la si può (anche) combattere tutta la vita, ma quell’eredità caratteriale ed emotiva resta il nostro segno di partenza… “

Questo importante e bel concetto lo estenderei però anche alla scuola e alla comunità di appartenenza, quella comunità educante che lascia segni importanti attraverso l’apprendimento formale, non formale e informale di cui parla la normativa dello stato italiano (D.lgs n. 13/2013). I nostri ragazzi si educano e apprendono a partire dalla famiglia, ma anche attraverso le lunghe ore passate sui banchi, le lunghe ore passate nella rete (contro cui noi adulti non raramente ci ergiamo a censori ipotizzando la diseducazione dei social e dei siti del web), attraverso il tempo impiegato nelle loro molteplici attività sportive, ricreative e sociali.

La questione che pongo è se da questa funzione così importante sia esonerata, per particolare privilegio, la politica e la “piazza” dove spesso i politici instaurano dialoghi aperti con gli astanti, tra cui ci sono anche i nostri ragazzi in formazione, nei quali, per questioni di esperienza, studio e non solo per anagrafe, lo spirito critico è in sviluppo e la disponibilità a seguire modelli è più forte che negli adulti.

In qualità di docente ligia alle normative, che pur facendo passare ore di studio sui testi di Dante o di Tasso ai miei alunni, è convinta che i ragazzi debbano vivere e imparare dal mondo, resto perplessa dinanzi alla scena di comizi di politici in vista dello stato italiano, con cariche di rilievo come il Ministero degli interni, che interloquiscono con gli ascoltatori a colpi di “rottura di …” e il messaggio più forte dato alla piazza è quello, emotivamente toccante, di essere cresciuto a tuorli sbattuti dalla nonna per diventare grande e forte. Lo stesso Ministro inoltre, pur ricordando a tutti col tono quasi minaccioso di un sottinteso “vedrete vi metteremo a posto”, che da settembre a scuola sarà obbligatoria l’Educazione civica, rivolgendosi ad un gruppo di studenti che esprimono il loro dissenso, li chiama “sfigati” e li invita a “togliersi dai…”.

La domanda dinanzi ai fatti è se le regole del senso civico debbano albergare solo nella scuola o invece nella comunità educante tutta, anche in quella piazza frequentata dai politici, dalla quale i nostri ragazzi avrebbero dovuto portare a casa un messaggio, un concetto, un’impronta che fosse il loro segno di partenza e da cui sono tornati a casa solo con un “toglietevi dai…”

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