Piano Triennale formazione dei docenti: una proposta concreta: l’esempio per la formazione dei docenti neo immessi in ruolo 2023-2024

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Parliamo di scuola e della scuola che ci piace. E parliamo di proposte concrete, realizzate quelle che andrebbero proposte per non vivere l’anno di formazione come “summa” stereotipata di cliché già visti e usati e i cui effetti, talvolta, sono sotto gli occhi di tutti. Se la scuola vuole (perché lo può fare) è necessario appassionare i nuovi viaggiatori e far vivere il viaggio della loro vita in tutta la sua piacevolezza, innovazione, ricerca, scoperta, amicizie. Servono, ai nostri docenti, formule nuove per comprendere (formatore e formato) che le esigenze sono altre e le priorità vanno individuate.

Questo articolo vuole inserirsi in questo percorso con qualche proposta concreta: rivolta alla scuola polo, ai formatori, in primis, ai docenti che, a vario titolo, neo immessi in ruolo e passaggio di ruolo si trovano in questa variopinta nave della vita scolastica.  Proposte, dicevamo.  In questo momento, in alcune (purtroppo rare) scuole italiane si studia e si ricerca nuove modalità d’approccio alla didattica e all’insegnamento. Non semplicemente per disquisire sul nulla ma per dare strumenti adeguati alle mutevolezze della nostra società. D’altronde, ha ragione Maurizio Parodi quando afferma che “della scuola si parla e si scrive continuamente, per i motivi più disparati, ma è raro che ci si interroghi sulla sua ragion d’essere, sulla filosofia che sottintende, sulla visione del mondo che di per se stessa infonde nelle menti degli individui e nelle mentalità dei popoli. Eppure, si tratta di una riflessione imprescindibile allorché si intendano promuovere iniziative di miglioramento sostanziale, e non solo cosmetico, dell'”offerta formativa”, di riqualificazione pedagogica e didattica del servizio scolastico. Si può, in tal modo, scoprire come molte procedure in uso nelle nostre scuole siano funzionali più alle necessità di riproduzione burocratica dell’apparato che non alle esigenze di crescita e di formazione degli studenti, a cominciare dalla gestione dello spazio e del tempo, rigida, meccanica, o dalla composizione delle classi regolata sugli anni di corso che contrabbanda un’omogeneità fittizia tra età cronologica, sviluppo cognitivo ed esperienza scolastica, per non dire dell’immobilità forzata imposta quale condizione posturale necessaria all’apprendimento, quasi si potesse imparare solo stando seduti (come afferma nel primo capitolo “Stare al proprio posto” del suo celebre volume “La scuola è sfinita – Ricostituenti pedagogici”)”.

Il  Piano triennale per  formazione  docenti  dell’Istituto

Il  Piano triennale per  formazione docenti  dell’Istituto  deve essere  realizzato tenendo   conto  delle  indicazioni fornite dalla L. 107/2015   e della nota n. 2915 del 15/09/2016 e   di   quanto  evidenziato  come  criticità e necessità  di  miglioramento  nel  RAV  e nel  PdM  dell’Istituto stesso. Nella legge n. 107/2015 è stata sancita la necessità di rendere la formazione dei docenti, obbligatoria, permanente e strutturale e a tal fine è stato previsto un Piano Nazionale di formazione, adottato ogni  tre  anni con decreto  ministeriale (in tal senso, a titolo illustrativo, alleghiamo quello dell’Istituto Comprensivo “G. B. Toschi” di Baiso – Viano (RE).  

La formazione tra pari

Tra le pratiche più efficaci di una organizzazione scolastica rientra la formazione tra pari. I docenti condividono buone pratiche e riflettono tra loro: sull’inclusione, sulle STEM, sulle metodologie didattiche. La comunità di pratica e la formazione in modalità campus rientra anche nel recente DM66 PNRR relativo alla formazione dei docenti. Ed il framework europeo delle competenze professionali docenti per le competenze digitali cita: coinvolgimento e valorizzazione del personale, pratiche di insegnamento e apprendimento, valutazione dell’apprendimento, valorizzazione delle potenzialità degli studenti.

