Piano vaccinale, prevista formazione per i docenti. Studenti fuori da erasmus e società sportive

di redazione
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I nati dal 1975 in poi rischiano molto se non seguono il piano vaccinale contro morbillo e alcune altre malattie infettive.

Potrebbero rimanere fuori dalle associazioni sportive, dai corpi delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco, e anche dai programmi Erasmus.

Ne avevamo già parlato in Non vaccinati esclusi da concorsi, Erasmus e società sportive. Parte piano nazionale

Ad accendere il faro sui vaccini è Il Sole 24 Ore che ha riportato alcuni dati forniti dall’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo il quale l’Italia risulta ancora nell’elenco dei paesi endemici.

Per questo motivo si vorrebbe arrivare a una copertura vaccinale al 100% come previsto dal piano nazionale  per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita 2019-2023.

La vaccinazione obbligatoria per i bambini nati dal 2001 in poi ha mostrato  risultati evidenti, ma ha lasciato scoperta un’ampia fascia di popolazione adulta in cui il virus riesce ancora a circolare, mettendo a rischio fasce di popolazione sensibile che va dagli immunodepressi e operatori sanitari, ai casi più temporanei delle donne in gravidanza e puerpere.

Nel 2107, secondo quanto scritto dal quotidiano finanziario, si sono verificati 5.393 casi con quattro morti; nel 2018 i casi si sono dimezzati scendendo a quota 2.526.

L’età media in cui si contrae il virus è attorno ai 27 anni ed è proprio la fascia di età su cui si intende intervenire. Le persone a cui dovrebbe essere somministrato il vaccino sono poco più di due milioni e mezzo.

La legge Lorenzin ha esteso la copertura vaccinale dall’87,2% del 2016 al dato attuale del 90%, recuperando un +4,42% per la prima dose di vaccino Mpr (morbillo, parotite e rosolia) e un +3,57% per la seconda dose.

Sempre nel 2017 si sono verificati 334 malattie fra medici, infermieri, pazienti ricoverati per altre patologie e visitatori. Da qui la spinta a estendere il piano vaccinale alle fasce di età escluse dalla legge Lorenzin, ma attive nella veicolazione del virus.

Al nuovo piano sono chiamati a collaborare le strutture regionali, ma anche ministeri, protezione civile, conferenza dei rettori, Ufficio per lo sport e Federazione per lo sport.

Il piano prevede la riattivazione di una campagna di comunicazione e formazione di medici, pediatri e insegnanti. Le segnalazioni di casi da parte dei sanitari chiamati dovranno avvenire entro 12 ore dall’insorgere del sospetto sul soggetto a rischio, mentre le scuole dovranno tenere aggiornato l’elenco dei bambini non in regola con l’obbligo vaccinale, così da individuare – e vaccinare subito – gli eventuali casi di morbillo.

L’Italia è al secondo posto nell’area europea dell’Oms per casi segnalati quasi tutti concentrati in Lombardia, il Piemonte, la Sicilia, la Toscana, il Veneto e l’Abruzzo e anche nel Lazio, nonostante quest’ultima sia stata l’unica ad aver raggiunto la copertura del 95%.

Secondo i dati riferiti sempre dal Sole 24 Ore, nel 2018 la maggiore incidenza è stata registrata in Sicilia e in Calabria e dei ben otto morti di morbillo, 7 erano adulti. Ce n’è abbastanza per chiamare a raccolta le Regioni, che per altro registrano un’ampia forbice tra coperture – dal 71,86% di Bolzano al 95,34% del Lazio per il morbillo, mentre cinque sono ancora sotto il 90% – e nell’avvio e gestione delle anagrafi informatizzate.

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