Piano formazione docenti, Miur, USR e Scuole/Reti: chi fa che cosa

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Il Miur con il Decreto n. 797/2016 ha adottato il Piano nazionale di formazione del personale docente per gli anni scolastici 2016/17, 2017/18, 2018/19.

Il decreto è stato preceduto dalla nota n. 2915 del 15/09/2016, che ha fornito “Prime indicazioni per la progettazione delle attività di formazione destinate al personale scolastico”, ed è stato seguito dalla nota n. 3373  del 01/12/2016, che ha fornito “Indicazioni per un efficace utilizzo delle risorse assegnate alle scuole polo, per lo sviluppo dei piani formativi delle istituzioni scolastiche negli ambiti territoriali”.

Il Piano nazionale di formazione del personale docente si propone di orientare la progettualità delle scuole e dei docenti e di concretizzare le proposte formative dell’Amministrazione centrale e periferica, in modo rendere coerenti e sistematici gli interventi formativi, che saranno pertanto il frutto dell’azione coordinata di Miur, Uffici Scolastici regionali e Scuole/Reti di scuole.

Miur, UU.SS.RR e Scuole/Reti di scuole costituiscono i tre livelli di Governance del Piano.

Illustriamo quelli che sono i compiti di ciascuno dei soggetti sopra citati che, come leggiamo nel capitolo 5 del Piano, devono essere ben definiti e distinti ma non rigidi “in quanto occorre permettere ai diversi
livelli di interagire efficacemente”.

COSA FA IL MIUR

Il Miur assume la Cabina di Regia di tutto il sistema di formazione,gestendo e coordinando il sistema di sviluppo professionale continuo per il personale della scuola.

La Cabina di Regia, composta da dirigenti amministrativi e tecnici del Ministero medesimo, opera per assicurare una piena attuazione delle azioni indicate nel Piano Nazionale nei tempi previsti, nonché per sostenere, ad esempio, la progettazione delle scuole e degli ambiti chiarendo la linea temporale delle diverse azioni formative indicate nel Capitolo 4 del Piano.

Il Miur, nello specifico, “definisce indirizzi strategici, regole di funzionamento”, “imposta un sistema per lo sviluppo professionale dei docenti”, “monitora e valorizza i risultati delle attività di formazione”, “ripartisce efficacemente le risorse pubbliche”, sviluppa accordi aggiuntivi con i partner per la formazione.

Indirizzi strategici, regole di funzionamento

Il Ministero definisce, ogni tra anni, tramite il Piano Nazionale per la Formazione, le priorità strategiche del sistema e le regole per il funzionamento dello stesso, rendendo coerenti le diverse iniziative formative: formazione iniziale, formazione dei docenti neoassunti, formazione in servizio per l’attuazione dei piani di miglioramento, supporto alle innovazioni introdotte dalla legge 107/2015.

Le priorità strategiche si concretizzano nei Piani Nazionali, come ad esempio il Piano Nazionale Scuola Digitale, le cui linee di indirizzo guidano l’attività degli uffici scolastici sul territorio, delle scuole e delle loro reti e, in parte, degli stessi docenti.

Sistema per lo sviluppo professionale dei docenti

Il Piano nazionale per la formazione è lo strumento tramite il quale il Miur dà vita ad un sistema per lo sviluppo professionale del personale docente, finalizzato alla crescita del capitale umano della Scuola (personale e alunni) e del Paese (alunni futuri cittadini del Paese).

Monitoraggio e valorizzazione dei risultati delle attività di formazione

La verifica dell’efficacia del Piano non può che essere effettuata tramite un’attività di monitoraggio dei percorsi formativi e di valorizzazione delle esperienze migliori, delle cosiddette buone pratiche. Verifica e valorizzazione saranno indirizzate a incoraggiare la produzione di modelli (formativi) da parte di USR, Scuole e Reti di Scuole, a definire standard (vedi ad esempio Capitolo 3.3 “Standard professionali del docente”) e realizzare azioni di semplificazione, il tutto affinché la formazione dei docenti diventi un’azione strutturale e permanente di sistema capace di produrre un effettivo miglioramento dei livelli di istruzione degli allievi.

Ripartizione risorse pubbliche

L’assegnazione di risorse per la formazione avviene da parte del Miur o direttamente alle scuole tramite le reti o attraverso piani specifici.

Accordi aggiuntivi con i partner per la formazione

Partner esterni possono contribuire alla formazione dei docenti attraverso investimenti non commerciali, previa sottoscrizione di protocolli d’intesa o tramite apposite progettualità.

COSA FANNO GLI UFFICI SCOLASTICI REGIONALI

Gli Uffici Scolastici Regionali, nel rispetto delle direttive e delle azioni previste nel Piano Nazionale, accompagnano e supportano le attività formative nel territorio di competenza. A tal fine, presso ciascun USR è costituita una “task force permanente”, la cui composizione è rinnovabile ogni tre anni, in linea dunque  con la triennalità del Piano medesimo.

I dirigenti tecnici degli UU.SS.RR. coordinano e supportano la task force, costituita da dirigenti scolastici e docenti con particolari competenze sui temi della formazione ed esperti di metodologie, contenuti e processi formativi. Dirigenti e docenti sono “da selezionare nell’ambito dei comandi per l’autonomia o dei progetti nazionali di cui all’articolo 1, comma 65 della legge 107/2015”.

