4. Ciclo dei rifiuti

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Negli ultimi anni gli stili di vita e di consumo occidentali hanno subito un notevole cambiamento, che incide fortemente sull’equilibrio dell’ambiente: non solo si consuma più del necessario, ma si produce una quantità impressionante di rifiuti (ognuno di noi produce quasi un chilo di rifiuti al giorno).

La vita frenetica di oggi invoglia a fare acquisti nei supermercati, i cui scaffali propongono al consumatore merci già imballate in appositi sacchetti e confezioni. Quando comperiamo qualcosa avvolto nella plastica o nel cartone stiamo pagando anche la spazzatura: infatti una volta aperto l’imballaggio lo si butta via. Se è fatto con la plastica, è fatto con uno dei più importanti tesori sepolti della Terra, il petrolio, quando il petrolio viene trasformato in plastica non lo possiamo più riconvertire, non ridiventerà più parte della Terra.

Dal 1997 in Italia per promuovere una gestione sostenibile dei rifiuti, è stata introdotta per tutti i cittadini la strategia nota come delle “5R” per una corretta ed adeguata gestione dei rifiuti e più in generale per garantire una sostenibilità ambientale. Consumatori ed imprenditori sono chiamati ad attuare “modelli sostenibili di consumo e produzione” (ESG) per scelta strategica trasformando le problematiche in opportunità di crescita e sviluppo perché consumare ed investire “sostenibile” conviene ad imprenditori e lavoratori anche in considerazione della richiesta di occupazione del settore “green” nei prossimi anni. Consumare responsabilmente si può tradurre in cinque semplici azioni, dette delle “5R”, alle quali dobbiamo tendere e sulle quali riflettere per farle diventare culturalmente normali in contrapposizione a quella precedente legata all’”usa e getta”:

Riduzione, Riuso, Riciclo, Raccolta, Recupero

  • Riduzione: attuare strategie per utilizzare solo ciò che è veramente necessario;
  • Riuso: dare una “seconda vita” ad un oggetto non ancora da scartare ripristinando la funzione dell’oggetto (bottiglie d’acqua, borse per la spesa);
  • Riciclo: trasformare i materiali di scarto in risorse (upcycling) o in oggetti nati non per quello scopo, dando loro una nuova vita;
  • Raccolta: conferire in appositi contenitori le differenti tipologie di rifiuti;
  • Recupero: trasformare materia ed energia attraverso processi tecnologici alternativi alle discariche.

La parte più cospicua dei quali finisce nelle discariche pubbliche. Le discariche si trovano, di solito, fuori dalle città. Sono quasi sempre cave di sabbia o argilla, ormai inutilizzate; il loro fondo è impermeabilizzato: la spazzatura viene pressata e poi ricoperta di terra, strato dopo strato. Così non ci sono né topi né mosche. Purtroppo esistono anche molte discariche abusive dove tutto viene buttato alla rinfusa. Molti rifiuti tossici provenienti dalle industrie vengono depositati illegalmente in discariche abusive: lo smaltimento corretto costerebbe, infatti, fino al doppio di quello illegale, gestito da ecomafia ed ecocriminalità. Per non parlare delle scorie radioattive, convogliate verso i Paesi più poveri, privi di controllo e con poche leggi a tutela dell’ambiente.

Ciclo rifiuti

Non bisogna, poi, dimenticare un’altra emergenza: l’enorme quantità di rifiuti tecnologici. Le nostre attività sociali sono ormai caratterizzate dalla necessità di utilizzare computer, cellulari ed elettrodomestici vari, tutti strumenti che le continue innovazioni tecnologiche fanno invecchiare sempre più rapidamente. Nel 1998 i Paesi dell’Unione Europea hanno prodotto sei milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici, il 90% dei quali è finito in discarica contribuendo fortemente alla produzione di sostanze altamente inquinanti.

Il tempo di smaltimento nell’ambiente di alcuni elementi

(dati CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi, è il sistema delle imprese che si fanno carico di riciclare i materiali di imballaggio per dare ad essi una nuova vita

3 mesi – Fazzoletto di carta

3/6 mesi – Torsolo di mela

1 anno – Giornale quotidiano

2 anni – Filtro di sigaretta

3 anni – Guanti di lana

10 anni – Lattina di alluminio

35 anni – Materiali in nylon

50 anni – Pelle di calzature e abbigliamento

75 anni – Suole di scarpa

1.000 anni – Sacchetto di plastica

4.000 anni – Bottiglia di vetro

Rifiuti

Rifiuti su una spiaggia di un litorale tirrenico dopo una mareggiata


La raccolta differenziata

La maggior parte degli oggetti di uso comune non sono biodegradabili (non rientrano, cioè, nel circolo biologico della natura), ma sono riciclabili. La cosa più intelligente da fare è dividere i rifiuti nel momento in cui si buttano via in modo da poter riutilizzare alcuni materiali.

Esempi di prodotti realizzati con materiale riciclato:

  • Dalla carta riciclata: giornali, quaderni, scatole di cartone, carta da pacchi, sacchetti di carta.
  • Dalla plastica riciclata: bottiglie di plastica, macchine fotografiche, scarpe, zaini, tavoli, sedie, bicchieri, maglioni in pile.
  • Dall’alluminio riciclato: lattine, biciclette, chiodi, automobili, frigoriferi.
  • Dal vetro riciclato: barattoli e bottiglie di vetro, piastrelle, lampadari.
  • Dalla gomma riciclata: campi sportivi sintetici, suole per scarpe.
  • Dai rifiuti organici (resti alimentari, fondi di caffè, filtri del tè, fiori recisi): fertilizzanti naturali.

Nel 1997 l’Italia ha riordinato le norme in materia di produzione e smaltimento dei rifiuti, disciplinando, attraverso lo sviluppo della raccolta differenziata e il recupero degli imballaggi, le attività diretta al riutilizzo come materia prima o come fonte di energia dei residui derivanti da cicli di produzione o di consumo.

Al CONAI, Consorzio nazionale imballaggi, istituito per legge fra produttori, utilizzatori e distributori di imballaggi, è stato affidato il compito di perseguire tale obiettivo. Nonostante la crescente capacità dell’industria italiana del riciclo di assorbire tutto ciò che proviene dalla raccolta differenziata, la quantità di imballaggi che finisce nelle discariche resta notevole (ogni italiano getta circa 20 kg di imballaggi plastici all’anno).

Purtroppo lo smaltimento differenziato in centri specializzati di rifiuti elettrici ed elettronici, che potrebbero recuperarne i componenti riutilizzabili, è ancora poco diffuso nonostante il fatto che nei computer, nei telefonini e nelle pile, sono contenute microscopiche quantità di oro, argento e platino: una miniera di materiali preziosi che finisce nella spazzatura.

Per limitare l’inquinamento dei rifiuti tecnologici l’Unione Europea ha stabilito che dal 2006 siano i produttori a farsi carico del recupero e del riciclo di vecchi elettrodomestici, computer e apparecchi elettrici al termine del loro ciclo d’uso.


Testo a cura dell’Associazione VitasicuraVitasicura for educationediting diWinScuola

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