2. Fonti, dati, informazioni

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Tra le attività più importanti che svolgiamo in rete c’è quella di informarci. e dunque importante conoscere alcune regole fondamentali per muoverci all’interno della moltitudine di informazioni che la rete ci offre tutti i giorni sotto forma di testo video audio. Questa attività deve essere prestata sempre, ma La molteplicità di fonti che abbiamo che ci forniscono informazioni ci costringe a verificarne sempre l’autenticità e l’autorevolezza. Questa attività è considerata come educazione al pensiero critico. Alcuni enti ed associazioni specializzate proprio in questo tipo di ricerca hanno elaborato delle indicazioni di massima da seguire per potersi orientare al meglio nel mare delle informazioni in cui viviamo costantemente.

Navigare fra le notizie

Oggi l’informazione pubblica non è più affidata esclusivamente al giornalismo professionale con le sue regole di responsabilità e verifica delle fonti. La rete ha portato a un flusso di notizie non verificate o senza fonti che toccano qualunque tipo tema sociale come la salute, la sicurezza, i rischi ambientali, i diritti umani, l’istigazione all’odio, alla discriminazione, alla violenza, e rappresentano così un sistema pericoloso per la corretta informazione. Questo problema riguarda soprattutto le giovani generazioni che la comunicazione digitale ha disabituando alla lettura lenta e al pensiero critico, e al confronto di opinioni e informazioni. La velocità alla quale le storie viaggiano online ha comportato che i tradizionali metodi per smascherare le false notizie (correzioni, scuse, rettifiche) sono incapaci di tenere il passo. L’alfabetizzazione digitale, in particolare per la prevenzione della diffusione di bufale, è forse tra le maggiori emergenze sociali del momento. La diffusione di false notizie, dette anche fake news o bufale, non è un fenomeno nuovo e strettamente legato all’epoca di Internet. Non è semplice definire il concetto di questa categoria poiché con il termine fake news si fa ormai riferimento a una vasta gamma di contenuti che potrebbero essere. In ogni caso, le false notizie vengono diffuse con toni molto forti e una tecnica strutturata. Dobbiamo considerare, infatti che chiunque può oggi creare un sito Internet e condividerne i contenuti con molta facilità e a basso costo. Questa fa sì che da semplici fruitori di notizie possiamo divenire anche produttori pur non avendo un bagaglio di competenza e di esperienza che dovrebbe essere proprio di un professionista dell’informazione. D’altro canto le bufale, le notizie completamente false, gli scherzi ci sono sempre stati. Pensiamo, per esempio, a ‘La guerra dei mondi’, un celebre sceneggiato radiofonico, mandato in onda dalla Cbs il 30 ottobre del 1938 negli Stati Uniti e interpretato da Orson Welles, tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Herbert G. Welles, che scatenò il panico, perché annunciava una invasione aliena. Prima ancora ricordiamo ‘La donazione di Costantino’, un evento secondo cui l’Imperatore donò a Papa Silvestro addirittura un terzo dell’intero regno. Su questa donazione la Chiesa ha edificato le proprie pretese temporali, giudicando vera la suddetta donazione. In realtà non c’era nulla di più sbagliato, come dimostrò senza alcuna difficoltà l’umanista Lorenzo Valla nel 1440 con un testo di fondamentale importanza ‘Il Discorso sulla falsa e menzognera donazione di Costantino’, che ha smascherato una volta per tutte la falsa donazione. Quello che negli anni è cambiato è stato l’uso strategico e sistematico delle piattaforme digitali per raggiungere un gran numero di persone. Agli albori di Internet, quando ancora si utilizzavano i modem 56 Kbps e la Rete non aveva ancora pervaso ogni segmento della dimensione sociale e professionale degli individui, venivano diffuse attraverso le caselle di posta elettronica le famose ‘Catene di Sant’Antonio’ che consistevano in richieste di aiuto per raccolte fondi o per incrementare senza impegno e senza sforzo il proprio patrimonio economico. Queste ‘Catene di Sant’Antonio’ esistono tuttora ma con una modalità di diffusione diversa, che coinvolge non più, o meglio, non solo le caselle email ma anche altri strumenti di comunicazione come la messaggistica istantanea. Il primo problema dunque è come orientarsi in e con tutta questa informazione. Di fronte a un diluvio di documenti dobbiamo per forza selezionare i pochi che servono davvero. E per selezionarli dobbiamo imparare a valutarli, cosa per niente facile, perché a prima vista una pagina web sicura e affidabile è identica a una piena di informazioni confuse, superficiali, parziali o peggio. Perché nel mondo digitale è molto difficile distinguere il vero dal falso come è accaduto con la “infodemia” collegata all’emergenza Coronavirus. Prendiamo le fake news, cioè le notizie distorte o inventate di sana pianta di cui sono pieni il web e i social network. Dobbiamo farci attenzione, perché non sono solo burle da buontemponi o errori dovuti a sciatteria. Molto spesso provengono da gruppi ben organizzati che vogliono attirare gente sui loro siti per vendere pubblicità, vendere prodotti contraffatti, fare proseliti, orientare le opinioni politiche e condizionare il voto politico di un’intera nazione.

