Piano annuale per l’inclusione: cosa scrivere, ecco i modelli. Scaricali gratis

Il PAI, come già sottolineato, intende promuovere il passaggio da una logica dell’integrazione delle diversità, statica che assimila, ad una logica dell’inclusione dinamica, intesa, quindi, come un processo che riconosca la rilevanza della piena partecipazione alla vita scolastica da parte di tutti i soggetti. Terzo di sette articoli.

Accogliendo i suggerimenti dell’Index per l’inclusione, ci prefiggiamo l’obiettivo generale di trasformare il tessuto educativo del nostro istituto creando:

  1. Culture inclusive;
  2. Politiche inclusive;
  3. Pratiche inclusive.

L’Index per l’Inclusione

L’Index per l’inclusione, per chi non avesse mai avuto l’opportunità di leggerlo, è lo strumento più importante, forse l’unico davvero proponibile al riguardo, per il miglioramento del contesto di apprendimento/insegnamento.

Si tratta, come sottolinea la casa editrice “Lattes” un suggerimento autorevole “per promuovere l’apprendimento e la partecipazione nella scuola in un’ottica inclusiva. Il volume di Booth e Ainscow, pubblicato nel 2000 dal Centre for Studies on Inclusive Education (e diffuso in Italia dal 2008 con l’edizione di Davigo e Janes), è diventato negli anni un punto di riferimento in ambito internazionale per ciò che riguarda lo sviluppo della progettazione inclusiva nelle scuole. La proposta dell’INDEX, frutto di differenti scuole di pensiero, è molto chiara: occorre abbandonare il riferimento ai Bisogni Educativi Speciali, che suggeriscono una visione della disabilità come problema che riguarda il singolo individuo, e sostituirlo con quello di ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione. “Disabile non è l’individuo, ma la situazione che, non tenendo conto della pluralità di soggetti e delle loro caratteristiche specifiche, ne privilegia alcuni a scapito degli altri … l’INDEX interpreta le difficoltà non come problema del singolo, ma come ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione che possono «dipendere dal contesto educativo o sorgere dall’interazione degli alunni con l’ambiente, ossia con le persone, le regole, le istituzioni, le culture e le caratteristiche socioeconomiche che influenzano le loro vite.”

(L’INDEX per l’inclusione, 2008 è consultabile su:

http://www.csie.org.uk/resources/translations/IndexItalian.pdf.

La disabilità come prodotto del contesto culturale

Quello proposto, è senza dubbio, un mutamento di prospettiva, che accetta un rilievo rilevante “perché evidenzia che la disabilità è soprattutto il prodotto del contesto culturale in cui si opera. Se crediamo, quindi, che il problema da affrontare siano gli ostacoli all’apprendimento e alla piena partecipazione, appare evidente che vi sono molti alunni a rischio di esclusione. In altri termini, l’inclusione non riguarderebbe solo gli alunni disabili o con determinate difficoltà di apprendimento, ma investirebbe ogni forma di esclusione che può avere origine da differenze culturali, etniche, socioeconomiche, di genere e sessuali. L’intento generale è, dunque, quello di allineare la “cultura” del nostro istituto alle continue sollecitazioni di un’utenza appartenente ad un tessuto sociale sempre più complesso e variegato e, contemporaneamente, di attivare concrete pratiche educative che tengano conto delle più aggiornate teorie psico-pedagogiche e delle recenti indicazioni legislative regionali, nazionali e comunitarie riguardanti l’inclusione. Si tratta di non raggiungere un generico principio di tolleranza delle diversità ma, piuttosto, di affermarle mettendole al centro dell’azione educativa, trasformandole così in risorse per l’intera comunità scolastica” come si legge nella nota della casa editrice Lattes.