Cosa muove i docenti ad aggiornarsi, fuori dagli obblighi normativi dei neo immessi in ruolo?

Cosa muove i docenti ad aggiornarsi, fuori dagli obblighi normativi dei neo immessi in ruolo? E sì, perché all’interno dell’obbligo risulta facile avere iscritti ai corsi di aggiornamento… e fuori? Scrive Alfonso D’Ambrosio: “La scuola non deve essere facile, deve essere impegnativa, cioè deve essere sfidante, deve richiedermi il giusto impegno”. “Non giudicate mai una persona da una sola idea, ma da quello che fa, da un suo intero viaggio”. Sono due frasi solo apparentemente scorrelate. La prima è di una alunna di 13 anni con cui ho parlato 2 mesi fa, nella scuola che dirigo. La seconda è la mia risposta ad una persona che ha deciso di smettere di seguire questo il profilo Facebook  (ci sta) perché pur apprezzando quello che faccio non gli è piaciuta una (sola) mia idea recente (non ci può più scandalizzare per i compensi richiesti…). Una settimana fa ascoltavo Vito Mancuso in TV che parlava del senso della nostra vita e citava Ulisse. Perché Ulisse si mette in viaggio? È la stessa domanda che ho fatto ieri ai docenti che seguivano un mio corso su Arduino? Perché siete qui?”.

Il viaggio nella formazione deve essere sfidante

Cosa muove a formarsi e ad aggiornarsi? Di cosa avere paura e di cosa bisogna servirsi? Perché le paure ci allontanano, talvolta, dalla scienza (e dalle sue scoperte e dalle sue teorie) e dalla tecnologia. Prendendo sempre in prestito il preside Alfonso D’Ambrosio che lo trovo geniale in moltissime manifestazioni e idee “Giorni fa leggevo che con l’intelligenza artificiale è possibile creare presentazioni complete in meno di 2 minuti (ho provato e funziona) e risolvere esercizi di matematica in pochi secondi. Ho mostrato le applicazioni a mia figlia che mi ha detto: “ma se fa tutto l’intelligenza artificiale io che ci sto a fare? Qual è il divertimento?” Credo che un viaggio, perché sia un buon viaggio debba avere tre cose fondamentali”. E sono le cose fondamentali che noi ci auspichiamo abbiano i tanti viaggi proposte ai neo immessi in ruolo. Ripercorriamo le proposte di viaggio che necessiterebbero a tutti.

Un viaggio, perché sia un buon viaggio, deve avere tre cose fondamentali

Un viaggio, perché sia un buon viaggio, deve avere tre cose fondamentali:

  • Deve essere sfidante. Un viaggio semplice, un viaggio senza imprevisti non è stimolante. Un viaggio deve avere il giusto impegno: non troppo, altrimenti diventa impossibile e crea stress. Non troppo poco, altrimenti si impara poco. Un viaggio deve avere sfide, le giuste sfide. Le giuste cadute, le giuste gioie.
  • Il viaggio deve avere una meta, ma la cosa più importante deve avere uno scopo, un senso. E come diceva De André spesso la ragione del viaggio è il viaggio stesso. Non importa se Ulisse ritroverà la sua Itaca, quello che conta è il percorso che ha fatto. I visi, le idee, gli inciampi che ha incontrato.  Alla fine del viaggio sarà stanco e sazio, ma mai pago, perché sta ancora viaggiando.
  • Il viaggio deve essere giusto. E come si fa a capire se è giusto? Vito Mancuso dice che lo sentiamo nel cuore. Lo percepiamo, capiamo se quello che stiamo facendo è giusto. Lo capiamo dai nostri sentimenti (e anche dalla nostra ragione).