Le fake news

Una volta lanciata una fake news, ci pensano schiere di utenti – spesso in buona fede – a diffonderla nei siti, nei profili social, nei gruppi WhatsApp. Ci vuol poco a scalare i sei gradi di separazione! Per combattere le fake news, le dobbiamo saper riconoscere utilizzando semplici accorgimenti. Insospettiamoci davanti a una notizia esagerata, “urlata”, stravagante, senza fonti o che contraddice conoscenze ben note. E quando contiene inviti espliciti a indignarsi e diffondere. Insospettiamoci ancora di più se lo stesso messaggio arriva da più parti: è probabile che sia il frutto di una campagna di disinformazione ben orchestrata. Cerchiamo un riscontro con un motore di ricerca, verificando se qualcun altro riporta la stessa notizia e, possibilmente, da dove si è originata. Se la ritroviamo anche in siti ufficiali o noti per la loro autorevolezza, è probabile che sia vera. Nello stesso motore di ricerca, aggiungiamo la parola “bufala”. Scopriremo che ci sono siti specializzati nello smascherare (e denunciare) notizie false. Se la fake news arriva da persone conosciute, facciamo qualcosa di più: rispondiamo che si tratta di un falso (citando la fonte della smentita) per creare una “contronotizia”. I temi principali sui quali si sviluppano le false notizie sono due: il primo è il tema delle notizie inventate o deformate per motivi commerciali e di propaganda; a questo tema si sovrappone sempre più spesso un’altra questione che dal punto di vista concettuale è molto delicata. Si tratta della resistenza di alcune persone ad accettare dati, risultati e posizioni che provengono dal mondo degli esperti. A definire il grado di sfiducia contribuiscono episodi e scandali pregressi che molte persone percepiscono come rilevanti soprattutto quando si tratta di affidabilità dei controlli e della vigilanza istituzionale. Il primo elemento di attrazione di un contenuto digitale è la grafica. Quando navighiamo con lo smartphone siamo abituati a scorrere un flusso di riquadri praticamente identici, all’interno dei quali possiamo trovare il post di un amico, la foto di un familiare, un video di un personaggio famoso, una notizia di un sito di informazione poco conosciuto ma affidabile, la pubblicità di una banca e il contenuto di un portale di fake news. La falsa notizia si espande in una frazione di secondo nell’ottica della “condivisione” con il semplice click. Infatti, creare reti di portali che lanciano e rilanciano contenuti dai titoli sensazionalistici sui social network con l’aiuto di account più o meno reali, è molto remunerativo. Questo grazie ad alcuni algoritmi che consentono di far risalire i contenuti più rapidamente da una bacheca e da un profilo all’altro. A livello elettorale o propagandistico, i mandanti delle false notizie puntano a orientare le opinioni e a sfruttare la tendenza degli utenti, incoraggiata dagli algoritmi, a rifugiarsi in opinioni a loro affini. Ecco perché lo spirito critico deve guidarci sempre per non diventare vittime degli algoritmi e dei social bot negativi, ossia i programmi che creano account fittizi mascherandosi da utenti reali, per spacciare propaganda o falsità. Gli algoritmi non hanno il fattore umano, che è quello che ci consente di distinguere la satira dalla fake news. Non è semplice spiegare i meccanismi economici che si celano dietro ad alcuni intenti di diffusione delle bufale, anche perché a volte non è quello il motore principale. Possono esserci campagne di disinformazione che hanno come scopo la propaganda, e in cui i creatori decidono di investire soldi, senza guadagnarne in cambio. In Rete si possono trovare la satira o la parodia, in cui non c’è l’intenzione di fare danni, ma che qualcuno può prendere per vera. Solitamente la satira “fatta bene” è disseminata di indizi che dovrebbero consentire a tutti di smascherarla. A volte i dati e i fatti vengono selezionati in modo tale da coinvolgere la persona o l’evento di cui si parla, dandone un’impressione negativa. Poi ci sono le false connessioni tra titolo, didascalia e articolo e questi determinano il falso contesto della notizia. Altri elementi possono essere la manipolazione pura di una foto, di una frase, di una statistica, fatta con lo scopo di trarre in inganno il lettore. Fino a pochi anni fa, la questione se una notizia fosse falsa o meno non si poneva nemmeno. L’interpretazione e il commento del “fatto” potevano divergere da una fonte all’altra ma non poteva essere una notizia inventata. Le recenti discussioni a livello internazionale in merito alla diffusione di notizie false attraverso i media, hanno portato a una rinnovata attenzione al ruolo dell’educazione civica a scuola, conoscenza fondamentale per gli studenti che navigano tra molteplici fonti di informazione, online e cartacee. Uno strumento di supporto per riconoscere le false notizie sono gli otto punti realizzata dall’IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions), con otto semplici passaggi da compiere per verificare l’attendibilità di una notizia. La traduzione italiana dell’infografica è a cura di M. Fontanin, bibliotecaria accademica componente dell’Osservatorio Formazione dell’AIB (Associazione Italiana Biblioteche), insieme con il supporto del gruppo di lavoro AIB sull’information literacy.