Rimuovere gli ostacoli all’apprendimento

Questo sarà possibile se l’insegnante inseguirà il fine di rimuovere gli ostacoli allo studio e alla partecipazione, attraverso l’attivazione di facilitatori e la rimozione di barriere, come suggerito dal Sistema di Classificazione della Disabilità ICF (International Classification of Funtioning, Disability and Health, 2001) sviluppato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tale Sistema classifica lo stato di salute e disabilità attraverso Quattro categorie (funzioni corporee, strutture corporee, partecipazione e attività, condizioni ambientali), variabili che, se considerate nel loro insieme, ci danno un quadro più ricco della persona che va oltre la semplice distinzione abile/disabile e che tiene conto del fatto che ogni studente, in uno specifico momento della sua vita, può essere portatore di bisogni educativi speciali, intesi anche nell’accezione positiva delle eccellenze.

L’ICF e il bisogno educativo speciale

Secondo l’ICF il bisogno educativo speciale (BES) riproduce qualunque problematicità evolutiva di funzione in ambito educativo e/o apprenditivo, senza vincoli rispetto all’eziologia, che richiede una educazione speciale individualizzata. Necessita, perciò, lasciare da parte il riferimento ai BES come ad un’area di minoranza che ha bisogno di essere integrata dalla maggioranza “normale” e ritenere, piuttosto, che la disabilità e lo svantaggio non siano solo “dentro” al ragazzo, ma siano il prodotto della sua relazione con il contesto culturale e sociale.

Una vera attenzione verso l’inclusione scolastica dovrebbe evitare la creazione di categorie e sottocategorie etichettanti ed avviare una profonda riflessione sulle tematiche educativo-didattiche, sugli stili d’insegnamento, sulle scelte metodologiche, sulla gestione della relazione educativa, sullo sviluppo dell’intelligenza emotiva, sugli approcci curricolari.

Infine, continua la casa Editrice Lattes che a riguarda si rileva un valido supporto agli insegnanti di sostegno, è bene ricordare che dare attenzione ai bisogni educativi speciali non vuol dire abbassare il livello delle attese negli apprendimenti, ma permettere a tutti la piena espressione delle proprie potenzialità garantendo il pieno rispetto dell’uguaglianza delle opportunità.

La strategia inclusiva della scuola italiana

In questo percorso ci lasceremo accompagnare, come prassi invalsa, da alcune buone pratiche della scuola italiana che, ciascuno dei nostri articoli, vuole proporre non solo come modello, ma, principalmente, istituzione da emulare. In questo caso attraverseremo il fiume del PAI con l’aiuto dell’abilissimo staff del Secondo Circolo Didattico “Giovanni XXIII” di Paternò (CT), diretto, con competenza e assai attenzione al fenomeno oggetto di questo articolo, dalla Prof.ssa Daniela Santa Tomasello. La direttiva e le successive circolari e note di chiarimento, che ciascun docente impegnato nei gruppi dell’Inclusione dovrebbero conoscere, delineano e precisano la strategia inclusiva della scuola italiana, al fine di realizzare pienamente il diritto all’ apprendimento per tutti gli alunni e gli studenti in situazione di difficoltà. Si ridefinisce e completa il tradizionale approccio all’integrazione scolastica, basato sulla certificazione della disabilità, estendendo il campo di intervento e di responsabilità di tutta la comunità educante all’intera area dei bisogni educativi speciali (BES), da sancire annualmente attraverso la redazione del piano annuale per l’inclusività.

La direttiva estende pertanto a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla Personalizzazione dell’apprendimento, richiamandosi espressamente ai principi Enunciati dalla legge 53/2003.

Didattica individualizzata e personalizzata come garanzia del diritto allo studio

È opportuno esaminare i contenuti della Legge 170/2010 che insiste più volte sul tema della didattica individualizzata e personalizzata come strumento di garanzia del diritto allo studio.

Individualizzato

“Individualizzato” è l’intervento calibrato sul singolo, anziché sull’intera classe o sul piccolo gruppo, che diviene “personalizzato” quando è rivolto ad un particolare discente.

L’azione formativa personalizzata

L’azione formativa personalizzata ha, in più, l’obiettivo di dare a ciascun alunno l’opportunità di sviluppare al meglio le proprie potenzialità.

Personalizzata

“La didattica è personalizzata, in base a quanto indicato nella Legge 53/2003 e nel Decreto legislativo 59/2004, quando calibra l’offerta didattica, e le modalità relazionali, sulla specificità ed unicità a livello personale dei bisogni educativi che caratterizzano gli alunni della classe, considerando le differenze individuali soprattutto sotto il profilo qualitativo; si può favorire, così, l’accrescimento dei punti di forza di ciascun alunno, lo sviluppo consapevole delle sue ‘preferenze’ e del suo talento” come si legge in premessa al PAI del citato Secondo Circolo Didattico.

