4. Recovery Fund

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Sul tavolo del Consiglio europeo del 23 aprile dello scorso anno, si è affacciato un nuovo strumento economico  comune: l’European Recovery Fund con cui attenuare i rischi di divergenze eccessive all’interno del mercato unico. Trattasi di un fondo che mira ad aiutare i Paesi più colpiti dalla crisi Covid-19 per sostenere la loro ripartenza, quindi non un prestito legato strettamente ai presidi sanitari (come i finanziamenti erogati con il nuovo Mes), ma finalizzato a sostenere i settori industriali e le aree geografiche più colpite, ad affrontare l’emergenza sociale e sanitaria e sostenere le priorità individuate prima della pandemia, in particolare il Green Deal (nuovo patto verde che prevede misure concrete per far fronte ai cambiamenti climatici).

La Commissione UE raccoglierà i 750 MLD destinati a questa linea comune, sui mercati emettendo bond europei; si tratterà dunque di debito comune europeo garantito da tutti gli Stati sul bilancio settennale dell’Ue 2021-2027. Di questi 750 MLD, una parte saranno distribuiti ai Paesi sotto forma di prestiti da restituire (loans) e un’altra sotto forma di aiuti a fondo perduto (grants).

Il Fondo (750 MLD di euro) è stato assegnato ai singoli Paesi in proporzione alle conseguenze della pandemia. L’Italia disporrà della fetta di aiuti più grande: 82 MLD a fondo perduto, 127 MLD in prestiti che andranno rimborsati, pur in tempi lunghi e a tassi più favorevoli di quelli del mercato L’Italia, però, come tutti gli altri Paesi, dovrà dire all’Europa come spenderà il fondo ad essa destinato. E lo dovrà fare attraverso un Piano, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). In base agli accordi europei i vari piani vanno consegnati entro il 30 aprile 2021.

Una volta consegnati i Piani, la Commissione UE ha due mesi di tempo per valutarli per poi mandare una proposta di esecuzione al Consiglio dell’UE che entro un mese potrà approvarli a sua volta. Nell’eventualità che i PNRR vengano approvati dall’UE, ci sarebbe un controllo semestrale da parte delle istituzioni comunitarie per verificare che gli impegni siano rispettati pena la sospensione dell’erogazione dei fondi. Le risorse, all’interno del Piano italiano sono state suddivise in 6 missioni:

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura;
  2. Salute (innovazione, ricerca, digitalizzazione assistenza sanitaria;
  3. Infrastrutture (alta velocità, manutenzione stradale);
  4. Rivoluzione verde e transizione ecologica (riqualificazione degli edifici);
  5. Istruzione e ricerca (potenziamento delle competenze, diritto allo studio);
  6. Inclusione e coesione (politiche per il lavoro).

L’UE restituirà i soldi agli investitori a partire dal 2028. Per restituire agli investitori i sussidi a fondo perduto, la Commissione potrebbe ricorrere a risorse proprie (budget comunitario finanziato da tutti gli Stati sulla base del reddito nazionale). La parte, invece che l’UE ha dato in prestiti, la restituirà agli investitori, quando alla scadenza i singoli Stati la ripagheranno.


Testo di Loredana Rosso
editing di
WinScuola

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