Pinocchio sotto processo a Montecitorio. Ma è rappresentazione di alunni

di redazione
ipsef

item-thumbnail

L’aula di Montecitorio si è trasformata per un giorno in un aula di tribunale, ma questa volta sotto processo non c’era nessun politico, né alcun atto normativo.

A dare vita ad accusa, difesa e giuria sono stati i bambini di una scuola media di Trentola Ducenta, in provincia di Caserta.

Il reo da sottoporre a giudizio è stato addirittura Pinocchio. Secondo l’accusa non ha rispettato l’articolo 28 della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza; infatti ha venduto l’abecedario che il povero Geppetto aveva acquistato vendendosi la giacca, ha marinato la scuola e quando ci andava era indisciplinato e non ascoltava gli insegnamenti della maestra.

Esattamente come descritto nel libro di  Emilia Narciso, insegnante ed ex presidente Unicef di Caserta.

Il copione è stato messo in scena per volere del presidente della Camera, Roberto Fico, dalla sua vice, Mara Carfagna e dal presidente nazionale dell’Unicef,  Francesco Samengo, in occasione del trentennale della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, approvata il 20 novembre 1989, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

A raccontare la performance ripresa anche con una diretta da Rai Tre, è stato il quotidiano La Repubblica.

Nel ruolo di Pinocchio, un bambino di 10 anni, il più giovane testimonial dell’Unicef, applaudito convintamente dal ‘pubblico’ di Montecitorio. La ragazza che rappresentava l’accusa indossava la toga personale della presidente del tribunale di Napoli Nord, Elisabetta Garzo, prestata proprio per l’occasione.

Al termine del processo, la giuria ‘popolare’ ha assolto l’imputato “perché il fatto non sussiste”. Pinocchio è stato giudicato “senza colpe in un mondo dove sono gli adulti a violare continuamente i diritti dell’infanzia“, esattamente come i ragazzi descritti dal presidente Fico nell’intervento di apertura.

Versione stampabile
Argomenti:
anief banner
soloformazione