9. Stato sociale e debito pubblico

Stampa
Contenuti
Ti trovi qui:

Lo Stato sociale o del welfare, nella forma in cui lo conosciamo attualmente nasce dopo la Seconda Guerra Mondiale e in Italia è garantito dalla Costituzione, ad esempio la tutela della salute sancita dall’art. 32 è stata attuata nel 1978 con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) a decorrere dal 1° luglio 1980.

Il debito pubblico, che per l’Italia nel 2019 era il 134% del PIL (vedi stime 2021) mentre per Belgio e Francia era pressoché uguale al PIL, si origina proprio dalla necessità degli stati di farsi prestare quanto serve a finanziare il deficit, cioè la differenza negativa tra le entrate e le uscite, indispensabile per assicurare la protezione sociale ai cittadini. L’Italia presenta un rapporto debito / PIL molto superiore a quello medio europeo a causa delle maggiori spese per interessi che deve sostenere perché gli acquirenti dei titoli di Stato italiani li comprano solo se il rendimento offerto è superiore a quello di stati con un debito minore, come la Germania che ha un rapporto debito / PIL del 60%, uguale quindi al valore massimo previsto dal trattato di Maastricht del 1992 per la stabilità economica europea. Il parametro che misura la differenza tra gli interessi che paga l’Italia e quelli che pagano altri stati per finanziarsi è definito spread ed è correlato alla situazione politico – economica; attualmente, marzo 2021, la differenza con il rendimento dei titoli tedeschi di pari durata è di circa l’1%, ma ad aprile 2020 era del 2,5% e il 9 novembre 2011 in coincidenza con l’annuncio delle dimissioni dell’ultimo governo Berlusconi, ha raggiunto un livello di quasi il 6%.

La spesa per interessi che nel 2019 è stata di circa il 4% del PIL, quasi quanto la spesa pubblica per l’istruzione, potrebbe essere compensata recuperando una parte delle entrate tributarie relative all’economia non osservata che si stima abbia avuto un’incidenza di circa il 12% del PIL. Secondo le teorie di derivazione keynesiana l’intervento dello Stato nell’economia è necessario in particolare nei periodi di crisi in cui, come è avvenuto in America con il New Deal di Roosevelt, i massicci investimenti in lavori pubblici e tutela delle risorse naturali aumentarono l’occupazione e garantirono un reddito di sopravvivenza alle famiglie. In effetti in Italia il debito pubblico si è incrementato a partire dagli anni ’70 in coincidenza con la prima crisi petrolifera e in seguito negli anni ’80 per la crescita incontrollata degli interessi provocata dall’inflazione al 20%. L’intervento dello Stato nell’economia è essenziale anche per attuare politiche di redistribuzione del reddito, in base al principio di progressività dell’imposizione tributaria stabilito dall’art. 53 della Costituzione.

Crisi finanziaria
L’opera dell’artista italiano Arturo Di Modica (1941 – 2021) il “Toro di Wall Street” simboleggia la forza degli americani di “rialzarsi’ dopo la crisi finanziaria del 1987 (c) Can Stock Photo / labamba

Testo di Giovanni Rosso
tratto dal libro per studenti “Educazione civica a scuola” pubblicato daWinScuola

Stampa