Pistoia, via cattedra e banchi al liceo Savoia. Le lezioni si fanno in giardino o seduti sui cuscinoni

di Elisabetta Tonni
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La prima a ripensare il metodo di insegnamento fu Maria Montessori. Da allora, a velocità più o meno costante, si sono susseguite molte sperimentazioni. Da tempo qualcuno parla anche di “classi rovesciate”, dove la lezione sarebbe impartita dagli stessi studenti sotto la guida attenta degli insegnanti. Ora si è arrivati a eliminare cattedra e banchi.

Stando a quanto scritto dal Corriere.it, il liceo scientifico Amedeo di Savoia, a Pistoia, starebbe sperimentando nuovi spazi (ma sempre all’interno dell’Istituto) dove svolgere le lezioni. Una di italiano è stata impartita anche con l’aiuto di un attore che ha recitato brani di Pirandello agli studenti comodamente adagiati su “cuscinoni” come se stessero seduti in casa loro.

Pare che non sia la prima volta. Altri professori hanno sperimentato la lezione all’aperto, condizioni meteo permettendo, e altri ancora hanno allestito una classe all’interno della biblioteca.

A innescare una simile rivoluzione è stato il preside, parlando di innovazioni che avessero l’obiettivo di individuare un posto bello e confortevole dove i ragazzi potessero trovarsi a loro agio ed esprimersi almeglio.  Le idee che ne sono scaturite sono state la naturale conseguenza.

Gli studenti hanno espresso apprezzamento per questi nuovi luoghi di studio privi di cattedra e banchi. Il rapporto con gli insegnanti e relative materie è più diretto e il clima più familiare e disteso. Sembra che il numero degli iscritti a questo Liceo sia in aumento.

Tuttavia, secondo il pedagogista Daniele Novara, non basta cambiare gli arredi, se non cambia anche la struttura delle lezioni. “Va archiviato – sostiene Novara – il modo tradizionale di insegnare: lezioni frontali e nozionistiche sugli stessi contenuti a 25-30 allievi alla volta. Sono state fatte diverse critiche alla didattica della lezione frontale, ma la realtà quotidiana è ancora quella. La lezione di tipo accademico è radicata nella scuola italiana, che si basa su un approccio idealistico gentiliano secondo cui conoscenza e apprendimento nascono dalla spiegazione dei contenuti”.

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