Piero Angela: Si discute di precari, ma non di efficienza dell’insegnamento

di redazione
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Il guaio più grave per la società “È la scuola. Se ne parla troppo poco e mai come se ne dovrebbe parlare”.

Ad affermarlo è Piero Angela, molto più di uno storico giornalista, icona del mestiere, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano La Stampa.

Partendo dal debito pubblico, il giornalista novantenne ancora in piena attività professionale è arrivato a individuare nella carenza di cultura, e ancor di più nella scuola, il danno maggiore dei nostri tempi.

Si discute di insegnanti precari – si legge ancora nell’intervista – di scuola pubblica e privata, di edifici fatiscenti, di mense scolastiche. Non di efficienza dell’insegnamento, di programmi da cambiare per non perdere contatto con il mondo“.

I partiti – spiga ancora Piero Angela – pensano solo alle elezioni e “promettono di distribuire ricchezza secondo meriti e bisogni. Ma per distribuire ricchezza bisogna creare ricchezza. Crescere in competitività è la condizione per mantenere lo stato sociale“.

Poi passa all’educazione digitale, facendo un parallelo con l’analfabetismo del dopoguerra. E afferma: “Ai tempi del maestro Manzi la tv rimediava all’analfabetismo letterario d’una fascia bassa della popolazione. Mentre l’analfabetismo digitale è molto diffuso e colpisce anche la fascia alta, in particolare la pubblica amministrazione. La sua digitalizzazione, lo dicono gli esperti, sarebbe determinante per rendere trasparente tutto ciò che passa nella contabilità e nei contratti eccetera, combattendo in questo modo la corruzione“.

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