C. Funzioni

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Funzioni

Le funzioni della Corte costituzionale sono espresse nell’Art. 134 Cost.

a) Giudizio sulla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge

La Corte costituzionale non può esaminare di propria iniziativa gli atti legislativi per verificarne la conformità alla Costituzione, né i cittadini possono accedere direttamente alla Corte per difendere i propri diritti.

Il giudizio di legittimità costituzionale dunque può instaurarsi solo attraverso due vie:

  1. ricorso in via incidentale
  2. ricorso in via principale
a1. Ricorso in via incidentale

Il ricorso in  via incidentale è così chiamato perché, proprio come un incidente, cade all’interno di un processo e lo interrompe. Spetta ai giudici, usando un’immagine di Calamandrei, il ruolo di “portieri” del giudizio di costituzionalità: ad essi spetta cioè “il potere di aprire o chiudere la porta che dà ingresso alla Corte”. Se, dunque, durante un processo, il giudice ritiene che la legge che sta applicando sia in contrasto con la Costituzione, si rivolge alla Corte sollevando il dubbio di incostituzionalità. In questo caso, il processo si ferma fino alla pronuncia della Corte:

  • questione ritenuta fondata (sentenza di accoglimento)

la legge cesserà di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione sulla Gazzetta Ufficiale, il giudice riavvierà il processo e non potrà applicare quella legge perché disapplicata. In questo caso si può dire che la legge per il futuro, “scompare” dall’ordinamento.

  • questione ritenuta non fondata (sentenza di rigetto)

la legge continuerà ad avere vigore e il giudice la applicherà al processo che era stato sospeso. La decisione non ha però effetto definitivo: infatti, lo stesso dubbio di legittimità potrebbe essere nuovamente posto, in un altro momento, all’attenzione della Corte da un altro giudice.

a2. Ricorso in via principale

Il ricorso in via principale chiama in causa la Corte quale arbitro tra le istanze di unità di cui è portatore lo Stato e quelle di decentramento proprie delle Regioni, nei conflitti che vedono l’uno e le altre difendere i confini delle proprie competenze legislative, fissate dalla Costituzione (art.117).

Lo Stato, può impugnare così le leggi regionali che abbiano invaso la sfera delle competenze legislative statali, e le Regioni possono impugnare le leggi statali o di altre Regioni che abbiano invaso la sfera di competenza regionale (es. se il Parlamento approva una legge in materia di turismo, che in base alla Costituzione è materia di competenza regionale).

La riforma costituzionale del 2001, ha modificato il Titolo V della Costituzione e ha devoluto una quantità considerevole di competenze alle Regioni, nonché istituito quella che viene definita competenza “concorrente”: in alcune materie, elencate puntualmente dal comma 3 dell’art. 117, le disposizioni generali vengono adottate dallo Stato, mentre la legislazione di dettaglio è di competenza delle Regioni. La delimitazione tra le due competenze, generale e di dettaglio, non sempre è di facile individuazione.

Facciata del palazzo sede della Corte Costituzionale
Facciata del Palazzo della Consulta sede della Corte Costituzionale

L’art. 117 della Costituzione, riconosce alle Regioni il potere legislativo. Su alcune materie però le Regioni non possono legiferare, e su di esse ha competenza esclusiva lo Stato. Tra di esse vi sono, la politica estera, la difesa, la moneta, l’immigrazione, la sicurezza dello Stato, la giurisdizione, il sistema tributario, le norme generali sull’istruzione. Queste materie sono riservate alla competenza legislativa statale perché si riferiscono a settori di evidente rilevanza nazionale, dove non può ritenersi ammissibile una regolazione diversa da Regione a Regione.

Altre materie elencate al terzo comma dell’art. 117 sono soggette alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, ad esempio: l’istruzione, la tutela della salute, la protezione civile, il governo del territorio, la valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Ma che come si esercita la legislazione concorrente? Lo Stato emana leggi di carattere generale con cui detta i principi fondamentali e le Regioni mediante leggi regionali adottano disposizioni più specifiche, di dettaglio, adeguate alla propria realtà territoriale senza entrare in contrasto con i principi fissati dallo Stato.

Su tutte le materie non riservate alla competenza dello Stato e che non siano affidate alla competenza concorrente, le Regioni, in base al 4° comma dell’art. 117, hanno una competenza piena (es. formazione professionale).

In relazione all’adozione di misure di contenimento del coronavirus abbiamo però visto chiaramente come il criterio che sta alla base dell’assetto delle competenze tra Stato e Regioni, non può essere quello rigido delle “materie” ma, piuttosto, quello della natura degli interessi in gioco che richiederà un bilanciamento tra le istanze di unità e quelle di autonomia. E dunque, alla base degli equilibri che si fanno e si disfanno senza sosta nei rapporti tra le leggi dello Stato e le Regioni, è il canone della leale collaborazione che si deve porre come vero e proprio principio architettonico del sistema.