La didattica personalizzata

Nel rispetto degli obiettivi generali e specifici di apprendimento, la didattica personalizzata si sostanzia nell’impiego di una varietà di metodologie e strategie didattiche, tali da promuovere le potenzialità e il successo formativo in ogni alunno: l’uso dei mediatori didattici (schemi, mappe concettuali, etc.), l’attenzione agli stili di apprendimento, la calibrazione degli interventi sulla base dei livelli raggiunti, nell’ottica di promuovere un apprendimento significativo.

La sinergia fra didattica individualizzata e personalizzata determina dunque, per l’alunno e lo studente con DSA E BES, le condizioni più favorevoli per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento.

Tipologie di bes

Ma a quali BES ci riferiamo? Li elenchiamo per comprendere bene come bisogna operare e quali voci è necessario, o sarebbe necessario, attenzionare.

Eccoli:

  1. Alunni disabili (legge 104/1992);
  2. Alunni con disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici (legge 170/2010).
  3. Alunni con svantaggio sociale e culturale;
  4. Alunni con difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.

Destinatari del PAI

Nella premessa al PAI, definito dal Secondo Circolo Didattico “Giovanni XXIII” di Paternò (CT)., diretto dalla prof.ssa Daniela Santa Tomasello, si legge che “sono destinatari dell’intervento a favore dell’inclusione scolastica tutti gli alunni con bisogni educativi speciali comprendenti:

  • disabilità (ai sensi della legge 104/92)
  • disturbi evoluti specifici (legge 170/2010);
  • alunni con svantaggio socio-economico;
  • svantaggio linguistico e/o culturale.

Definizione di Bisogno Educativo Speciale

Un bisogno educativo speciale è una difficoltà che si evidenzia in età evolutiva negli ambiti di vita dell’educazione e/o apprenditivo.

Si manifesta come funzionamento problematico in termine di danno, ostacolo o stigma sociale; necessita di un Piano Educativo individualizzato e/o personalizzato.

La Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 ricorda che “ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”.

La redazione del piano

Ci occupiamo, a seguire, delle considerazioni da fare per la redazione del piano. Anche in questo caso utilizzeremo il ben strutturato PAI dal Secondo Circolo Didattico “Giovanni XXIII” di Paternò (CT).

Tipologie di alunni con Bisogni Educativi Speciali

Il primo riferimento andrebbe fatto alla rilevazione in ingresso effettuata dai team dei docenti sulla base di apposite schede di rilevazione che dovrebbe mettere a punto il GLI, che dovrebbero attestare se nell’Istituto vi sono gli alunni con disabilità certificata; gli alunni con bisogni educativi speciali (D.S.A, e area svantaggio). Sarebbe auspicabile sia il dato numerico che quello in percentuale.

Alunni con disabilità

All’inizio dell’anno scolastico, andavano individuate le discipline o le aree disciplinari sulle quali intervenire. Il docente specializzato è incaricato, di fatto, di tenere e curare i rapporti con i genitori e con l’ASP di riferimento; redige, congiuntamente con gli operatori del servizio sanitario territoriale, con i genitori e il consiglio di classe, il PEI ed il PDF; partecipa ai G.L.H.O., ai G.L.H. d’Istituto e alle riunioni del Gruppo di Lavoro per l’Inclusione; alla fine riferisce il suo operato in una relazione finale.

Scelte metodologiche

All’interno delle classi in cui sono presenti alunni con disabilità, si adottano strategie e metodologie favorenti l’inclusione e il lavoro di gruppo, come l’apprendimento cooperativo, il tutoring, le attività laboratoriali. Individuarle, classificarle ed elencarle dettagliatamente.

Verifica e valutazione

Come verificare e valutare? Gli alunni con diversa abilità sono valutati in base ai descrittori e al documento di valutazione individualizzati. Le verifiche, orali e scritte, concordate con i docenti curriculari, possono prevedere tempi più lunghi di attuazione.

