Piano scuole d’estate, in molti casi si guarda ai recuperi da svolgere a settembre prima dell’avvio delle lezioni

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A quanto pare la previsione di molti, giudicati scettici in un primo momento, potrebbe essere più concreta di quanto si possa immaginare, per quanto riguarda il piano estate 2021: infatti molte scuole potrebbero dirottare le attività direttamente a settembre e non in estate, come propriamente si chiama il progetto.

 

Infatti, come risulta a Il Sole 24 Ore, sono pochi gli istituti scolastici, specialmente dei scuola secondaria di secondo grado, con un programma approvato. La volontarietà di adesione di studenti e personale potrebbe anche incidere.

C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: il piano prevede complessivamente 500 milioni di euro, di cui 150 milioni solo da decreto sostegni bis. Tuttavia, mentre il Governo ha stanziato con il decreto sostegni bis 135 milioni per i centri estivi dei Comuni, per il piano estate non c’è riferimento economico stavolta. C’è solo l’autorizzazione a prevedere con un’ordinanza che «a partire dal 1° settembre 2021 e fino all’inizio delle lezioni siano attivati, quale attività didattica ordinaria, l’eventuale integrazione e il rafforzamento degli apprendimenti», riproponendo di fatto un percorso di recuperi prima dell’avvio delle lezioni come lo scorso anno.

In totale, tuttavia, come ha riferito lo stesso Ministro Bianchi, sono stati presentati circa 6mila progetti del piano estate: “Oltre 5.800 istituti tra scuole statali e paritarie hanno presentato progetti per ricevere le risorse Pon. Le domande si chiudevano ieri. Mi sembra un bel segnale. Per il Piano estate le scuole dispongono anche dei 150 milioni del decreto Sostegni”.

I problemi segnalati riguardano la partecipazione volontaria, che per quanto sacrosanta, non potrà mai far decollare veramente il progetto, specialmente in molti territori dove le famiglie preferiranno approfittare della tregua del covid per organizzare vacanze. E poi quello gestionale-organizzativo, con il personale covid che a giugno andrà in scadenza di contratto, nodo più volte segnalato dalle organizzazioni sindacali, che ne chiedevano in effetti la proroga. Adesso molti di quei licenziati potrebbero pensare di partecipare ai progetti, ma non si prevedono adesioni con numeri alti, anzi.

Pertanto, l’ipotesi più accreditata è che in molti casi, tutto sarà rimandato a settembre, come ci ha spiegato in una precedente intervista anche Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola: “Tutto è legato a come si vuole impostare il recupero dell’apprendimento. Ecco perchè, anche in concomitanza degli esami o alla mancata disponibilità delle famiglie che già dalla metà di giugno potrebbero andare fuori città, tali attività potrebbero anche essere spostate a settembre. Ad esempio, si potrebbe iniziate già dal primo settembre, anche a giorni alterni, con questi corsi di recupero in vista del nuovo anno scolastico. Il punto è che le scuole possono modulare gli interventi. Inoltre, si possono comprare anche beni e servizi e dunque una parte dei fondi potrebbero essere spesi per l’acquisto di nuove LIM, mi viene in mente ad esempio”.

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