I. Responsabilità dei magistrati

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L’indipendenza della magistratura non può porre la stessa al di là dello Stato, quasi “legibus soluta” e dunque la legge prevede la responsabilità dei giudici per l’esercizio abusivo dei loro poteri. La responsabilità può essere:

  • Responsabilità penale. I magistrati sono responsabili in materia penale per i reati commessi nell’esercizio della funzione giurisdizionale (ad esempio se coprono intenzionalmente alcuni imputati o se vendono le loro sentenze)
  • Responsabilità disciplinare. I magistrati rispondono davanti al CSM in caso di violazione dei loro doveri di imparzialità, correttezza, laboriosità, riservatezza, equilibrio, rispetto della dignità della persona (ad esempio fino a che punto può spingersi un giudice nell’esaminare un teste?  Quanto può forzare per ottenere il risultato voluto?)
  • Responsabilità civile. La responsabilità civile è stata introdotta con una legge del 1988 a seguito di un referendum abrogativo. I magistrati rispondono dei danni cagionati nell’esercizio delle loro funzioni, sia se hanno agito con dolo (intenzionalmente) o colpa grave (cioè con negligenza, per esempio dimenticandosi di scarcerare una persona quando ad es. sono decorsi i termini previsti per la custodia cautelare); sia se con un diniego di giustizia hanno rifiutato di compiere un atto dovuto. La legge in questi casi prevede che il danneggiato chieda il risarcimento del danno subito allo Stato e che lo Stato possa poi “rivalersi” sul magistrato responsabile.

Testo di Loredana Rosso
editing di
WinScuola

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