2. Moneta di metallo e potere d’acquisto

Stampa
Contenuti
Ti trovi qui:

L’utilizzo della merce come moneta agevolava il commercio, ma introduceva nuove problematiche, molte merci erano ingombranti e / o deperibili, il loro valore intrinseco non era stabile ma fluttuava, ad esempio in base alla disponibilità stagionale. Per questi motivi, soprattutto per transazioni commerciali consistenti e tra paesi diversi, come moneta merce si utilizzavano prevalentemente i metalli preziosi, oro e argento, il cui valore intrinseco era un po’ più stabile.

La soluzione fu individuata nella coniazione, la procedura, tuttora in uso, che permette di produrre dischetti di metallo di composizione e peso ben definiti, identificabili per mezzo dei disegni e delle iscrizioni impressi dalla pressione del conio su entrambe le facce e sul bordo.

I primi esemplari di moneta con queste caratteristiche risalgono probabilmente al VII secolo a. C. e sono stati trovati dagli archeologi in Lidia, una regione localizzata nella parte occidentale della Turchia. Il re lidio Creso, verso la metà del VI secolo a. C., introdusse un sistema di monetazione bimetallico in cui un creseide d’oro inizialmente aveva lo stesso valore di venti creseidi d’argento. Le monete d’argento furono introdotte perché quelle d’oro avevano un valore troppo elevato per gli scambi commerciali quotidiani, in seguito, per lo stesso motivo e per estendere l’utilizzo delle monete da parte della popolazione, Creso fece coniare altre monete d’oro e d’argento di peso, e quindi valore, inferiore.

Moneta
Antica moneta d’oro (c) Can Stock Photo / ivelinradkov

Il valore reale della moneta non è però costante perché è determinato dal suo potere di acquisto cioè dalla quantità di beni e servizi che si possono acquistare con una moneta di un dato valore nominale. La variazione del potere d’acquisto dipende dai prezzi, il cui aumento provoca una diminuzione del potere d’acquisto perché serve più moneta per acquistare lo stesso bene. L’aumento generalizzato dei prezzi in un determinato periodo di tempo, ad esempio da un mese al successivo o da un anno all’altro, viene definito inflazione dal latino inflare, gonfiare. Il calcolo del tasso di inflazione viene effettuato mensilmente, in Italia dall’ISTAT, Istituto Nazionale di Statistica. La situazione opposta, quella in cui i prezzi diminuiscono e quindi il potere d’acquisto della moneta aumenta, è definita deflazione e, se prolungata nel tempo e generalizzata, indica una situazione preoccupante dell’economia perché dipende da un calo degli acquisti causato da una diminuzione della disponibilità economica dei consumatori.


Testo di Giovanni Rosso
tratto dal libro per studenti “Educazione civica a scuola” pubblicato daWinScuola

Stampa