Personale Educativo: le proposte per valorizzarlo dopo l’esclusione dalle assunzioni e dal concorso

di redazione
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Nonostante le tante sentenze del Tar Lazio che ne hanno rimarcato lo status di docenti di scuola primaria, il Personale Educativo (appartenente alla classe di concorso L030 “Pedagogia e didattiche speciali dell’insegnamento, ordine scuola PPPP” e collocato dall’art. 3 del Dpr 23 agosto 1988 n. 399 “nell’area funzione docente” )continua ad essere ignorato dal Miur, dopo l’ingiusta esclusione dal piano assunzionale della Legge 107/15.

Nei giorni scorsi è avvenuto l’incontro di una delegazione di docenti educatori con gli onorevoli Maria Marzana e Giuseppe Brescia componenti della VII Commissione Cultura che hanno ascoltato tutte le richieste avanzate da questa categoria di docenti appartenenti alle Graduatorie ad esaurimento dal 2002, cioè da quando hanno conseguito l’abilitazione con concorso bandito dal Miur.

I due deputati hanno dichiarato che studieranno “il caso ” con il loro staff anche legale, e lavoreranno sulla risoluzione delle varie problematiche esposte, presentando successivamente un documento al Miur.

Da sottolineare che il personale educativo è stato escluso oltre che dal piano assunzionale Buona Scuola, anche dalla partecipazione al recente Bando concorso della scuola.

Anief ha denunciato prima di tutti questa discriminazione parlando di educatori trattati come una “figura professionale della scuola sempre più relegata all’angolo” e impugnando, con successo, la mancata assegnazione dei 500 euro per la formazione professionale in itinere prevista sempre dalla Buona Scuola. Il giovane sindacato ha permesso anche la loro partecipazione, negata dal Miur, al concorso a cattedra.

Dato che il personale educativo è a pieno titolo e status nel ruolo docente, come tale deve essere considerato e trattato. Gli educatori hanno avanzato ai deputati Marzana e Brescia le seguenti proposte:

1. l’istituzione dell’organico funzionale per le istituzioni educative, ritenendo che anche questi segmenti dell’istruzione debbono essere messe nelle condizioni di poter realizzare, attraverso l’organico dell’autonomia, gli obiettivi di ampliamento dell’offerta formativa già previsti dalla legge 107/15 (art. 1) per la scuola primaria e secondaria.
2. il personale educativo abilitato e qualificato inserito in GAE (classe PPPP) sia utilizzato nell’ambito dei progetti educativi e formativi finanziati nell’ambito di progetti comunitari e dei PON
3. il personale educativo nei convitti sia incrementato e non ridotto, poiché le attività extrascolastiche da attivare necessitano di personale qualificato per riuscire a garantire la qualità del servizio proposto
4. il personale educativo abilitato e qualificato inserito in GAE (classe PPPP) sia utilizzato per coprire la necessità di educatori e pedagogisti nelle scuole non siano più le cooperative sociali a gestire il reclutamento di personale esterno in qualità di “educatore”, poiché esistono graduatorie provinciali pubbliche (GAE) a cui attingere, che si sono formate a seguito di concorso pubblico
5. Un piano di assunzioni straordinario così come stabilito dall’art. 10 della Buona Scuola in virtù del fatto che il requisito fondamentale per accedere al piano assunzionale nazionale è l’inserimento nelle Gae e il Personale educativo ne fa parte al pari dei docenti, ha superato un concorso di abilitazione al pari dei docenti, ma principalmente è equiparato in tutto e per tutto ai docenti della primaria, secondo il Dpr 417/74 (art. 121)
6. Immediate immissioni, fin dalle prossime procedure, su tutti i posti vacanti e disponibili per tutti gli educatori precari da anni inseriti nelle GAE
7. Il recupero e la rimodulazione degli organici del personale educativo con conseguente ripristino dei parametri precedenti il DPR 81/2009, atteso che gli attuali, impediscono, di fatto, la corretta organizzazione scolastica, così da incidere negativamente sulla stessa efficacia didattico-educativa

Rivendica e propone altresì l’utilizzo di tale figura:

• nell’ambito dell’istituendo Organico Funzionale, ad ora già sperimentato in varie Istituzioni Educative come quelle del torinese,
• attraverso l’inserimento in attività di integrazione ed inclusione di alunni con disabilità, oggi già attuate in alcune Istituzioni Educative come quelle di Torino e di Caluso,
• attraverso l’utilizzo in progetti di rete (ad es. semiconvitto) con altre scuole, da anni già sperimentati dai convitti di molte regioni d’Italia.

Filippa Antinoro

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