Pittoni (Lega): a settembre non da escludere si riparta con didattica a distanza, situazione ingestibile con 200 mila precari [INTERVISTA]

di Vincenzo Brancatisano

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In attesa della pubblicazione del decreto scuola che definisca tanti aspetti dell’anno scolastico in corso, sconvolto dalla pandemia e sui quali insegnanti, dirigenti scolastici e studenti nutrono dubbi, abbiamo intervistato il senatore Mario Pittoni, Lega, presidente della VII Commissione Istruzione del Senato, nonché responsabile scuola della Lega.

Senatore Pittoni, gli insegnanti e le scuole hanno risposto in maniera soddisfacente all’emergenza sanitaria indotta dalla pandemia. Sen. Mario Pittoni, che cosa ne pensa?

Come ho ricordato la settimana scorsa in Senato, nella stragrande maggioranza dei casi l’insegnante vive il suo impegno come una missione. Da qui la risposta davvero straordinaria di tanti docenti per quanto riguarda la didattica a distanza, ovviamente quando ci sono gli strumenti e si è in grado di padroneggiarli.

I problemi di connessione, il digital divide, la deprivazione di molte famiglie, gli impegni di lavoro dei genitori di molti bambini della scuola primaria che non hanno potuto assistere alle lezioni online in diretta, con il conseguente carico di compiti inviati e lasciato sulle spalle delle famiglie, hanno creato un divario tra alunni. Questo tema non può essere eluso.

Non a caso consideriamo gli 85 milioni attualmente previsti dal Governo solo una prima tranche. Finché non si potrà tornare a lezioni in presenza, la Didattica a distanza (Dad) non ha alternative. Di conseguenza serve il massimo impegno finanziario e tecnico per coprire in tempi brevi l’intero territorio e mettere – nei limiti del possibile – tutti gli studenti nella stessa condizione. Resterà ovviamente il problema del supporto familiare, solo in parte risolvibile col pur prezioso contributo del volontariato. Essendo stato membro della commissione di Vigilanza Rai e vista la diffusione superiore al 97 per cento degli schermi tivù, mi sono comunque permesso di chiedere a Rai Cultura di verificare la praticabilità di lezioni televisive mirate ciclo per ciclo, classe per classe, materia per materia.

Non sarebbe opportuno prevedere che le lezioni del settembre prossimo siano dedicate esclusivamente a un recupero delle attività didattiche dell’anno in corso interrotte dalla pandemia? Per vari motivi, non tutti gli studenti sono riusciti a tenere il passo della didattica a distanza, che comunque non ha portato a termine la programmazione concordata a inizio d’anno.

Una classe politica degna di questo nome lavora per non far trovare i cittadini impreparati allo scenario peggiore. La sospensione delle lezioni in presenza ha contribuito notevolmente a limitare la diffusione del contagio, per cui chiedo: siamo davvero convinti che a settembre sia il caso di riprendere l’insegnamento frontale? È probabile si riparta con la didattica a distanza, pur non ancora accessibile a tutti – quindi inutilizzabile per la valutazione –, e soprattutto con 200 mila insegnanti precari – record assoluto corrispondente al 25 per cento del corpo docente – non in grado di garantire continuità didattica. Due bombe pronte a esplodere, ma con la seconda disinnescabile. Per contenere il prevedibile caos abbiamo infatti chiesto si risolva almeno il secondo problema con un grande piano straordinario di stabilizzazione. E nell’intervento al Senato ho pure suggerito come svilupparlo, categoria per categoria, per evitare devastanti guerre tra poveri. Mi risulta che la proposta raccolga consensi che vanno oltre le forze di opposizione. Solo la ministra non ascolta e, anzi, insiste per concorsi ormai fuori dal tempo….

La pandemia ha fatto accantonare alcuni grossi problemi del mondo scolastico: il rinnovo del contratto della scuola, l’aumento degli stipendi dei docenti e del personale Ata, il sovraffollamento delle classi, i diplomati magistrale ante 2001, la vertenza giudiziaria sui neodirigenti. Prima o poi se ne dovrà riparlare.

L’ha detto: se ne dovrà riparlare. Sperando che nel frattempo l’evidente inadeguatezza dell’azione ministeriale non li moltiplichi.

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