Personale Ata, ANIEF: la Legge di Stabilità dimezza le assunzioni chieste dal Miur, 3mila anziché 6mila, in arrivo 1 amministrativo ogni 16 istituti autonomi

di redazione
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ANIEF – Il personale Ata della scuola continua ad essere considerato l’ultima “ruota del carro”.

Non solo percepisce lo stipendio più basso della pubblica amministrazione e deve affrontare carichi di lavoro crescenti, basti pensare alla verifica dello stato vaccinale di otto milioni di alunni: da quasi dieci anni è sottoposto a tagli continui di personale, una consuetudine confermata anche dal Governo Renzi che ha cancellato circa 2mila posti. Pure le assunzioni sono state effettuate al minimo: dopo un blocco di alcuni anni, questa estate il Mef ne aveva autorizzate 6.200, sebbene le unità di lavoro vacanti e disponibili in organico di diritto fossero tre volte tanto, oltre 18mila.

 

Il disavanzo di 12mila posti, a cui aggiungerne altrettanti in organico di fatto, in alta percentuale anche questi a tutti gli effetti senza titolare, sembrava dovesse essere in parte colmato con la prossima Legge di Stabilità: il Ministero dell’Istruzione, infatti, aveva chiesto formalmente al Governo di stabilizzare 6mila precari tra assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. La stessa Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, aveva indicato un’importante numero di Ata da stabilizzare. Sul provvedimento c’era stato pure il via libera iniziale da parte del Consiglio dei Ministri. L’entità di quel provvedimento, però, in sede di revisione è stata modificata. Provocando l’ennesima doccia fredda alla categoria più bistrattata del pubblico impiego.

 

“L’annuncio del Ministro Fedeli relativamente all’assunzione di 6mila ATA su posti vacanti in organico di diritto – scrive Orizzonte Scuola – si è scontrato contro le calcolatrici della Ragioneria dello Stato. È quanto risulta dalla lettura della bozza delle Legge di Bilancio in nostro possesso”. La stessa testata specializzata fornisce anche il testo della legge di fine 2017, in via di approvazione.

 

“Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca è autorizzato a coprire posti vacanti e disponibili nell’organico di diritto del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) oltre le ordinarie facoltà assunzionali, nella misura di: a) 2.500 posti di collaboratore scolastico e 500 di assistente amministrativo nell’anno scolastico 2018/2019; b) tutti i posti vacanti e disponibili a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020”. In pratica, non si assume un assistente tecnico e appena un amministrativo ogni 16 istituti scolastici autonomi. Per non parlare della generica indicazioni di assumere su tutti i posti vacanti solo tra due anni.

 

“La riformulazione del contingente di assunzioni da parte della Ragioneria dello Stato, facente capo al Mef, dimostra che la considerazione per la categoria non è cambiata – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal -: già con la Buona Scuola, la riforma Renzi-Giannini, avevamo assistito all’incomprensibile mancata assunzione di Ata. L’esclusione è stata confermata poi in occasione del piano straordinario previsto per i docenti, ma, soprattutto, con il potenziamento: come se nelle scuole per attuare i progetti e le attività a supporto della didattica si possa fare a meno degli Ata”.   

 

Lo scarso rispetto per amministrativi, tecnici e ausiliari si ritrova anche nel Governo tecnico precedente, con il provvedimento, inserito nella Legge di Stabilità, che di fatto impedisce, tranne rare eccezioni, di sottoscrivere contratti per le supplenze ‘brevi’. Sempre la Legge 107/2015 ha poi “regalato” agli Ata, ma vale anche per i docenti, la norma “strozza-supplenze” che a partire dal 1° settembre 2016 ha vietato agli Uffici scolastici di sottoscrivere contratti annuali con tutti i precari che hanno accumulato 36 mesi di servizio nella scuola pubblica. L’Anief poi non dimentica che per fare spazio ai lavoratori soprannumerari delle province, nel 2015 furono congelate inutilmente migliaia di assunzioni: contro quel provvedimento il giovane sindacato avviò una class action, i cui effetti devono ancora definirsi.

“La verità – continua Pacifico – è che si continua a fare cassa sugli Ata. Anche sui precari, che lavorano su posti vacanti, ma senza dare loro l’opportunità di operare a luglio e agosto, salvo rari casi decisi dai dirigenti scolastici perché proprio costretti. Per questo motivo abbiamo presentato ricorso per recuperare gli stipendi dei mesi estivi, sottratti in modo illegittimo. Sia per l’anno scolastico in corso, sia per quelli passati. Tutto il personale Ata non assunto, infine, può aderire ai ricorsi per la stabilizzazione e gli scatti di stipendio non assegnati”.

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