Pittoni (Lega): troppi compiti alla primaria, interverremo anche su questo. Soluzione per precari e DSGA

“Gli insegnanti, specie alla scuola primaria, caricano gli studenti di compiti in maniera indescrivibile, prima o poi interverrò anche su questo tema”.

E’ un Mario Pittoni a tutto campo, anche come papà di un bambino di quinta primaria, quello che abbiamo visto intervenire ieri sera a Vignola, in provincia di Modena, nella bella sala consiliare della città della ciliegia, per discutere di scuola e di insegnanti precari, di dirigenti scolastici e di reggenze, di diplomati magistrale e di facenti funzione Dsga.

Al piano superiore superiore, intanto, si tiene una riunione importante tra imprenditori, grandi banche locali, associazione di categoria e l’amministrazione comunale, su un tema fondamentale per la zona: la ciliegia, simbolo di Vignola nel mondo. E’ l’Emilia Romagna che fa sistema, da sempre, e che per questo si piazza sempre ai primi posti su quasi tutto ciò che fa di questa regione la locomotiva d’Italia: la ciliegia, sempre lei, l’agroalimentare con i suoi tortellini, le lasagne, il parmigiano, l’aceto balsamico, il lambrusco sempre più al top, le piastrelle, la maglieria, il biomedicale, la meccanica, le auto, la scuola. Già la scuola, anche quella. La scuola che funziona, in una regione che ha avuto anni orsono la prima legge regionale sul diritto allo studio, la n. 12 del 30 gennaio 2003, intitolata “Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per ognuno e per tutto l’arco della vita, attraverso il rafforzamento dell’istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione tra di loro”.

Occorre fare di più, sia a livello nazionale sia a livello locale. La scuola si può e si deve migliorare anche qui, prosegue il presidente leghista della Commissione Cultura e Istruzione alla Camera. Che dice di avere lavorato in silenzio per più di un anno e mezzo, quando fu eletto la prima volta in Parlamento, per comprendere bene il funzionamento dei vari apparati del Miur, prima di rendere pubbliche le sue prime dichiarazioni, negli anni scorsi. Celebri le sue prese di posizione sul precariato, un tema che non ha mai più abbandonato. Attaccato e amato dai precari della scuola, a seconda degli interessi personali in gioco, Pittoni è tuttora tirato dalla giacchetta da centinaia di migliaia di insegnanti che aspirano alla stabilizzazione o almeno alla semplice abilitazione.

Precari che “fino a prima della Buona Scuola”, ricorda l’ex giornalista prestato alla politica, “erano giovani, ma ora non lo sono più, si sono sposati, hanno figli, rischiamo ora di rovinare la loro esistenza, di spaccare le famiglie. Si parla tanto di famiglia e di tutela della famiglia, ma poi ci ritroviamo in questa situazione non più tollerabile”. E siamo solo a gennaio.

Ma che cosa succederà quando sarà settembre? “A settembre prossimo – insiste Pittoni, rivolgendosi ai presenti – ci sarà un record assoluto di precariato, con ben 250.000 precari. Del resto, se immetti in ruolo solo 48.000 precari, che è una cifra ridicola, i risultati sono questi”. Se invece stabilizzi 200.000 persone, è il ragionamento di Pittoni, che però dovrebbe ricordare che è già stato al governo, “queste persone potranno contare su un minimo di sicurezza, faranno più bambini, spenderanno e investiranno di più. Il nostro obiettivo principale è garantire un minimo di sicurezza a tante persone. Oggi non è così. Il decreto salva precari non è in realtà un salva precari, anzi. È nato con il timore dello sciopero. Quando hai la responsabilità di bambini da crescere vivi da incubo. Il decreto dà garanzie a un numero limitatissimo di precari e restare fuori a 55 anni significa vivere un incubo. Creeremo nuovi esodati. Con l’accordo di aprile, almeno, si apriva ai concorsi riservati e ai Pas. Quando si raggiunge un limite di esperienza occorre poter disporre di un percorso selettivo e non è vero che quel percorso non fosse selettivo, come ci si accusa. Era invece selettivo, visto che è stato bocciato un terzo dei candidati. Non siamo riusciti a far passare un secondo ciclo e, peraltro, nel decreto dignità c’era un impegno per trovare una soluzione”. E per i diplomati magistrale? “Per i diplomati magistrale bastava scrivere una riga che dicesse che chi già insegnava poteva continuare a farlo”.

E a chi gli ricorda che, come detto, non dovrebbe dimenticare che lui e la Lega erano al governo solo pochi mesi orsono, Pittoni risponde che “il numero delle loro manine era il doppio nel salone del Consiglio dei ministri”. L’allusione è riferita ai Cinquestelle, ai quali Pittoni non risparmia frecciate, per avere abbandonato i precari, almeno secondo quanto lui sostiene. Quanto a quelli del Pd, aggiunge, “si sono fatti male già una volta con la Buona scuola, ora si faranno male un’altra volta con questo decreto che non ha nulla di salava precari. “Ho presentato tanti emendamenti, tutti bocciati. Erano a costo zero, poiché non si tratta di trovare soldi ma di gestire meglio la scuola. I nostri emendamenti erano di tipo ordinamentale. Si sono suicidati con la Buona scuola, ora lo faranno con la linea della nuova ministra”.