Individualizzazione dei percorsi d’apprendimento

Nella programmazione educativa individualizzata si promuoveranno itinerari che sollecitano l’autonomia personale, sociale e didattica, limitando, per quanto possibile, la dipendenza dell’alunno dal docente per le attività di sostegno.Nel caso di adozione di programmazione differenziata si svilupperanno tutti i raccordi possibili con la programmazione della classe, in modo da favorire l’inclusione dell’alunno.

Continuità educativo-didattica

L’Istituto che scelte di continuità ha fato e intende continuare a compiere? Chiedersi questo è fondamentale. Potrebbe considerare la continuità educativo-didattica come fattore facilitante il processo di apprendimento dell’alunno con disabilità e per questo si creano le condizioni affinché l’insegnante per le attività di sostegno assegnato ad una classe permanga, per quanto possibile, anche negli anni successivi.

Alunni con disturbi specifici

Gli alunni con disturbi specifici che non rientrano nelle categorie stabilite dalla legge 104/92 possono usufruire di un piano di studi personalizzato e delle misure previste dalla legge 170/2010. Tale legge dispone che le istituzioni scolastiche garantiscono “l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata” come strumento di garanzia del diritto allo studio, introducendo strumenti compensativi e misure dispensative. Gli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) hanno competenze intellettive nella norma o anche elevate, ma – per specifici problemi possono incontrare difficoltà a scuola e devono essere aiutati quindi a realizzare pienamente le loro potenzialità.

I disturbi specifici dell’apprendimento

I disturbi specifici dell’apprendimento sono i seguenti:

  • Dislessia
  • Disgrafia
  • Disortografia
  • Discalculia
  • Disprassia

Alcune tipologie di disturbi, non esplicitati nella legge 170/2010, danno diritto ad usufruire delle stesse misure ivi previste in quanto presentano problematiche specifiche in presenza di competenze intellettive nella norma” (Direttiva dicembre 2012).

Rientrano in questa categoria gli alunni che presentano:

  • Deficit del linguaggio.
  • Deficit delle abilità non verbali.
  • Deficit nella coordinazione motoria.
  • Deficit dell’attenzione.
  • Funzionamento cognitivo limite.
  • Disturbo dello spettro autistico lieve (qualora non previsto dalla legge 104).

Adempimenti del team dei docenti

Il team dei docenti, qualora ravvisi difficoltà nel percorso scolastico dell’alunno non riconducibili ad ordinaria difficoltà di apprendimento e che possono essere riconducibili a disturbi evolutivi specifici, informa la famiglia, affinché provveda agli opportuni accertamenti.

Successivamente il team dei docenti prende in esame eventuale documentazione clinica e/o certificazione presentata dalla famiglia.

Predisposizione del Piano Didattico Personalizzato

Il team dei docenti predispone gli interventi di inclusione, assumendosi la responsabilità pedagogico-didattica. Possono essere previste misure compensative e dispensative, nonché progettazioni e strategie didattiche- educative calibrate sugli standard attesi per le competenze in uscita.

Documentazione

Il coordinatore di classe è responsabile della documentazione che dovrà essere consegnata al Dirigente Scolastico, che prende visione del PDP e lo firma.

Monitoraggio

Il docente prevalente informa il referente del GLI del percorso di inclusione attivato. Il monitoraggio del PDP sarà effettuato durante i Consigli di interclasse e durante gli incontri del gruppo di lavoro per l’inclusione.

Valutazione

Il team dei docenti assume la responsabilità pedagogico-didattica ai fini valutativi.

Alunni con svantaggio socio-economico, linguistico e/o culturale

Tali tipologie di BES dovranno essere individuate sulla base di elementi oggettivi come, ad esempio, la segnalazione degli operatori dei servizi sociali oppure ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche.

