06. Giudici, stragi, maxiprocessi

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La maggiore consapevolezza della gravità del fenomeno mafioso convinse negli anni ’80 alcuni magistrati, Chinnici, Caponnetto, Falcone, Borsellino a concentrare le loro forze lavorando in gruppo e raccogliendo e organizzando tutte le informazioni sulle varie denunce di reati mafiosi in modo sistematico. Questo modo di procedere portò alla prima vittoria ottenuta dallo Stato nella lotta alla mafia, il maxiprocesso di Palermo che si svolse tra febbraio 1986 e dicembre 1987 e si concluse con 19 condanne all’ergastolo e un totale di 2665 anni di detenzione per gli altri imputati. La maggior parte delle condanne furono poi confermate nel luglio del 1992 dalla Corte di Cassazione. Purtroppo l’epilogo per i coraggiosi magistrati fu cruento, Rocco Chinnici venne ucciso nel 1983 in un attentato con un’auto imbottita di esplosivi in cui persero la vita il giudice, i carabinieri della scorta e il portiere dello stabile davanti a cui era parcheggiata l’automobile, poi nel 1992 prima fu fatto saltare in aria a Capaci sull’autostrada Palermo – Trapani, Giovanni Falcone insieme alla moglie e alla scorta poi, di nuovo con un’autobomba, Paolo Borsellino, a via D’Amelio insieme a cinque agenti della scorta.

Falcone e Borsellino
Un murales di una scuola in memoria dei giudici antimafia G. Falcone e P. Borsellino

Le vittorie dello Stato però continuarono, nel 1993 venne catturato Salvatore Riina che era stato condannato all’ergastolo nel maxiprocesso del 1987, nel 1995 Leoluca Bagarella, nel 2006 Bernardo Provenzano, mentre l’ultimo latitante famoso, Matteo Messina Denaro, è sottoposto a ricerche così stringenti da ridurre fino quasi ad annullare la sua possibilità di esercitare un ruolo attivo nell’organizzazione di Cosa Nostra.


Testo di Giovanni Rosso
tratto dal libro per studenti “Educazione civica a scuola” pubblicato daWinScuola

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