Come si evince dal Piano, gli UU.SS.RR. (o meglio la task force di ciascun USR), guidano l’attuazione del Piano sul territorio, avviando iniziative di informazione e supporto alla progettualità delle Reti, stipulando appositi accordi (con università o con enti di formazione esterni …) per  accrescere la quantità e soprattutto la qualità delle attività di formazione rivolte al personale scolastico.

Fondamentale è l’attività di monitoraggio, che permette all’USR di verificare la qualità dei percorsi formativi delle Scuole e delle Reti ed eventualmente promuovere azioni dirette a “uniformare e diffondere un adeguato standard quanti/qualitativo delle iniziative formative”; altri aspetti da monitorare sono la progettazione, rendicontazione, gestione di azioni nazionali, ossia la modalità di realizzazione dei percorsi.

E’, infine, compito degli UU.SS.RR. coordinare e organizzare le attività formative sul territorio rivolte ai neoassunti, nonché ai dirigenti scolastici. Per questi ultimi si devono prevedere attività formative finalizzate a consolidare competenze progettuali, di gestione strategica e di innovazione, tai da consentire un’efficace programmazione delle attività formative prevista nel PTOF.

COSA FANNO LE RETI DI SCUOLE

Il Piano affida alle Reti il compito di progettare e organizzare le attività di formazione del personale delle scuole che fanno parte della medesima rete: “La rete costituisce la realtà scolastica nella quale viene progettata e organizzata la formazione dei docenti e del personale tenendo conto delle esigenze delle singole scuole.”

“La progettualità della rete – leggiamo ancora nel Piano nazionale –  terrà conto delle iniziative che le scuole del proprio territorio svolgono sia in relazione ad iniziative autonome che in relazione a progetti nazionali, come ad esempio le azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale, i laboratori territoriali e altri strumenti già introdotti da piani o azioni nazionali. Il piano territoriale integra le diverse azioni formative, rendendole coerenti e continue.”

Nella nota del 1° dicembre 2016 vengono fornite ulteriori indicazioni specifiche sul ruolo delle Reti, che devono dar vita al Piano formativo d’ambito.

Il Piano formativo dell’ambito non deve essere costituito dalla somma dei piani dei singoli istituti facenti parte della rete, ma una loro sintesi, una rielaborazione per obiettivi, contenuti e temi, tenendo inoltre conto di quanto suddetto.

Il Piano di formazione della Rete e i Piani delle singole Istituzioni scolastiche devono prendere come punti di riferimento le priorità individuate nel Piano nazionale, priorità che devono integrarsi con le necessità formative dei docenti individuate nei Piani Triennali dell’Offerta Formativa e nei Piani di Miglioramento in essi contenuti.

A livello di ambito territoriale, inoltre, possono costituirsi Reti di scopo per particolari iniziative, volte a rispondere a specifiche necessità formative e rivolte a categorie distinte di destinatari (neoassunti, ATA, dirigenti, figure intermedie, docenti di diversi settori disciplinari, ecc.).

Sia nel Piano Nazionale che nella nota del 1° dicembre 2016 si prevede che, nel caso in cui la progettazione di ambito non abbia individuato una specifica esigenza formativa, può essere riconosciuta, alla scuola in cui si manifesta detta esigenza, una quota parte delle risorse assegnate alla Rete (vedi anche nota n. 2915 del 15.09.2016).

La Scuola-Polo, individuata all’interno di ciascuna Rete di Ambito, coordina la progettazione, organizza le attività formative e gestisce dal punto di vista amministrativo-contabile le iniziative di formazione della Rete; oltre a ciò la Scuola – Polo si interfaccia con l’USR per le attività  di co-progettazione, monitoraggio e rendicontazione.

La Scuola-Polo può anche essere diversa dalla scuola capo-fila della Rete.

Le Reti e le Scuole – Polo possono avvalersi, nell’ambito dell’organizzazione e gestione dei percorsi formativi, del supporto della suddetta task force regionale.

COSA FANNO LE SCUOLE

Le scuole progettano all’interno della Rete di Ambito o di scopo di cui fanno parte, si coordinano con altri poli formativi e redigono il Piano di Formazione dell’istituto.

Le attività da inserire nel Piano di formazione d’Istituto devono integrare le necessità formative dei docenti e della Scuola nel suo insieme (come si evince dal PTOF, dal RAV e dal PdM) con le priorità nazionali indicate nel Piano 2016-19.

Un’azione propedeutica alla redazione del Piano consiste nella rilevazione delle esigenze formative dei docenti (gli altri elementi necessari – PTOF, RAV, PdM, priorità nazionali – sono già disponibili).

Il Piano Nazionale indica lo strumento tramite il quale procedere alla citata rilevazione, ossia il bilancio iniziale di competenza, citato nel Piano Nazionale laddove si parla del portfolio professionale:

“In sintesi il portfolio … consente al docente di … elaborare un bilancio di competenze e pianificare il proprio sviluppo professionale”.

Il Piano di formazione di Istituto sarà oggetto di un apposito articolo, che approfondirà contenuti e modalità di stesura del Piano medesimo.

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