B. Sistemi elettorali

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I sistemi elettorali

I candidati alle elezioni sono in numero più alto rispetto ai seggi da ricoprire. L’insieme delle regole che consentono di definire quali tra i candidati otterranno effettivamente un seggio nell’organo per il quale si vota viene definito sistema  elettorale. Il sistema elettorale viene adottato con una legge, la legge elettorale, che può prevedere meccanismi diversi in base alla tipologia di votazione: nazionale (se si eleggono le Camere), regionale (se si eleggono Presidenti di Regioni e Consigli regionali), locale (se si eleggono Sindaci e Consigli comunali), comunitaria (se si eleggono i membri del Parlamento europeo).

Sostanzialmente vi sono due tipi di sistema elettorale: il sistema proporzionale e il sistema maggioritario.

Il sistema maggioritario si basa su collegi uninominali, cioè aree in cui viene eletto un unico candidato, quello che ha ottenuto più voti. Questo sistema consente di avere in Parlamento solo la rappresentanza dei partiti più grandi, e quindi rende più facile la governabilità del Paese, ma è considerato meno democratico.

Il sistema proporzionale si basa su collegi plurinominali, cioè aree del territorio in cui vengono eletti più candidati.

I voti sono ripartiti tra le tra le diverse liste di candidati e in proporzione ai voti ottenuti, sono nominati i candidati delle liste che hanno avuto più voti. Il sistema proporzionale garantisce una maggiore rappresentatività, ma può causare un eccessivo frazionamento delle forze politiche presenti in Parlamento, circostanza, questa, che rende più difficile governare in modo stabile. Inoltre, per raggiungere la maggioranza, si creano coalizioni tra forze politiche spesso molto litigiose e i governi sostenuti dalle stesse hanno vita breve.

Per cercare di attenuare la criticità  del proporzionale sono state sperimentare alcune forme di correttivi, quali la soglia di sbarramento, cioè una percentuale minima di voti da raggiungere per riuscire ad essere eletti o il premio di maggioranza, che permette a chi ha raggiunto la maggioranza relativa di voti, di ricevere un numero superiore di seggi rispetto a quelli dovuti, rafforzando così la stabilità del partito.

La legge elettorale che disciplina le elezioni per il Parlamento italiano è stata modificata più volte.

Le elezioni, avvenute quasi sempre con il sistema proporzionale, dal 1993 hanno visto l’adozione di modelli che si sono avvicinati al maggioritario per garantire maggiore stabilità. L’attuale legge elettorale chiamata Rosatellum dal nome del deputato che l’ha proposta, (e che segue le precedenti leggi elettorali, il Porcellum e l’Italicum, contenenti dei profili di illegittimità costituzionale) prevede un sistema  di tipo misto (circa un terzo dei parlamentari (il 36%), eletto con un sistema maggioritario e i restanti  2/3 (il 64%) con un sistema proporzionale, sulla base di un listino bloccato, un elenco di candidati indicati dal partito che gli elettori non possono scegliere. Prevede inoltre soglie di sbarramento del 3% o del 10% per le coalizioni e garantisce la parità di genere.


Testo di Loredana Rosso
editing di
WinScuola

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