Le metodologie e le strategie didattiche devono essere volte a:

  • Utilizzare una didattica interattiva, coinvolgente e supportata da adeguati mediatori didattici, soprattutto multimediali.
  • Favorire la co-evoluzione nell’apprendimento.
  • Sviluppare forme di apprendimento cooperativo
  • Sviluppare forme di apprendimento tra pari (tutoring)
  • Ricorrere a forme di apprendimento attivo
  • Sfruttare i punti di forza di ciascun alunno, adattando i compiti agli stili degli studenti e dando varietà e opzioni nei materiali e nelle strategie d’insegnamento.
  • Utilizzare mediatori didattici diversificati (mappe, schemi, immagini)
  • Collegare l’apprendimento alle esperienze e alle conoscenze pregresse degli studenti
  • Favorire l’utilizzazione immediata e sistematica delle conoscenze e abilità, mediante attività laboratoriale
  • Sollecitare la rappresentazione di idee sotto forma di mappe, da utilizzare come facilitatori procedurali nella produzione di un compito.
  • Far leva sulla motivazione ad apprendere
  • Sviluppare una didattica meta cognitiva
  • Favorire l’autostima.

Il modello del Piano annuale per l’inclusione

Il piano d’inclusione rivolto agli alunni con bisogni educativi speciali è parte integrante del POF d’istituto e si propone di:

  • Favorire un clima di accoglienza e inclusione nei confronti dei nuovi studenti e delle loro famiglie, del nuovo personale scolastico.
  • Definire pratiche condivise tra scuola e famiglia; docenti
  • Sostenere gli alunni con BES nella fase di adattamento al nuovo ambiente e in tutto il percorso di studi;
  • Favorire il successo scolastico e formativo e prevenire blocchi nell’apprendimento di questi studenti, agevolandone la piena inclusione sociale.
  • Adottare piani di formazione che prevedano l’utilizzo di metodologie didattiche creative;
  • Promuovere qualsiasi iniziativa di comunicazione e di collaborazione tra scuola, famiglia ed enti territoriali coinvolti (comune, Asl, provincia, regione, enti di formazione, …);
  • Definire buone pratiche comuni all’ interno dell’istituto;
  • Delineare prassi condivise di carattere: amministrativo e burocratico (documentazione necessaria); comunicativo e relazionale (prima conoscenza);
  • educativo–Didattico (assegnazione, accoglienza, coinvolgimento del consiglio di classe).

Progettare la propria offerta formativa in senso inclusivo

Il piano annuale per l’inclusività è, quindi, uno strumento che consente alle istituzioni scolastiche di progettare la propria offerta formativa in senso inclusivo, spostando l’attenzione dal concetto di integrazione a quello di inclusione.

Il concetto di inclusione attribuisce importanza al modo di operare sul contesto, mentre col concetto di integrazione l’azione si focalizza sul singolo soggetto, cui si imputano deficit o limiti di vario genere e a cui si offre un aiuto di carattere didattico e strumentale per il superamento o il mitigamento degli stessi e per essere integrato nel sistema . Si tratta di un cambiamento di prospettiva che impone al sistema

“scuola” un nuovo punto di vista che deve essere eletto a linea guida dell’attività educativo-didattica quotidiana.

Quale scelta dovrebbe fare la scuola?”

La programmazione e l’effettuazione del percorso didattico dovrebbe essere indirizzata verso la personalizzazione e/o individualizzazione dei percorsi educativi rispettando la peculiarità di approccio, metodo, stile e livello di apprendimento di tutti i discenti e, in particolare, dei BES;

Ogni istituzione dovrebbe, quindi, che, per quanto attiene allo specifico didattico, si ricorra a:

  1. individualizzazione (percorsi differenziati per obiettivi comuni);
  2. personalizzazione (percorsi e obiettivi differenziati);
  3. strumenti compensativi;
  4. misure dispensative;

Cosa fare in prossimità degli adempimenti normativi di giugno?

Punti di criticità e punti di forza del P.A.I.

È giusto e adeguato, innanzi tutto, analizzare e quindi elencare tutti i punti di criticità e di forza del P.A.I.

