6. Beni comuni

Stampa
Contenuti
Ti trovi qui:

La definizione di bene comune è controversa. I beni comuni sono, secondo il disegno di legge delega elaborato dalla Commissione Rodotà (2007), “l’insieme delle risorse materiali e immateriali utilizzate da più individui e che possono essere considerate patrimonio collettivo dell’umanità”. Essi incidono sui diritti fondamentali della persona e sono beni necessari per il godimento della vita in comune per la tutela dei diritti fondamentali. Sono non escludibili e rivali, perché tutti li possono utilizzare senza pagare un prezzo, ma l’uso di ciascuno ne riduce il godimento da parte degli altri. La loro gratuità, anziché essere un punto di forza, diventa un punto di debolezza in quanto i beni comuni tendono ad essere sovrasfruttati, come nel caso dell’acqua, la cui fruizione è imprescindibile per lo sviluppo della vita umana.

L’aria che respiriamo, l’acqua e anche la salute, come abbiamo spesso sentito durante il periodo di pandemia, sono da considerarsi beni comuni perché collettive, di tutti, non attribuibili o riconducibili a persone o società private indispensabili per la stessa sopravvivenza umana.

Per salvaguardare le fondamentali risorse comuni non bastano i soli provvedimenti pubblici tesi a evitare abusi e disomogeneità nella distribuzione, ma sono necessarie campagne di informazione pubblica e di educazione per invitare i cittadini a non sprecare l’acqua e a farne, invece, un uso adeguato.

I beni comuni non riguardano una comunità ristretta, ma fanno riferimento a qualcosa che va oltre. Pensiamo alla “conoscenza in Rete”, un bene comune perché è accessibile da oltre due miliardi e mezzo di persone nel mondo, che, alcuni, mediante chiusure progressive, vorrebbero limitare solo a chi è disposto ed è in condizione di pagare.

Natura
La natura è un bene comune da salvaguardare e tutelare

Testo di Licia Landi
tratto dal libro per studenti “Educazione civica a scuola” pubblicato daWinScuola

Stampa