  1. Controllare la fonte

Controllare il sito web che ha pubblicato la notizia, verificando qual è lo scopo, se è una testata giornalistica registrata o no, se è indicata una Partita IVA o almeno sono rispettate le regole base sul rispetto della privacy dell’utente con la possibilità di leggere le condizioni di privacy e cookie policy. Da notare come questi siti abbiano al loro interno qualche elemento che nella lettura veloce non emerge subito, ad esempio Panorana vuole rievocare il nome della rivista Panorama, ma il nome differisce per una “m” oppure Il fatto Quotidaino (con inversione di lettere che leggendo rapidamente sfugge). Altra attenzione a Corriere del Mattino che, per i più esperti, dalla URL si evince essere su una piattaforma di blogging (Altervista) ed è alquanto inusuale che delle testate giornalistiche non abbiano un proprio nome di dominio. Esistono siti creati proprio per pubblicare false notizie, spesso spacciandosi per fonti autorevoli.

  • Panorana (panorana.it)
  • Sky 24 ore (sky24ore.it)
  • Il Fatto Quotidaino (www.ilfattoquotidaino.it)
  • Diretta News.it (direttanews.it)
  • Corriere del Mattino (corrieredelmattino.altervista.org)
  • Rebubblica (https://larebubblica.tumblr.com/)
  1. Approfondisci

Non è detto che dietro a un titolo di grande effetto ci sia una notizia falsa, magari la notizia è imprecisa o inesatta. Per questo è necessario leggere gli articoli per intero prima di commentarli o prima di condividerli. I titoli vengono spesso esagerati per catturare più clic, nella tecnica di Search Engine Optimization, una attività volta a migliorare la visibilità di un sito web sui motori di ricerca (come ad esempio Google, Yahoo) al fine di migliorare o mantenere il posizionamento, molto spesso funzionale a livello di banner pubblicitari che diventano fonte di guadagno per il gestore del sito.