Per l’attuazione di una concreta politica di inclusione, infatti, è necessario dar riscontro ai punti di criticità e i punti di forza attuali della scuola. Ad oggi si ritiene di dover segnalare, per ovviare laddove sia nella possibilità, i seguenti punti di criticità:

  • scarse risorse finanziarie per corsi di formazione del personale;
  • tardiva disponibilità delle risorse finanziarie annuali attraverso le quali attivare opportuni interventi di sostegno/integrativi;
  • difficoltà nel desumere, per gli alunni neo-iscritti, dalla documentazione presentata, informazioni sufficienti utili a prevedere eventuali BES per l’anno scolastico successivo
  • Punti di forza:
  • presenza di funzioni strumentali e gruppi di lavoro;  presenza di laboratori;
  • presenza di progetti specifici.

La strutturazione del PAI

Parte I – analisi dei punti di forza e di criticità

A. Rilevazione dei BES presenti:

B. Risorse professionali specifiche prevalentemente utilizzate in…

C. Coinvolgimento docenti curricolari

D. Coinvolgimento personale ATA

E. Coinvolgimento famiglie

Informazione /formazione su genitorialità e psicopedagogia dell’età evolutiva

F. Rapporti con servizi sociosanitari territoriali e istituzioni deputate alla sicurezza

G. Rapporti con privato sociale e volontariato

H. Formazione docenti

Strategie e metodologie educativo- didattiche / gestione della classe

Didattica speciale e progetti educativo- didattici a prevalente tematica inclusiva

Didattica interculturale / italiano

Psicologia e psicopatologia dell’età evolutiva (compresi DSA, ADHD)

Progetti di formazione su specifiche disabilità (autismo, ADHD, Dis. Intellettive, sensoriali…)

I. Interventi inclusivi attuati a favore di alunni certificati con legge quadro 104/92

L. Interventi inclusivi attuati a favore di alunni con DSA

M. Interventi inclusivi attuati a favore di alunni con svantaggio economico, linguistico e culturale

Parte II

Obiettivi di incremento dell’inclusività proposti per il prossimo anno

In questa parte va inserito:

  • Cosa intende fare la Scuola.
  • Per quanto attiene allo specifico didattico a cosa si ricorrerà.
  • Cosa si utilizzerà secondo una programmazione personalizzata con riferimento alla normativa nazionale e/o alle direttive del POF.

Vanno riportate:

  • Le azioni in merito alle principali aree di intervento, finalizzate alla riduzione delle barriere che limitano l’apprendimento e la partecipazione sociale, sono sotto riportate.
  • Gli aspetti organizzativi e gestionali coinvolti nel cambiamento inclusivo (chi fa cosa, livelli di responsabilità nelle pratiche di intervento).
  • I compiti del GLI.

Vanno poi elencate le adozioni di strategie di valutazione coerenti con prassi inclusive.

Per esempio:

  • Valutazione del Piano Annuale dell’Inclusione, in itinere, monitorando punti di forza e criticità.
  • Formazione nella strategia razionale-emotiva a supporto degli studenti con difficoltà di apprendimento e nella gestione delle problematiche.
  • Commissione BES: raccolta e documentazione sugli interventi didattico-educativi, consulenza ai colleghi sulle strategie/metodologie di gestione delle classi, proposta di strategie di lavoro per il GLI.
  • Elaborazione proposta di PAI riferito a tutti gli alunni con BES al termine di ogni anno scolastico.

Per quanto riguarda la modalità di verifica e di valutazione degli apprendimenti, i docenti terranno conto dei risultati raggiunti in relazione al punto di partenza e verificheranno quanto gli obiettivi siano riconducibili ai livelli essenziali degli apprendimenti.

Uno spazio va riservato all’organizzazione dei diversi tipi di sostegno presenti all’interno della scuola.

Un altro alle figure professionali che collaborano all’interno dell’istituto.

Vanno elencate le modalità per organizzare le azioni attraverso metodologie funzionali all’inclusione. Ad esempio:

  • Attività laboratoriali (learning by doing)
  • Attività per piccolo gruppi (cooperative learning)
  • Tutoring
  • Attività individualizzata (mastery learning) di apprendimento sia per gli alunni con disabilità, sia per gli alunni BES in correlazione con quelli previsti per l’intera classe.

La progettualità didattica orientata all’inclusione comporta l’adozione di strategie e metodologie favorenti l’apprendimento cooperativo, il lavoro di gruppo e/o a coppie, il tutoring, l’apprendimento per scoperta, la suddivisione del tempo, l’utilizzo di mediatori didattici, di attrezzature e ausili informatici, di software e sussidi specifici.

