PNRR, domani i ministri Bianchi, Bonetti, Carfagna e Gelmini presentano le misure sulla Scuola: tra le richieste dell’Anief c’è il doppio canale di reclutamento per cancellare la supplentite

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Per il futuro della scuola italiana domani c’è un importante appuntamento: il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, martedì 30 novembre, presenterà alla stampa le prime misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) relative al settore Istruzione.

Insieme alla ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, alla Ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, e alla Ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini, la conferenza stampa, riferisce il ministero dell’Istruzione, si terrà nella Sala “Aldo Moro” del Ministero dell’Istruzione a partire dalle ore 12.00. Fra i temi che verranno affrontato c’è sicuramente il nuovo reclutamento degli insegnanti, a cui va ricollegato obbligatoriamente il problema irrisolto della supplentite cronica. Nell’ambito del suo intervento a Job&Orienta, nei giorni scorsi li stesso Patrizio Bianchi aveva del resto citato il reclutamento fra le riforme da attuare entro fine anno.

 

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “i precari devono stabilizzati con il ripristino del doppio canale di reclutamento, attraverso l’utilizzo delle GPS di prima e seconda fascia e senza i vincoli che nell’ultimo biennio ne hanno ridotto ai minimi termini la portata e quindi la possibilità di immissione in ruolo di tantissimi candidati con titoli e servizi già adeguati. La proposta #Anief è questa e chiediamo ai ministeri interessati di prenderla seriamente in considerazione, perché tutte le altre hanno sinora decretato il fallimento delle politiche assunzionali in Italia, che non hanno tenuto conto nemmeno della decisione Comitato europeo dei diritti sociali che ha accolto il ricorso n. 146/2017 e della procedura d’infrazione 4231/2014 ancora attiva per il mancato assorbimento in ruolo del personale precario con più di 36 mesi di servizio. È una questione – conclude Pacifico – che va risolta, assieme a quella delle classi pollaio, degli organici e delle sedi scolastiche insufficienti, del tempo scuola, dei posti di presidenza e Dsga da aggiungere”.

 

 

COME SI DIVENTERÀ INSEGNANTI NEI PROSSIMI ANNI

Sul nuovo reclutamento già si conosce il piano di massima, scrive oggi Orizzonte Scuola: per diventare insegnante nei prossimi anni bisognerà abilitarsi, ovvero si dovranno acquisire 60 crediti universitari nel settore pedagogico. Di questi però, 24 dovranno essere ottenuti tramite tirocinio, per dare un “primo assaggio” pratico alla professione docente. Chi avrà ottenuto l’abilitazione con i 60 crediti potrà accedere ad un concorso che sarà semplificato, anche nell’ottica della riforma dei concorsi pubblici voluti dal ministro della PA Renato Brunetta. Chi supera il concorso passerà all’anno di formazione e prova, che prevede una valutazione finale. Se questa risulterà positiva, allora si avrà la conferma dell’assunzione a tempo indeterminato.

 

I PRECARI DA ASSUMERE

Quella che al momento resta nascosta, scrive ancora la stampa specializzata, “è una soluzione per il precariato”, perché “la famosa fase transitoria per i precari, che dovrebbe prevedere un’assunzione per titoli e servizio dei docenti con almeno tre anni di esperienza, al momento non trova riscontro ufficiale ma il Governo non potrà ignorare il tema, considerando i numeri sempre esagerati di supplenti che ogni anno portano avanti la scuola”, quest’anno tra le 150mila e le 200mila cattedre annuali considerando anche i posti in deroga aggiuntivi di sostegno.

Inoltre, ci sono diverse migliaia di “insegnanti che ogni anno lavorano con contratto a tempo determinato e che non hanno avuto la possibilità di acquisire l’abilitazione a causa dell’assenza di percorsi abilitanti ad hoc. Motivo per cui questi docenti hanno avuto precluse molte possibilità di stabilizzazione. Ultima in ordine temporale l’assunzione straordinaria della scorsa estate, che vedeva l’immissione in ruolo dei docenti da Gps di prima fascia, ovvero gli abilitati. Immissioni in ruolo che non hanno raggiunto numeri elevati, almeno su posto comune, proprio per lo scarso numero di docenti abilitati nelle graduatorie”.

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