La politica fa cassa sui disabili

Di Lalla
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S.F.I.D.A. – L’Italia “… è un Paese che ha 2,7 milioni di invalidi pone la questione se un Paese così può essere ancora competitivo.” Queste parole pronunciate nel 2010, dal ministro dell’economia sono state nefaste in qualsivoglia settore riguardante le politiche sociali.

S.F.I.D.A. – L’Italia “… è un Paese che ha 2,7 milioni di invalidi pone la questione se un Paese così può essere ancora competitivo.” Queste parole pronunciate nel 2010, dal ministro dell’economia sono state nefaste in qualsivoglia settore riguardante le politiche sociali.

La scure della politica si è abbattuta con inaudita ferocia sui diritti delle persone con disabilità fino a giungere allo sterminio dei diritti e ad una vera macelleria sociale che si è tradotta nel taglio del fondo delle politiche sociali che:

· nel 2008 era di 930 milioni di euro;

· nel 2013 è di 345

· nel 2014 è pari a 0 euro.

Di fronte ad uno scempio di tale portata non si può restare indifferenti!

Il Movimento Disabili Rinnovamento democratico e S.F.I.D.A (Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità), prendendo atto che sono state distrutte certezze e conquiste, respingono in maniera categorica questa politica sociale che ha scelto di abbandonare la materia dei diritti dei disabili aggiungendo negazioni e difficoltà a quelle già provocate dalla crisi economica.

Sta per essere attuato un ISEE che:

a.. diventa regolatore di bisogni e diritti inalienabili alle persone con disabilità e alle loro famiglie;
b.. entra in vigore ancor prima che vengano stabiliti i LEA;
c.. reca con sé il rischio che diritti oggettivi abbiano ricadute diverse a livello territoriale creando diseguaglianze tali da tradursi in vere e proprie discriminazioni;
d.. non garantisce a tutti i disabili gravi ausili, prestazioni e servizi indispensabili per la loro inclusione sociale, per l’inserimento nel mondo del lavoro, per realizzare un progetto di vita indipendente richiedendo una pesante compartecipazione alle spese fissando limiti di reddito molto bassi per accedervi.

In virtù di quanto su esposto, le scriventi organizzazioni ritengono indispensabile che:

1.. L’ISEE non sia regolatore delle risposte ai bisogni e ai diritti delle persone con disabilità in quanto diritti e bisogni essenziali devono essere garantiti a prescindere dalle condizioni economiche di chi ne fa richiesta. La compartecipazione alla spesa sociale va richiesta a persone in condizioni economiche privilegiate al di sopra del ceto medio;
2.. Il Governo favorisca con ogni mezzo l’inserimento al lavoro delle persone con disabilità sensoriale, fisica e psichica colmando il grave gap con il dato europeo, poiché il lavoro per la persona disabile è fondamentale e si traduce in autonomia, inclusione sociale, vita indipendente;
3.. L’indennità di accompagnamento di tutti i disabili sia equiparata a quella dei ciechi civili e sia concessa al solo titolo della minorazione grave, per la perdurante incapacità dello Stato di rispondere in modo adeguato ai molteplici e indeterminabili bisogni che la disabilità grave comporta; l’indennità di accompagnamento, la pensione di invalidità e ogni altra provvidenza concessa al titolo della disabilità grave non devono concorrere a formare reddito;
4.. Sia garantito diritto pieno ed incondizionato allo studio degli alunni con disabilità e l’assistenza scolastica;
5.. Le risorse per le politiche sociali e per la disabilità trasferite a Regioni e Comuni siano vincolate e non possano essere impiegate in altri settori;
6.. Si vigili affinché i Comuni e le Regioni impieghino le risorse per la disabilità e le politiche sociali in modo vincolato e fatto divieto di impiegarle in altri settori;
7.. Siano riconosciuti, incoraggiati il caregiver familiare, l’assistenza indiretta e la scelta da parte della persona disabile di operatori, di badanti, di assistenti e di altre figure anche da reperire nel nucleo familiare stesso;
8.. Siano attuate agevolazioni per incoraggiare la permanenza della persona con disabilità nel nucleo familiare attraverso riduzioni della tassazione sui rifiuti, sull’IMU e altra tassazione relativa alla casa del domicilio;
9.. Venga riscritto il nomenclatore per le protesi e gli ausili per l’autonomia, lo studio, il lavoro, la vita indipendente e la mobilità;
10.. Venga ripristinata la materia dei permessi stabiliti dalla legge n.104/92;

11.. Ai fini dell’ottenimento di provvidenze sociali e prestazioni sia tenuto conto esclusivamente del reddito della persona disabile.

Il Movimento Disabili Rinnovamento Democratico e il Sindacato S.F.I.D.A., chiedono altresì che sia assicurata la loro partecipazione ai tavoli istituzionali intorno alle questioni riguardanti la disabilità e le prestazioni sociosanitarie, ogni qualvolta è prevista la partecipazione delle parti sociali.

Le due organizzazioni invitano le persone disabili, le loro famiglie, le associazioni, le organizzazioni e i movimenti a condividere e sostenere gli obiettivi sopra esposti al fine di ottenere una vera inversione di tendenza da parte del Governo in materia di welfare e di politiche sociali e consentire a quanti vivono la disabilità il ripristino di tutti quei diritti che in qualunque società democratica e civile sono considerati inalienabili, perché in nessun tessuto sociale, neanche nei periodi di peggiore crisi, la riduzione della spesa pubblica può e deve tradursi in emarginazione sociale.

Le persone con disabilità non possono essere annientate dalle esigenze dei mercati e della finanza. I diritti umani delle persone fragili, devono essere garantiti prima di tutto e sopra tutto, al di sopra e al di fuori di condizioni economiche che non siano classificabili come privilegiate.

Il Coordinatore Nazionale Movimento Disabili R.D.
Michele LASTILLA

Il Segretario Nazionale S.F.I.D.A.
Dino DI TULLIO

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