Permessi 104/92 se l’assistito è ricoverato a tempo pieno. Ecco quando si può

di Paolo Pizzo

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3 giorni di permesso legge 104/92 solo se il soggetto disabile non è ricoverato stabilmente presso alcuna struttura. Esistono delle deroghe?

Stefania scrive

Salve. Sono insegnante di scuola primaria. Mia figlia è appena entrata in una Comunità a bassa intensità. Le è stata riconosciuta una invalidità del 100% e la L. 104 art. 3 comma 3. Vorrei sapere se posso, ora che lei è in Comunità, usufruire dei 3 giorni mensili di permesso per L. 104. Ho trovato una sentenza della Corte di Cassazione che stabilisce che, se il portatore di handicap non soggiorna in una struttura ospedaliera o simili, chi ha la 104 può chiedere i 3 gg mensili.  La mia scuola mi richiede una dichiarazione da parte di un medico della struttura in cui si dichiara che mia figlia ha bisogno della mia assistenza, ma, non credo debba essere un medico a rilasciare questa dichiarazione, ma un legale.  Mi potete aiutare a capire come mi devo muovere? Grazie.

Ricovero a tempo pieno  in una “struttura”

Il diritto ad usufruire dei 3 giorni al mese o del congedo biennale per assistere il proprio figlio o familiare con handicap grave decade se il disabile è ricoverato a tempo pieno, per le intere ventiquattro ore, presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa.

Deroghe

Fanno eccezione a tale presupposto le seguenti circostanze: 1) interruzione del ricovero per necessità del disabile di recarsi fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite o terapie; 2) se il disabile è in coma vigile e/o in situazione terminale; 3) se, nonostante il ricovero a tempo pieno,   risulti documentato dai sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un famigliare.

Conclusioni

Per rispondere al quesito della collega è indispensabile innanzitutto capire che tipo di assistenza presta la  Comunità a bassa intensità.

La Corte di Cassazione a cui si riferisce chi ci interpella ha infatti sentenziato che la ratio legis dell’istituto in esame consiste nel favorire l’assistenza alla persona affetta da handicap grave in ambito familiare rendendo incompatibile con la fruizione del diritto all’assistenza da parte dell’handicappato solo una situazione nella quale il livello di assistenza sia garantito in un ambiente ospedaliero o del tutto similare. Solo strutture di tal genere, infatti, possono farsi integralmente carico sul piano terapeutico ed assistenziale delle esigenze del disabile, con ciò rendendo non indispensabile l’intervento, a detti fini, dei familiari….. Se, invece, la struttura non sia in grado di assicurare prestazioni sanitarie che possono essere rese esclusivamente al di fuori di essa, si interrompe la condizione del ricovero a tempo pieno in coerenza con la ratio dell’istituto dei permessi … che è quella di consentire l’assistenza della persona invalida che non sia altrimenti garantita o per i periodi in cui questa non lo sia….

Pertanto, è importante capire se, in base alla “tipologia” di disabilità accertata, si tratta di una assistenza sanitaria continuativa (e questo la struttura lo sa…) . Se così fosse i permessi possono essere richiesti e quindi fruiti solo se la struttura stessa rilascerà una dichiarazione (che quindi rilascia il medico) in cui si evince chiaramente il bisogno di assistenza da parte di un genitore.

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