Ma si era al governo anche molti anni prima, ai tempi della Gelmini. O no? “La Gelmini – replica lui – l’hanno fatta ministra ma poi hanno tagliato 8 miliardi al Miur con i tagli orizzontali che hanno colpito tutti i ministeri per tamponare i problemi che sarebbero arrivati a causa della crisi dei subprime americani, l’Italia doveva reagire a quel rischio finanziario e infatti siamo riusciti ad aumentare meno degli altri il debito pubblico. Comunque, fossi io il Presidente della Repubblica, porterei gli italiani al voto. Non potevamo stare al governo solo per portare a casa uno stipendio”.

Simone Pelloni, il sindaco di Vignola, leghista anche lui, snocciola i problemi che attanagliano la scuola. Le strutture scolastiche un po’ datate, l’aumento della spesa, specie sull’assistenza agli alunni con handicap, cui affidare tutors ed educatori pagati dal Comune, che affianchino gli insegnanti di sostegno che a loro volta cambiano anche più volte durante l’anno, le tante altre, aumentate, esigenze, “il tutto però a risorse invariate”. E poi “le classi pollaio – insiste il sindaco – problema che investe le scuole secondarie di secondo grado”. E ancora, “le fibrillazioni sulle tante reggenze dei dirigenti a scavalco su più scuole”. Un problema che si potrebbe superare o almeno tamponare, con il buon senso, aggiunge uno dei suoi assessori, Massimo Venturi, un imprenditore con cinquanta dipendenti nella sua ditta Pulsar Industry, esportatrice in materia di automazione, robotica, meccanica e informatica fortemente integrate per la progettazione e realizzazione di soluzioni tecnologiche avanzate per il settore food.

E siamo sempre lì: l’Emilia Romagna e le sue idee geniali. Venturi, che ha delega in giunta su Istruzione, Attività Produttive, Commercio, Agricoltura, Politiche Energetiche, spiega che il problema delle reggenze si potrebbe superare invece che con (le lungaggini dei) concorsi per nuovi dirigenti, “con l’assunzione, in qualità di presidi, dei vicari del dirigente, che hanno più esperienza fisica e conoscono meglio le scuole che nei fatti dirigono da anni”. Una proposta che piacerebbe tanto all’Ancodis, l’associazione nazionale dei collaboratori dei dirigenti scolastici, di Rosolino Cicero, di cui abbiamo spesso ospitato le prese di posizione sul problema. Un problema, secondo Pittoni, creato dallo Stato. “Le reggenze”, dice lui “servono e per risparmiare, per pagare meno. Lo Stato ha risparmiato finora mezzo miliardo ma la struttura è allo sfacelo”. Infine l’autonomia differenziata. Veneto e Lombardia hanno stretto, tra infinite polemiche e proteste, alcune intese con il governo Conte Uno, per arrivare ad alcune differenziazioni nel settore dell’istruzione, compresi gli stipendi, da aumentare, “perché – sottolinea Pittoni più volte – gli stipendi degli insegnanti italiani sono vergognosi”.

L’Emilia Romagna si è poco dopo accodata, ma non sono chiarissime le reali intenzioni dell’attuale governatore e candidato alle imminenti elezioni, Stefano Bonaccini, su che cosa succederà alla scuola emiliano romagnola nel futuro imminente. Gli abbiamo chiesto già a dicembre un’intervista sul tema delicato, tuttavia non abbiamo ancora ottenuto una risposta. Intanto la chiediamo alla Lega, evidentemente più disponibile a rispondere sul tema e non è la prima volta. “Non avremo un’Italia divisa, la scuola rimarrà una sola per tutto il Paese – ci aveva assicurato l’ex Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, in una intervista rilasciataci quando era al governo – Non esisteranno mai una scuola del Nord e una scuola del Sud”

Regionalizzazione, Bussetti: la scuola rimarrà una sola per tutto il Paese [INTERVISTA]

Aggiunge e chiarisce ora Pittoni: “A me non sembra così scandaloso se una Regione decide di dare soldi in più a chi lavora nelle sue scuole, visto che gli stipendi sono ridicoli, per competere meglio, senza prenderli alle altre Regioni. Competere meglio è un vantaggio, non uno svantaggio. L’autonomia e le capacità di certe aree, per altri versi, devono essere valorizzate. Se in una certa area del Paese è nato Leonardo, questo è stato un vantaggio per tutti”.

I leghisti si dicono orgogliosi di Pittoni, più volte indicato come possibile ministro, lui accusato più volte di non essere laureato, una polemica a sterile che ha coinvolto tanti politici. Lui, dal passato poco conosciuto. “Nel Sessantotto”, rivela a sorpresa, “volevo cambiare il mondo, contestavo tutto. Avevo i capelli sulle spalle. Alcune nostre richieste erano giuste, altre un po’ meno. Io, figlio di un’insegnante, mi battevo già allora per una scuola più giusta. Allora mi piaceva Moravia, che ritengo il più grande scrittore del Novecento. Non si è diplomato (per motivi di salute prese solo la licenza ginnasiale, ndr), ma aveva una biblioteca enorme, ha letto, ha studiato ed è diventato un grande scrittore. Occorre dare ai ragazzi la possibilità di soddisfare le proprie attitudini, la scuola deve dare le basi solide che ora come ora ci sogniamo. È cambiato tutto. Gli insegnanti sono iperspecializzati e caricano i bambini e i ragazzi di compiti in maniera indescrivibile e prima o poi interverrò su questo tema. Stiamo bombardando gli studenti di dati, ma rimane in loro meno di quel che rimaneva allora. Con una semplice carta geografica alla parete imparavano e sapevano tutto. Oggi i nostri studenti non sanno nulla di questo nostro Paese, neppure i capoluoghi”.

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