Più ore di sostegno, meno continuità didattica: Anief, un paradosso tutto italiano

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Sostegno

Anief – Succede anche questo nel Bel Paese: aumentano le ore di sostegno assegnate agli alunni disabili grazie ai ricorsi delle famiglia in tribunale, ma sempre più alunni cambiano insegnante, secondo l’ultimo report “Inclusione scolastica degli alunni con disabilità”, dell’Istat.

Negli ultimi cinque anni le ore di sostegno settimanali sono aumentate del 18%, fino a una media di 14 ore a settimana, nonostante un posto su tre chiesto dai presidi in base al PEI sia rifiutato dall’USR.

Nonostante questo, i bisogni degli alunni non sembrano soddisfatti: per questo quasi il 6% delle famiglie ha presentato ricorso al Tar, al Sud dove i tagli sono maggiori il 10%. Molti ricorsi sono stati promossi dai legali di Anief con l’iniziativa #nonunoradimeno. L’ultima legge di bilancio ha dovuto prevedere un fondo ad hoc per risarcirle e trasformare almeno mille cattedre in organico di diritto per eseguire le sentenze dei giudici. “Una delle criticità – rileva l’Istat – è la “discontinuità” nel rapporto con l’alunno a causa dei numerosi cambi d’insegnante. E ciò impedisce di instaurare un rapporto di fiducia con il bambino”.

Ma di chi è la colpa? Risponde Marcello Pacifico, presidente Anief: “del balletto delle supplenze, di uno scandalo tutto italiano che permette di tenere in vita cento mila cattedre su 180 mila necessarie ogni anno: quei posti in deroga, assegnati in base a parametri di una legge ormai datata (128/13) non sono utili per le assunzioni, coperti ogni anno in supplenza annuale fino al 30 giugno, quasi un posto più tre. Lo Stato così ci risparmia le mensilità estive e non mette nel bilancio ordinario sottoposto ai vincoli europei quasi 3 miliardi. La conseguenza, però, è la palese violazione del diritto all’istruzione e delle norme comunitarie sui contratti a termine, oggetto di un altro contenzioso al giudice del lavoro che costa milioni di euro di risarcimenti. La soluzione ci sarebbe: trasformano questi posti, in organico di diritto, avviare regolari corsi di specializzazione in base alle effettive esigenze e uno straordinario aperto ai docenti con 24 mesi di servizio, aprire il reclutamento già il prossimo anno scolastico con la “Call veloce” anche alle graduatorie di istituto. Così garantire allora la continuità didattica”.

IL RAPPORTO ISTAT

Secondo l’Istat, i bisogni degli alunni non sembrano soddisfatti dall’offerta di sostegno: quasi il 6% delle famiglie ha presentato ricorso al TAR, ritenendo l’assegnazione delle ore non idonea. Dal report “Inclusione scolastica degli alunni con disabilità”, risulta che nel Mezzogiorno i ricorsi raggiungono una quota doppia rispetto al valore nazionale (10,2%) mentre nel Nord scende a 2,7%. Un’ulteriore criticità riguarda la discontinuità nel rapporto tra docente per il sostegno e alunno, a causa dei numerosi cambi d’insegnante che avvengono non solo nel corso dell’anno, ma durante l’intero ciclo scolastico. Ciò impedisce agli insegnanti di instaurare un rapporto di fiducia con l’alunno e di svolgere la propria attività nell’ambito di un progetto educativo più ampio finalizzato all’inclusione e alla valorizzazione delle attitudini, secondo una logica di sviluppo progressivo.

Per l’a.s. 2018/2019 – continua l’Istituto nazionale di Statistica – la quota di alunni del primo ciclo che ha cambiato insegnante per il sostegno rispetto all’anno precedente risulta piuttosto elevata, il 57,6%. Il fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord (61%), mentre si riduce nel Mezzogiorno (52,6%). Una quota non trascurabile di alunni, il 10%, ha cambiato insegnante per il sostegno nel corso dell’anno scolastico. Questa situazione si verifica più spesso nelle scuole primarie del Nord, dove la percentuale sale al 12%.

LA POSIZIONE DI ANIEF

Anief ricorda che un fenomeno come quello degli alunni con sostegno, raddoppiato per dimensioni in meno di un decennio e in ulteriore aumento, con gli alunni con handicap certificato che si incrementano al ritmo di 10 mila l’anno, necessita di essere affrontato con la massima serietà. Invece, si cerca di fronteggiare il fenomeno, con l’80 per cento dei docenti di sostegno precari che insegna senza specializzazione, portando in classe 60 mila supplenti, anche nel secondo quadrimestre, spesso senza specializzazione in didattica speciale. Far partire i corsi di specializzazione, sicuramente non bissando gli errori dell’ex ministro Marco Bussetti, come già chiesto a chiare lettere nei giorni scorsi dal sindacato Anief, diventa quindi la prima tappa.

La seconda tappa è quella di far partecipare tutti i docenti con 24 mesi di servizio su posto di sostegno per selezionarli in uscita e non in entrata, come sarebbe opportuno estendere a loro la procedura riservata con conferma nei ruoli dopo il conseguimento dell’abitazione. Come bisogna farla finita di porsi in contrasto con le famiglie che chiedono alle scuole di avere l’attribuzione delle ore in base al Pei: attribuzione che viene sistematicamente negata per il 50% dei casi, sia laddove i posti in deroga per diversi anni vengono attribuiti alle scuole per diversi anni, quindi non per esigenze straordinarie, e non vengono conteggiate nell’organico di diritto. Su questo punto, la sentenza n. 25101 della Corte di Cassazione ha detto che non è possibile apportare modifiche di orario settimanale quando è stato stabilito: Anief, pertanto, continua ad impegnarsi con l’iniziativa gratuita ‘Sostegno, non un’ora in meno!’, proprio per far rispettare le ore di sostegno indicate nella diagnosi funzionali dopo l’esame di ogni caso.

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