Le persone si conoscono e crescono per l’intero viaggio: impariamo a dare il tempo agli alunni per farsi conoscere

Cosa vuole dire, anche a se stesso, Alfonso D’Ambrosio. Vuole dire che non si possono giudicare le persone da una sola meta o da un solo inciampo nel viaggio. Le persone si conoscono per l’intero viaggio. I nostri alunni spesso sono migliori di noi, perché sono i primi a chiederci una scuola giusta. Una scuola dove le cose non si regalano, ma neppure una scuola dove si chiedono cose al di sopra delle proprie possibilità (non c’è nessuna sfida nel farsi fare tutto da una intelligenza artificiale, può essere sfidante persino parlare di trigonometria se si hanno le giuste basi per discutere di aree e volumi, ad esempio). Come afferma, giustamente, Maurizio Parodi “l’insuccesso scolastico diventa allora colpa esclusiva dello studente, giacché si ritiene la scuola comunque giusta e semmai gli studenti sbagliati, come risulta da valutazioni “oggettive” (almeno nelle intenzioni di chi le utilizzi), senza che ci si interroghi sulla qualità e l’efficacia delle didattiche praticate, e sempre che non si faccia un uso improprio, arbitrario o addirittura terroristico del voto, più punitivo che formativo, in una condizione di totale dipendenza dal docente, precludendo agli studenti lo sviluppo di rilevanti competenze intellettive e sociali, quelle che maturano laddove si faccia esercizio di responsabilità, negoziazione, condivisione”. Qualità e efficacia delle didattiche praticate che devono tornare a rappresentare la vera motivazione di chi forma e di chi è formato. Sennò, ha perfettamente ragione (ed ha ragione, in effetti) Maurizio Parodi nel suo celebre volume “La scuola è sfinita – Ricostituenti pedagogici”.

La scuola sfidante ha bisogno di docenti capaci di comprendere le sfide

Una scuola è sfidante se richiede il giusto impegno e che ti fa dire: sono qui perché vale la pena fare questo viaggio. Il viaggio chiamato Scuola deve appassionare tanti di noi. “Questo viaggio lo facciamo per il gusto di farlo, non lo facciamo per il dio Danaro (anche qui non troppi e non troppo pochi. Il giusto), non ci facciamo abbattere da un inciampo, siamo liberi di discutere e discutiamo anche con chi ha idee diverse dalle nostre, ma che ci fa crescere. Scrive D’Ambrosio “Chiediamo a noi il giusto, senza invidia per quello che non potremmo mai avere, ma neppure senza valori, perché sono quelli che ci infiammano e ci danno il giusto senso del cammino. Questo viaggio ha come meta una scuola migliore e forse non la raggiungeremo mai, ma continueremo a viaggiare se avremo il cuore impavido. È questo che ci fa mettere in viaggio, sapere che ne vale la pensa. In fondo il senso è il viaggio stesso e lo sentiamo dentro”.

La condivisione di buone pratiche è giudicata tra le pratiche organizzative e motivazionali più efficaci

La condivisione di buone pratiche all’interno delle organizzazioni scolastiche è giudicata tra le pratiche organizzative e motivazionali più efficaci. Servono e sono indispensabili incontri aperti a tutti, anche ai docenti di altre scuole. Gratuiti. Dove ciascuno si può lasciare muovere dagli interessi. È come andare in palestra, ma una palestra creativa. Scrive D’Ambrosio “In questo momento il nostro maestro Marco Picarella sta condividendo le sue competenze di robotica educativa attraverso il robot umanoide Orazio. Come si porta la robotica educativa in classe? Quali attività svolgono già con i miei alunni? Le nostre palestre sono aperte a tutti, anche a docenti di altre regioni e province, come è accaduto oggi. E tutto questo è una rivoluzione che parte dalla risorsa più importante che ha la scuola: i docenti. E ti capita di condividere cose straordinarie. Nella scuola che dirigo, ogni mese, i nostri docenti si mettono in gioco. Otto incontri di formazione: sulla matematica, l’inclusione, la robotica educativa, il teatro e tanto altro”.

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