Piano esperti rilancio Italia, Anief: per Istruzione e Ricerca servono più finanziamenti anche dal privato

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Anief – Il gruppo, guidato dal manager Vittorio Colao, ha consegnato alla presidenza del Consiglio un documento di 121 pagine dal titolo “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”: un elenco di 102 proposte per favorire la ripresa economica del paese.

Una delle schede riguarda gli investimenti in istruzione e diritto allo studio che in Italia, si rimarca, “risultano tra i più bassi d’Europa: è giunto il momento di modernizzare i sistemi scolastici, universitari e di ricerca al fine di adeguarli a standard europei e internazionali”. Inoltre, si chiede di avviare iniziative “di upskilling (co-finanziate da pubblico e privato), facendo leva sul settore privato per supportare insegnanti, cultura, ricerca e scuola”.

Marcello Pacifico (Anief): “Concordiamo con gli obiettivi posti dagli esperti economici e sociali. A questo punto. Come abbiamo già detto nell’ultimo incontro il premier Giuseppe Conte, i fondi indicati, giustamente, come indispensabili per dare spessore al settore della Conoscenza, vanno reperiti nei 172 miliardi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund: parliamo di almeno 10-12 miliardi, che nell’immediato servirebbero anche a riprogrammare il numero di alunni per classe e metri quadri, procedere a un piano straordinario di immissioni in ruolo di ulteriori 140 mila insegnanti ed educatori e 40 mila collaboratori scolastici e assistenti amministrativi, riaprire gli istituti a settembre in sicurezza. Le richieste sono state ribadite anche durante l’incontro a distanza organizzato dal CESI con i sindacati europei del personale scolastico”.

Cambiare marcia su Istruzione e università, sia a livello di finanziamenti sia come organizzazione. A sostenerlo è il “Comitato di esperti in materia economica e sociale” nel documento che relaziona le iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022”. Nelle schede di lavoro proposte, si definiscono Istruzione, Ricerca e Competenze dei “fattori chiave per lo sviluppo” e si chiede a chi governa il Paese di “predisporre e lanciare un progetto di iniziative di upskilling (co-finanziate da pubblico e privato), facendo leva sul settore privato per supportare insegnanti, cultura, ricerca e scuola”.

Gli esperti sottolineano un dato inequivocabile che il sindacato rivendica da tempo: “i ridotti investimenti in istruzione e diritto allo studio: L’Italia – leggiamo nel documento di rilancio “Italia 2020-2022” – si attesta nelle ultime posizioni in Europa per percentuale del PIL investito in ambito scolastico (3,8% a fronte di una media europea di ~4,6%). Guardando al solo settore universitario, l’Italia scende all’ultimo posto in Europa con una spesa pari allo 0,3% del PIL a fronte di una media Europea del 0,7%”.

Gli esperti, quindi, sostengono che “la ridotta disponibilità di fondi può essere (almeno parzialmente) colmata attraverso la grande capacità di esprimere solidarietà nei momenti difficili da parte degli italiani. Tuttavia, la focalizzazione di tali sforzi verso operazioni sistemiche necessita di un coordinamento di alto livello e di grande credibilità”.

 

Non mancano, dunque, le indicazioni relative per il rientro in classe rispettando le modalità di sicurezza e il diritto allo studio. Tra le azioni indicate figura una campagna di volontariato che affianchi le strutture pubbliche (ovviamente senza sostituirle) nel supporto della formazione, sia “cash” che “in kind”; l’iniziativa “Adotta una classe”, ovvero una campagna di crowdfunding e donazioni per potenziamento delle strutture “educational”, con la quale infrastrutturare digitalmente e tecnologicamente classi di diverso ordine e grado in modo da contribuire a creare un sistema “equal opportunity” nell’istruzione (ad es. dotare di streaming, PC e supporti informatici le classi per didattica a distanza). Contribuzione “cash”.

 

Propongono poi il programma nazionale “Impara dai migliori”, coordinato di “aggiornamento degli educatori” per il quale 20 sabati all’anno grandi aziende high tech, enti di ricerca e università potrebbero tenere corsi di aggiornamento gratuiti su temi innovativi agli insegnanti di liceo e medie. I contenuti, da trasmettere con lezioni frontali o a distanza, verranno sincronizzati e resi omogenei a livello nazionale. Tra le iniziative auspicate risulta anche la “Gara dei talenti”, con aziende e donatori che organizzerebbero una serie di concorsi tipo Hackathon per giovani studiosi (scuole superiori) su temi di grande rilievo tecnologico, sociale e culturale, così da premiare gli studenti e le scuole (e casomai li mettono in contatto con investitori). Viene proposta, infine, la pianificazione di un accordo con RAI Scuola/RAI Educational per il potenziamento di forme di didattica innovative.

 

La rete di esperti si sofferma anche sulle percezioni di imprevedibilità e insicurezza sul futuro da parte dei giovani, “mostrando l’inadeguatezza delle pratiche correnti di orientamento, legate a una visione del lavoro inattuale (profiling, matching, pianificazione di carriere formative e professionali lineari), da cui deriva una complessiva difficoltà del sistema nel creare sufficiente innovazione tecnologica e sociale. L’inefficacia di tali pratiche di orientamento è resa evidente” sia “dai dati OCSE e ISTAT sulla dispersione scolastica, sull’abbandono universitario, sul calo delle immatricolazioni”, sia “dalla generale difficoltà delle istituzioni deputate all’orientamento a tutti i livelli nel creare un circolo virtuoso tra le competenze richieste dalla domanda di lavoro e quelle offerte dall’istruzione”, sia “dalle crescenti difficoltà delle imprese a reperire i profili di cui necessitano, ma anche a offrire un congruo numero di posizioni lavorative qualificate e di adeguate progressioni di carriera”.

Alcune delle azioni specifiche per introdurre un orientamento sostenibile si dovrebbero attuare per migliorare, dunque, l’orientamento alle scelte professionali (Career Education) precoci (inefficaci se tardive); le attività di Consulenza di carriera e di vita personale (Career &and Life Counselling) nella scuola superiore, organizzate da esperti (psicologi con formazione ad hoc) in collaborazione con gli insegnanti (formati) e con i genitori; l’attivazione di Life Design Lab (università) per la definizione di progettualità realizzabili, lo sviluppo di soft e smart skills (resilienza, adattabilità).

Anief ricorda che gli investimenti complessivi previsti nei prossime decenni per il comparto Scuola risultano addirittura in ulteriore flessione: leggendo l’ultimo documento economico finanziario nazionale sulla spesa pubblica per pensioni, sanità, assistenza agli anziani, istruzione e indennità di disoccupazione la spesa pubblica per la Scuola e la Conoscenza rispetto al Pil risulta in calo fino al 2035, passando dal 4% al 3,2%. E per l’immediato anche Eurostat ha collocato l’Italia all’ultimo posto UE per la spesa pubblica per l’Istruzione: nella nostra Penisola si investe per il comparto appena il 7,9%, conto il 10,2% medio dell’UE. L’indicazione degli esperti, quindi, non fa altro che ricordare che un Paese moderno non può mantenere questo gap rispetto ai suoi analoghi.

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