Pistorino, le ragioni dello sciopero: chiediamo spazi sicuri e più insegnanti per piccoli gruppi in sicurezza e in presenza

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“Servono edifici adeguati, serve rivalutare la professionalità docente, serve una formazione in servizio di qualità, utile, che fornisca ai colleghi qualificati strumenti di lavoro: didattici, pedagogici, di approfondimento epistemologico delle discipline, in grado di approcciarsi a stili di apprendimento rinnovati, problematizzati, orientati alla complessità dei saperi e dei contesti”.

Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale della Flc Cgil, nel motivare le ragioni dello sciopero della scuola di lunedi 8 giugno, elenca alcune impellenti necessità con cui devono fare i conti insegnanti e alunni, fin da subito. “Bisogna correre ai ripari e ripartire dalla scuola, da subito, da settembre”, insiste Pistorino. “Si tratta di strumenti che in questi anni sono stati lasciati all’improvvisazione, ma che non hanno trovato l’organica valorizzazione di un lavoro complesso che meriterebbe ben altro riconoscimento economico e sociale”.

Graziamaria Pistorino, i sindacati Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda hanno indetto lo sciopero di tutto il personale della scuola statale per l’intera giornata di lunedì 8 giugno, che cosa chiedete?

“Si tratta di uno sciopero che si muove su due piani: per un verso prosegue le battaglie storiche che conduciamo da circa dodici anni a questa parte, dai famosi tagli Gelmini-Tremonti e per altro verso contestualizza la nostra rivendicazione rispetto alla ripartenza e alla riapertura delle scuole ai tempi della pandemia. Anzi, questi due piani si sono incrociati in un bisogno di scuola che è sotto gli occhi di tutti, dai genitori, agli studenti, alle famiglie: una emergenza che sentono in molti oltre ai lavoratori della scuola, tranne la Ministra e il Governo. Chiediamo un piano straordinario di investimenti per riprendere le lezioni in presenza e in sicurezza”

Entriamo di più nello specifico?

“Chiediamo potenziamento degli organici, docenti e Ata, condizioni indispensabili per la riduzione del numero di alunni per classe e consentire una didattica per gruppi ridotti di alunni; assunzione a tempo indeterminato dal 1° settembre 2020 attingendo da graduatoria per soli titoli del personale con almeno tre anni di servizio; rinnovo delle graduatorie provinciali con procedura on line entro agosto 2020 al fine di consentire l’accesso all’insegnamento ai nuovi aspiranti ed evitare il ricorso alle cosiddette “messe a disposizione”; manazione del bando di un concorso riservato per DSGA riservato agli assistenti amministrativi facenti funzione con almeno tre anni di servizio sul profilo privi del titolo di studio specifico”.

Ma queste sono le solite rivendicazioni su organici e stabilizzazioni: che cosa c’è di nuovo?

“La novità consiste nel fatto che queste richieste, nate dall’assurdo taglio di risorse che ha messo in ginocchio la scuola dal 2008, oggi sono legati al bisogno di una rinnovata e potenziata valorizzazione della scuola in tempi di straordinaria emergenza. Un’emergenza di cui non conosciamo i tempi e i confini, un’emergenza che ci deve trovare preparati, attrezzati delle migliori risorse e con tutto il personale necessario al proprio posto, anzi con una dotazione aggiuntiva per le misure emergenziali che sarà necessario adottare”.

Ci sono anche motivazioni professionali che vi hanno spinto a indire lo sciopero?

“Lunghi mesi di didattica a distanza, oltre a manifestare il grande sforzo prodotto ogni giorno da un esercito di insegnanti dietro gli schermi, hanno dimostrato che gli studenti, sia i piccoli, che i grandi, hanno bisogno di apprendere in uno spazio fisico dedicato, uno spazio capace di connotare apprendimenti, relazioni, sviluppo cognitivo e abilità sociali. I bambini della materna apprendevano lo strisciare, il rotolare in un contesto didattico organizzato non ripetibile a distanza, per gli alunni della primaria, penso a chi si era appena approcciato alle strumentalità del leggere e dello scrivere, del misurare e del contare, questi tre mesi hanno segnato una battuta d’arresto molto importante. Pensiamo anche ai ragazzi della secondaria, magari non a quelli studiosi, con una colta famiglia alle spalle, con una casa piena di libri, come direbbe Don Milani, ma a quelli che, anche in presenza, arrivavano impreparati, a quelli che saltavano le lezioni, a quelli per cui era necessario un intervento individualizzato, al gran numero di studenti in dispersione scolastica, ai ragazzi con diverse abilità. Per tutti loro è sufficiente la didattica a distanza? No, non lo è. Lo diciamo con chiarezza: serve tornare a scuola”

Per questo, chiedete più personale. Ma è sufficiente un personale aggiuntivo per risolvere i problemi che abbiamo davanti?