Da menzionare la necessità che i docenti predispongano i documenti per lo studio o per i compiti a casa in formato elettronico, affinché essi possano risultare facilmente accessibili agli alunni che utilizzano ausili e computer per svolgere le proprie attività di apprendimento.

A questo riguardo risulta utile una diffusa conoscenza delle nuove tecnologie per l’integrazione scolastica, anche in vista delle potenzialità aperte dal libro di testo in formato elettronico. 7

Vanno elencati gli obiettivi relativi alla didattica

  • Utilizzo sistematico delle nuove tecnologie e di software didattici
  • Sarà favorita la didattica cooperative, l’apprendimento attivo e l’apprendimento tra pari (tutoring)
  • Progetto accoglienza

L’organizzazione dei diversi tipi di sostegno

Va individuata la modalità di organizzazione dei diversi tipi di sostegno presenti all’esterno della scuola, in rapporto ai diversi servizi esistenti. Come ad esempio:

  • Utilizzo oculato delle risorse professionali in base alla specializzazione/esperienza nelle diverse tipologie di disabilità.
  • Utilizzo delle ore non frontali dei docenti curriculari di posto comune tramite stesura di progetti finalizzati al recupero degli alunni con difficoltà di apprendimento.
  • Coinvolgimento dei C.T.I. e i C.T.S., delle A.S.P. e dei Centri di Assistenza Territoriali.

La famiglia

Uno spazio importante bisogna dedicarlo al ruolo delle famiglie e della comunità nel dare supporto e nel partecipare alle decisioni che riguardano l’organizzazione delle attività educative.

La scuola deve prevedere di fornire informazioni e richiedere la collaborazione alle famiglie.

Deve prevedere, inoltre, come valorizzare il ruolo delle famiglie e la loro partecipazione propositiva.

Si cercherà, altresì, di incentivare la partecipazione delle famiglie ad eventuali progetti realizzati dalla scuola, al fine di coinvolgerle in attività di promozione della comunità educante.

L’informazione

Si cercherà, infine, di curare l’informazione/formazione su tematiche relative ai disturbi specifici dell’apprendimento.

Bisogna avere chiaro che lo sviluppo di un curricolo attento alle diversità e alla promozione di percorsi formativi inclusivi è l’unica scelta che può essere operata.

Il PDP e il PEI

In base alle situazioni di disagio e sulle effettive capacità degli studenti con bisogni educativi speciali, viene elaborato un PDP (PEI nel caso di alunni con disabilità).

Nel PDP vengono individuati gli obiettivi specifici d’apprendimento, le strategie e le attività educativo/didattiche, le iniziative formative integrate tra istituzioni scolastiche e realtà socio/assistenziali o educative territoriali, le modalità di verifica e valutazione.

Per ogni soggetto si dovrà provvedere a costruire un percorso finalizzato a:

  • rispondere ai bisogni individuali
  • monitorare la crescita della persona
  • monitorare l’intero percorso
  • favorire il successo della persona nel rispetto della propria individualità-identità

Allegato al presente il PAI del Secondo Circolo Didattico “Giovanni XXIII” di Paternò (CT) privato degli eventuali riferimenti sensibili.

Valorizzazione delle risorse esistenti

Ogni intervento sarà realizzato partendo dalle risorse e dalle competenze presenti nella scuola. Ciò può avvenire solo dopo avere provveduto alla:

  • Classificazione delle competenze dei docenti interni e valorizzazione delle stesse nella progettazione di momenti formativi.
  • Valorizzazione della risorsa “alunni” attraverso l’apprendimento cooperativo per piccoli gruppi, per mezzo del tutoraggio tra pari.
  • Valorizzazione degli spazi, delle strutture, dei materiali e della presenza vicina di un altro ordine di scuola per lavorare sulla continuità e sull’inclusione
  • Acquisizione e distribuzione di risorse aggiuntive utilizzabili per la realizzazione dei progetti di inclusione.

Piano annuale modello

Modello_Piano_Annuale_Inclusione

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