  1. Verifica l’autore

È la prima domanda da porsi quando si legge un post o un articolo. Il post che si sta leggendo ha un vero autore? La risposta non è banale visto che talvolta non è facile risalire a chi ha scritto contenuto sul web. Quando l’autore è presente basta fare una breve ricerca e capire se è una persona competente e quale visione politica riversa nelle sue opinioni. In un articolo può esserci l’opinione di chi l’ha scritto, basta che sia trasparente. La firma di un articolo può essere verificata attraverso diversi strumenti come i repertori di pubblicazioni, ad esempio Google Schoolar, piattaforme Dspace universitarie, Sciencedirect.com (la piattaforma che consente l’accesso al testo pieno delle pubblicazioni edite da Elsevier, gruppo leader a livello mondiale nell’ambito dell’editoria scientifica), PubMed (banca dati biomedica accessibile gratuitamente online), social network di professionisti come LinkedIn, portali che riguardano premi di giornalismo, il catalogo OPAC SBN per vedere se ci sono delle pubblicazioni a nome dell’autore. Se anche l’autore apparisse reale bisogna approfondire che abbia veramente scritto lui il contenuto dell’articolo, cercando riscontro della notizia in altre fonti. Per quanto riguarda i social network di persone famose, gli account verificati sono riconoscibili dalla spunta blu che accompagna il nome del profilo o della pagina su Facebook, Twitter e Instagram. Ma attenzione, poiché anche se un account è reale non è detto che lo sia il contenuto (la notizia) che pubblica ed ultimamente gli stessi gestori dei “social” censurano post o tweet di personaggi famosi che ritengono tendenzialmente falsi o non oggettivamente veritieri.

  1. Fonti a supporto

A volte a sostegno delle notizie false possono venire citate fonti autorevoli, quindi è bene seguire i link proposti per verificare se portano da qualche parte e se la fonte citata conferma effettivamente i fatti citati dall’articolo. Il nome altisonante di una rivista non sempre è sinonimo di autorevolezza. Se ci sono, sono davvero in grado di supportare la tesi stessa. Per verificare l’attendibilità della notizia possiamo utilizzare diversi strumenti per fare una ricerca e valutare autonomamente la notizia o cercare altri articoli che fanno riferimento alla stessa fonte.

  1. Verifica la data

Numerosi siti ripropongono sulle pagine social articoli vecchi anche di diversi anni e che contengono notizie che magari possono essere state interessanti nel momento in cui sono state scritte ma che al momento non è detto che abbiano ancora la stessa importanza. In particolare, molto spesso, si usano foto o dati a supporto preparati in periodi diversi dall’evento che viene documentato.

  1. È uno scherzo?

Comicità e satira corrono sul web, soprattutto con testi e contenuti che in un primo momento potrebbero sembrare seri. Se le informazioni sono stravaganti è comunque sufficiente fare una breve ricerca sul sito e sull’autore per capire se è satira o no. Molto spesso già quando le prime righe suscitano ilarità, dovrebbe farci capire che si tratta di satira. Ma seppure ci fosse qualche dubbio le domande da porci sono: la questione a cui fa riferimento l’articolo è possibile. Interessante per questo punto dell’infografica fare anche un discorso che riguarda la diffusione di “foto reali o bufale”. In questo caso ci vengono in aiuto i motori di ricerca immagini come Google Immagini e Tineye. Con semplicissimi software di fotoritocco è possibile utilizzare l’elemento grafico del bollino azzurro a nostro piacere, creando proprio delle false immagini. Attraverso Google Immagini è possibile fare una ricerca web di quella immagine per vedere dove essa è collocata.

  1. Verifica i tuoi preconcetti

Nel Web circola una quantità impressionante di informazioni e interpretazioni che va ad alimentare convinzioni pregresse. Si cerca e si trova quello che ci interessa e, a volte anche inconsciamente, ci facciamo coinvolgere dai nostri pregiudizi o dalle nostre convinzioni. È naturale dare una diversa considerazione alle informazioni a sostegno della nostra tesi rispetto a quelle che sono invece contro. Bisogna fare uno sforzo per verificare obiettivamente anche la costruzione delle informazioni che siamo portati a credere, ad esempio perché parlano di nefandezze commesse da politici che non ci piacciono, ma chiediamoci comunque se la storia sta in piedi.