Il principio di leale collaborazione, non è affidato soltanto alla buona volontà delle parti; può trovare un ampio sostegno nel principio costituzionale di sussidiarietà (art.118 Cost.): ne deriva che la competenza segue la dimensione del problema. È come un cursore che si arresta e conferisce la competenza nel punto (alto o basso che sia) adeguato alle funzioni da gestire: funzioni piccole, in basso, gestite dai Comuni; funzioni grandi, in alto, verso la competenza dello Stato.

b) Giudizio sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato

Oltre al giudizio di legittimità costituzionale, alla Corte, spetta anche il giudizio sui conflitti di attribuzione che si verificano quando un organo invade le competenze di un altro.

I conflitti di attribuzione sorgono tra organi appartenenti ai poteri diversi dello Stato (Parlamento, Governo, Magistratura, Presidente della Repubblica, ecc.). Ad esempio il Presidente della Repubblica rifiuta, immotivatamente di promulgare una legge oppure il Governo rifiuta di mettere a disposizione della magistratura documenti necessari per un’ indagine giudiziaria, adducendo che gli stessi sono coperti dal segreto di Stato; un giudice contesta l’applicazione di una immunità garantita ad un parlamentare.

c) Giudizio sulle accuse mosse al Presidente della Repubblica

Nella storia repubblicana non è mai accaduto che un Presidente della Repubblica sia stato posto in stato d’accusa dal Parlamento a Camere riunite per aver commesso i reati di alto tradimento o attentato alla Costituzione. Al verificarsi di questa particolare ipotesi, la Costituzione ha previsto, che il Presidente sia giudicato dalla Corte costituzionale, con un numero di componenti più alto rispetto a quelli che la formano normalmente. Ai 15 giudici della Corte si aggiungono infatti 16 componenti, detti aggregati, che rappresentano il popolo.

La legge richiede che partecipino alla votazione almeno 21 giudici sui 31 che compongono l’organo giudicante. La sentenza di assolvimento o di condanna è definitiva e comporta la rimozione dalla carica ricoperta.

d) Giudizio sull’ammissibilità del referendum abrogativo

La Corte costituzionale valuta anche l’ammissibilità del referendum abrogativo, verificando che il quesito referendario non abbia ad oggetto, così come prevede l’art.75 della Costituzione:

  • leggi tributarie e di bilancio
  • leggi di amnistia (provvedimento con il quale un reato si estingue ossia viene cancellato dall’ordinamento giuridico e se vi è stata condanna, la stessa viene cancellata, insieme alla pena da essa stabilita) e di indulto (provvedimento con il quale viene cancellata o ridotta la pena ma non il reato)
  • leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali

Nel 1978 la Corte costituzionale, chiamata a deliberare sull’ammissibilità di un gruppo di otto referendum, stabilì che, alcune cause di inammissibilità, sono anche ricavabili dalla formulazione stessa del quesito. Così, ad esempio, si è ritenuta inammissibile la richiesta di referendum che comprende in uno stesso quesito più domande di abrogazione oggettivamente diverse, confondendo così la scelta dell’elettore.

Scheda referendum


La Corte costituzionale oggi

Dopo essere stata istituita, la Corte ha inizialmente proceduto a ripulire il nostro ordinamento legislativo dalle leggi provenienti dal periodo fascista, che erano difformi rispetto ai principi costituzionali. Ha così eliminato la pena di morte e le leggi sulla discriminazione razziale.

In seguito, moltissime questioni di legittimità sono state sollevate invocando la violazione del principio costituzionale di eguaglianza («tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…; è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che … impediscono il pieno sviluppo della persona umana…» Art.3 Cost.). La Corte, è stata chiamata a verificare se una legge, così come si applica, rispetti o meno il criterio costituzionale dell’uguale valore di ogni persona.

E così, ad esempio, la norma del codice penale che puniva l’adulterio della moglie (non anche del marito), fu dichiarata illegittima nel 1968, per violazione del principio di parità fra i coniugi stabilito dagli articoli 3 e 29 della Costituzione.

Negli ultimi decenni la Corte è intervenuta su temi delicati come l’obiezione di coscienza, il ricorso all’eutanasia, i sistemi elettorali e con le sue decisioni, ha posto le premesse per un indispensabile intervento del legislatore, in queste discipline.


Testo di Loredana Rosso
editing di
WinScuola

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