01. Codici e civiltà

Stampa
Contenuti
Ti trovi qui:

La graduale applicazione del principio di legalità accompagna lo sviluppo delle civiltà perché è alla base del sistema di diritti e doveri che regola l’organizzazione della vita personale e sociale. Il principio di legalità garantisce i diritti naturali dell’uomo quali dignità, uguaglianza, libertà, solidarietà, sicurezza.

Ulpiano

Dura lex, sed lex ovvero, tradotto alla lettera, “la legge è dura, ma è legge”, significa che la legge deve essere rispettata anche se è rigida. Questa massima risale al III secolo d. C. ed è attribuita a Ulpiano, il giurista romano più citato nel Digesto di Giustiniano I, una raccolta di norme e precetti giuridici del diritto romano fatta realizzare dall’imperatore nel 553 d. C.

Ur-Nammu

L’esigenza di raccogliere e sistematizzare leggi e norme di comportamento risale tuttavia ad almeno duemilacinquecento anni prima, perché il codice più antico attualmente conosciuto è quello di Ur-Nammu, un re sumero vissuto circa due millenni prima di Cristo. Il più famoso codice mesopotamico è però quello del re babilonese Hammurabi (vedi qui alcuni articoli), inciso in caratteri cuneiformi su una stele di diorite (un tipo di roccia magmatica), che è stato datato intorno alla metà del 18° secolo a. C.

Song of Ur-Nammu AO5378 mp3h9129Parte del Codice Ur-Nammu (su licenza WikiMediaCommons.org)

Solone

Altro codice del mondo antico da ricordare è la legislazione di Solone ad Atene, 594 a. C.

XII Tavole

Nell’antica Roma si sottolinea l’importanza delle leggi delle XII Tavole (leggi qui il testo tradotto), le prime in forma scritta ottenute a Roma dai plebei intorno al 450 a. C.

Tutti i codici del mondo antico poi non applicavano il principio di legalità nell’accezione che ha oggi perché le norme non garantivano dignità ed uguaglianza, infatti il codice di Hammurabi prevedeva la legge del taglione e, per lo stesso reato, comminava pene diverse in base alla condizione del colpevole e della vittima.

Magna Charta

Il primo documento che registra una limitazione del potere assoluto è la Magna Charta Libertatum (leggi qui alcuni articoli) che il re inglese John Lackland (Giovanni Senzaterra) fu costretto a firmare nel 1215. Nella Charta il re si impegnava tra l’altro a non imporre nuove tasse senza l’approvazione del Parlamento e a garantire un regolare processo prima di imprigionare un presunto colpevole di reati. Il principio dell’Habeas Corpus, letteralmente abbi (il tuo) corpo cioè “ti sia ridata la libertà”, che permetteva all’imputato di chiedere anche la libertà provvisoria su cauzione, è stato poi codificato in modo definitivo il 27 maggio 1679 da Carlo II d’Inghilterra con il relativo Habeas Corpus Act.

Magna Charta
Frontespizio della Magna Charta

Testo di Giovanni Rosso
tratto dal libro per studenti “Educazione civica a scuola” pubblicato daWinScuola

Stampa