  1. Chiedi agli esperti

Per ogni dubbio sui contenuti di una notizia una buona strada per risolverli è quella di contattare persone competenti e chiedere la loro opinione. Internet è piena di utenti che credono o fingono di sapere tutto. Controllare sempre se chi pubblica una notizia è realmente competente in materia, e cercare riscontro dagli esperti del settore, su Internet o fuori da Internet, a cui chiedere conferme indipendenti. Ciò che si può ottenere effettuando una ricerca su un motore di ricerca è spesso un dato grezzo. In quest’ottica il concetto di pertinenza viene fatto prevalere su quello di rilevanza, a differenza di quello che accade dietro l’interfaccia dei motori di ricerca. Il sito http://biblioverifica.altervista.org/ è una redazione formata da bibliotecari e archivisti che offrono gratuitamente indicazioni e strategie per la verifica autonoma dei dati tramite risorse ad accesso aperto, partendo dalle proposte di verifica dei cittadini, esprimibili compilando un apposito modulo online.

Verificare di persona

Esistono dei siti specializzati nella ricerca ed attendibilità della fonte. Alcuni sono di seguito riportati:

 

Le mail

Tra i falsi del mondo digitale ci sono anche messaggi di posta. Alcuni, chiamati “spam”, contengono pubblicità indesiderata: sono fastidiosi, ma relativamente innocui. Altri, però, sono vere e proprie trappole. I più diffusi sono di due tipi elencati di seguito.

  • Le mail di “phishing”, sembrano provenire da banche, assicurazioni, catene commerciali, ecc. Sostengono che vanno confermate le credenziali di accesso o promettono vincite clamorose. Chiedono, quindi, di cliccare su un link che porta a una pagina web, molto simile a quella “istituzionale”, dove inserire nome utente, password e altri codici. Se, per esempio, inseriamo il nome e la password del nostro conto in banca… provvederanno a svuotarlo! Si tratta di una vera e propria frode basata sull’esca (dall’inglese to fish) che è molto simile a quella del sito di cui si vuol far credere si sia il mittente e di cui il destinatario pensa sia ufficiale. In questo modo chi si spaccia per altro cerca di avere informazioni sensibili come ad esempio password, dati, PIN e TAN da poter utilizzare per conto della vittima ignara e “distratta”.
  • Le mail di “malware”, sembrano spesso provenire da amici. Contengono allegati e invitano ad aprirli con messaggi tipo: “Guarda che video meraviglioso ho trovato!”. Chi lo fa si trova il computer infestato da virus informatici anche molto sofisticati, che possono spiarlo, rubare le password, usare il suo computer per attacchi informatici, “sequestrare” i dati e chiedere un riscatto, inviare mail a nome suo (ampliando il contagio) e via dicendo.

Per difenderci, impariamo a riconoscere i messaggi malevoli, ricordandoci che:

  1. spesso vengono dall’estero e sono scritti in un italiano pieno di errori;
  2. possono provenire da un indirizzo di posta elettronica “strano” (come <[email protected]>);
  3. nessuna organizzazione chiede mai le credenziali di accesso in questo modo;
  4. è impossibile vincere qualcosa senza prima partecipare a un concorso.

Ignorare questi messaggi non basta: segnaliamoli al nostro gestore di posta elettronica e poi eliminiamoli. Ma anche le persone, in rete, possono non essere quello che dicono. Per esempio, è facile iscriversi a un social network con un soprannome, un nome falso o il nome di qualcun altro, per aggiungere dati e foto non corrispondenti al vero. Esistono poi “utenti” che non sono persone, ma programmi. Sono dei bot (abbreviazione di robot), in grado di mandare o rilanciare messaggi e mettere “Mi piace” 24 ore al giorno. A che servono? Per esempio a diffondere più velocemente le fake news …  Per difenderci, mettiamo un filtro. Se qualcuno ci chiede l’amicizia su un social network, prima di accettare verifichiamo chi è e per quale motivo ci sta cercando!

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