05. Origini della mafia

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Sull’origine della mafia e del suo nome ci sono diverse ipotesi ma una sola certezza, la nascita in Italia, in particolare in Sicilia, nella seconda metà del XIX secolo, inizialmente come strumento di pressione dei latifondisti nei confronti dei braccianti, poi come “mano armata” del potere economico – politico. Emblematico in questo senso l’assassinio con decine di coltellate di Emanuele Notarbartolo, ex sindaco di Palermo nonché ex Direttore Generale del Banco di Sicilia, avvenuto il 1° febbraio 1893 sul treno da Termini Imerese a Palermo. Notarbartolo sia come sindaco sia come Direttore Generale del Banco di Sicilia si era distinto per il suo attivismo contro la corruzione e per questo motivo era stato prima allontanato dalla gestione del Banco e poi, per evitare il rischio che rivelasse alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta dettagli pericolosi sulla connivenza tra il potere politico e la precedente gestione del Banco, era stato assassinato.

Il processo che seguì all’omicidio, svoltosi a Milano per tutelare giudici e giurati, contribuì a diffondere in Italia e all’estero la conoscenza della parola e del fenomeno mafia. Agli inizi del XX secolo, insieme all’emigrazione, la mafia siciliana, a cui oggi ci si riferisce col termine “Cosa Nostra”, si era diffusa anche negli Stati Uniti come mostra l’omicidio nel 1903 a Palermo di Joe Petrosino, un famoso poliziotto italo americano, in Italia sotto falso nome per condurre un’inchiesta sui rapporti tra mafia siciliana e americana.

Nel 1925 Mussolini tentò di debellare la mafia inviando in Sicilia Cesare Mori, soprannominato il “prefetto di ferro” per la sua repressione spietata, basata su rastrellamenti e processi avviati senza prove ma solo sulla base di indizi a causa della diffusa omertà ma che, anche dopo l’eventuale assoluzione, comportavano per i sospetti il confino di polizia nelle isole, a Ustica, Favignana, Pantelleria, o in paesetti isolati di Abruzzo e Puglia.

Portella della Ginestra 01Portella della Ginestra (PA) luogo dell’eccidio del 1947 (fonte CC wikipedia.org)

La mafia non fu però sradicata e si riorganizzò rapidamente riprendendo nel dopoguerra il suo ruolo di supporto al potere economico politico locale nel reprimere le rivendicazioni dei braccianti contro i latifondisti, come dimostrano la strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947, i successivi sanguinosi attentati alle sedi del Partito Comunista Italiano in diversi paesi dei dintorni e l’assassinio del sindacalista Placido Rizzotto il 10 marzo 1948. Anche gli anni Cinquanta e Sessanta in Sicilia furono connotati da uno stillicidio di omicidi con cui la mafia colpiva i suoi “nemici” come sindacalisti, giornalisti e le forze dell’ordine. Allo scopo di tenere sotto controllo “il fenomeno delle mafie e delle altre associazioni criminali, anche straniere” il Parlamento istituì per la prima volta dalla nascita della Repubblica una commissione d’inchiesta bicamerale che tenne la prima seduta il 14 febbraio 1963.


Testo di Giovanni Rosso
tratto dal libro per studenti “Educazione civica a scuola” pubblicato daWinScuola

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