Poesie a memoria per ricercare la propria identità di cittadini italiani. Lettera

di redazione
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inviato da Mario Bocola – Perché a scuola non si imparano più le poesie a memoria? Perché non si abituano più gli studenti ad esercitare la memoria attraverso la poesia.

Il valore della poesia e l’uso della memoria ha un legame inscindibile. Un popolo senza memoria è un popolo destinato a restare “piccolo”. Nella scuola di ieri agli studenti i maestri e i professori facevano imparare le poesie dei grandi della Letteratura italiana per esercitare la memoria.

Oggi, invece, abbiamo studenti senza “memoria”, o meglio con una memoria “corta” oppure “usa e getta”.

Far imparare a memoria i grandi capolavori poetici che hanno formato generazioni di studenti, apriva la mente e lo spirito li faceva sentire liberi, carichi di emozioni interiori, arricchiti nei valori e nei sentimenti, perché i grandi Poeti della Letteratura Italiana (Dante, Petrarca, Boccaccio, Leopardi, Manzoni, Montale, Quasimodo) ispiravano pulsioni profonde dell’animo.

Senza la poesia dei campioni della letteratura italiana, il mondo delle emozioni appare più vuoto, più incerto, più arido. Insomma tornare a far imparare a memoria vuol dire abituare gli studenti ad esercitare la memoria, a ricercare la propria identità di cittadini italiani attraverso la riscoperta dei celebri poeti della nostra letteratura e a tramandare la sapienza e la conoscenza.

Un popolo senza poesia è un popolo senz’anima destinato a crescere solo nella barbarie, quella stessa barbarie culturale in cui siamo immersi.

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