“No, non è sufficiente. Servono edifici adeguati, serve rivalutare la professionalità docente, serve una formazione in servizio di qualità, utile, che fornisca ai colleghi qualificati strumenti di lavoro: didattici, pedagogici, di approfondimento epistemologico delle discipline, in grado di approcciarsi a stili di apprendimento rinnovati, problematizzati, orientati alla complessità dei saperi e dei contesti. Strumenti che in questi anni sono stati lasciati all’improvvisazione, ma che non hanno trovato l’organica valorizzazione di un lavoro complesso che meriterebbe ben altro riconoscimento economico e sociale. Possiamo sinterizzare le ragioni dello sciopero in tre parole: investire in istruzione. Basta con i funesti anni della spending review che si sono concentrati, danneggiandoli, sui servizi pubblici, quelli che servono alle pari opportunità di tutti i cittadini: abbiamo visto cosa ha rappresentato nella sanità; adesso, per lo sviluppo sociale, economico e democratico del nostro paese bisogna correre ai ripari e ripartire dalla scuola, da subito, da settembre”.

Eppure, la Ministra e il Presidente del Consiglio hanno recentemente incontrato le parti sociali proprio sul tema ripartenza

“Molto tardi rispetto ai tempi in cui abbiamo provato a rappresentare queste questioni. La Ministra e il governo non hanno ancora compreso l’urgenza del rientro a scuola. Abbiamo chiesto ripetutamente un concorso per titoli per coprire le migliaia di cattedre che i nostri ragazzi troveranno prive di titolari a settembre: le copriranno i supplenti che per anni lo hanno già fatto, quegli stessi che dovranno superare il test a crocette per dimostrare la propria professionalità. Per tutta risposta si è deliberatamente demonizzata la nostra richiesta perché non avrebbe valorizzato il merito. Invece non si è compresa l’urgenza di soluzioni che fossero spendibili dal primo giorno di scuola e in presenza. Lo ripeto: è urgente programmare la ripartenza, indicare i limiti di capienza delle varie aule e definire, anche didatticamente, l’organizzazione dei gruppi classe. Lo chiediamo da mesi, ma ad oggi non ci sono proposte concrete: la Ministra conta sulla fine della pandemia, come tutti noi, ma non ha predisposto un piano di intervento, ha detto che si vedrà in autunno, man mano rispetto ai dati del contagio. Il nostro sciopero dice di no. Insieme ai docenti, al personale ATA, ai dirigenti, alle famiglie e agli studenti chiediamo di poter contare su spazi sicuri e su un numero di insegnati sufficienti per realizzare piccoli gruppi in sicurezza e in presenza”.

Si poteva fare di più in questi mesi, secondo lei?

“Per quest’anno scolastico probabilmente la chiusura delal scula è stata fondamentale, per la prevenzione sanitaria. Ma occorreva utilizzare questi mesi di chiusura per la progettazione, che non c’è stata. A un certo punto si è iniziato a parlare solo ed esclusivamente di didattica a distanza e ci si è dimenticati che a settembre occorre sistemate i banchi e costruire modelli organizzativi e didattici per ritornare in classe. C’è stata una fase in cui davvero non si pensava ad altro che alla didattica a distanza e che non ci fosse un’alternativa. Ma ora i docenti sono provati, bisogna pensare ad altro”.

Le prime soluzioni già prospettate dalla Ministra, metà in presenza, metà a distanza, non vi hanno convinti?

“In primo luogo non ci sono mai state presentate in modo chiaro, si è trattato di post su Facebook, interviste, dichiarazioni agli studenti, ma mai di convocazioni a cui poter partecipare con una ulteriore elaborazione o proposte aggiuntive, integrative. Inoltre, risulta ormai evidente che la didattica a distanza oltre al digital divide e al social divide, testimoniato dalla recente ricerca ISTAT sulla disponibilità di strumenti e ambienti di studio in epoca di didattica digitale, si è dimostrato uno strumento troppo limitato per costituire la base di una programmazione ministeriale per il futuro anno scolastico: troppi soggetti, i più deboli, ne restano fuori, mentre per chi ne riesce a fruire, rimangono dubbi i risultati. Per queste ragioni, lo sciopero dell’8 giugno è lo sciopero di chi crede in una scuola inclusiva, realizzata da professionisti che conoscono il proprio mestiere e non intendono proseguire oltre con una didattica surrogata”.

Ma è davvero utile indire uno sciopero l’ultimo giorno di scuola?

“Uno sciopero è sempre utile, perché esprime dissenso verso le politiche sbagliate. E’ un libero strumento che il lavoratore per dimostrare il proprio dissenso, in questo caso per manifestare il dissenso del mondo della scuola verso le scelte politiche di questa ministra e di questo governo. Se non si sciopera passa che l’idea che vada tutto bene così”.

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