E. Reati presidenziali

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Per far sì che il Presidente della Repubblica possa svolgere il suo ruolo di garante in autonomia dagli altri organi dello Stato e senza subire pressioni politiche, la Costituzione afferma che il Presidente della Repubblica è politicamente irresponsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni (art.90 Cost.)

La responsabilità politica degli atti presidenziali è assunta dai ministri proponenti (quelli cioè competenti per materia), che controfirmano gli atti del Presidente della Repubblica, partecipano all’atto stesso e potrebbero essere chiamati a rispondere davanti al Parlamento.

La Costituzione prevede due soli casi, di difficile configurazione, in cui l’irresponsabilità del Presidente viene meno:

  • l’alto tradimento (ogni comportamento doloso, concretantesi in una violazione del giuramento di fedeltà alla Repubblica quale l’accordo segreto con uno Stato straniero per danneggiare gli interessi del nostro paese);
  • l’attentato alla Costituzione, cioè ogni comportamento doloso volto a sovvertire con mezzi illeciti l’ordine costituzionale e i valori fondamentali della nostra Costituzione.

Se commette uno di questi reati, il Presidente può essere messo in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune (art. 90 Cost.) e giudicato dalla Corte costituzionale.

Messa in stato di accusa

La messa in stato di accusa è un procedimento, molto articolato che ha l’obiettivo implicito di tutelare il più possibile il capo dello Stato, garante della Costituzione e dell’unità nazionale, da accuse pretestuose e strumentali, e che è riservato solamente a reati davvero gravi. Per questo, nella storia repubblicana, nessun Presidente è mai stato formalmente messo in stato d’accusa né, destituito. Anche se, in un paio di occasioni, ci si è andati vicino: nel 1978, quando Giovanni Leone si dimise per lo scandalo Lockheed, e nel 1992, quando il Pds dichiarò di voler chiedere lo stato d’accusa per Francesco Cossiga (per aver snaturato il ruolo di Presidente con le sue picconate e per il suo ruolo nell’organizzazione segreta Gladio), il quale però si dimise poche settimane prima della scadenza del mandato. Anche Scalfaro fu accusato di aver utilizzato fondi neri quando era ministro dell’Interno e di aver attentato alla Costituzione con il ribaltone che aveva portato alla fine del governo Berlusconi e alla nascita di quello guidato da Lamberto Dini. Il Movimento 5 stelle nel 2018 ha minacciato la messa in stato d’accusa di Mattarella per aver impedito la nascita di un governo mettendo “un veto” sul nome di un ministro perché antieuropeista.

L’impeachment della Costituzione degli Stati Uniti

Il termine inglese impeachment (variazione del francese empêchement, letteralmente ‘impedimento’) è oggi entrato nel gergo comune per chiamare il processo contro il Capo dello Stato ma, in realtà, indica un istituto tipico del sistema politico americano, la cui Costituzione prevede tale procedura, ma che è abbastanza diversa dalla nostra. L’impeachment è uno dei due iter previsti dalla Costituzione USA per destituire il Presidente. È promosso a maggioranza semplice dalla Camera che indica i capi d’accusa (alto tradimento, corruzione e altri crimini la cui definizione spetta all’interpretazione dei parlamentari). Il processo e la sentenza spettano poi al Senato che vota a maggioranza di due terzi.


Testo di Loredana Rosso
editing di
WinScuola

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