3. Inquinamento idrico

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Il 70.8% del nostro pianeta è coperto di acqua salata; la profondità media di questa massa liquida, considerando sia i grandi bacini (gli oceani) che i bacini più piccoli (i mari) è di 3.729 metri. L’acqua occupa un volume di 1.35 miliardi di km cubi: se mettiamo le dimensioni del mare in rapporto con la Terra però le proporzioni cambiano: la sua profondità media è ben poca cosa rispetto agli oltre 12.500 km di diametro del nostro pianeta. Nonostante questo, ospita, sia presso le coste sia al largo, un grande numero di specie animali e vegetali, alcune ancora sconosciute; dal più grande mammifero esistente (la balenottera azzurra), a miliardi di organismi unicellulari (il fitoplancton) che da soli producono la maggior parte dell’ossigeno presente nell’atmosfera.

L’acqua è dunque tra i principali costituenti degli ecosistemi ed è la risorsa più importante del Pianeta, indispensabile all’uomo e a tutti gli organismi viventi. Basti pensare che le prime forme di vita, com’è noto, sono apparse miliardi di anni fa nelle acque oceaniche e per molto tempo l’acqua è rimasta l’unico ambiente in cui poteva manifestarsi la vita. Anche la ricerca dell’uomo nello spazio, finalizzata alla scoperta di altri mondi abitabili, mira anzitutto alla scoperta di acqua sotto diverse forme possibili.
Nonostante la notevole presenza di acqua sulla Terra distribuita tra fiumi, laghi, foci, oceani, mari, falde sotterranee, solo una quota inferiore allo 0.1% è disponibile come acqua dolce per l’uso umano (alimentazione, igiene, agricoltura, industria). La sua distribuzione sulla Terra non è tuttavia omogenea, ragion per cui milioni di persone non hanno ancora accesso all’acqua di cui necessiterebbero. Al contrario, i Paesi sviluppati come il nostro, adottano spesso comportamenti sbagliati che portano ad un evidente spreco di questo bene prezioso (per es. tutte le perdite che si registrano lungo le condotte idriche). In uno scenario abbastanza allarmante, si arriva a prospettare che le future guerre dell’umanità saranno combattute per l’accesso e l’approvvigionamento dell’acqua. Ulteriore ecoservizio fornito naturalmente dall’acqua dei mari e degli oceani è quello che influisce e caratterizza il clima; la capacità di assorbire e rilasciare calore verso le coste, nota come termoregolazione, permette alle zone costiere di beneficiare di un clima sempre mite e gradevole rispetto alle zone continentali. Il mare ha da sempre messo in contatto le civiltà, ed è stato ed è tuttora fonte economica primaria per le zone costiere in particolare; la grande quantità di alimenti che se ne ricavano (pesci, molluschi, crostacei, alghe), nonché lo sviluppo di economie basate sul turismo e attività analoghe, sono per l’uomo fonte irrinunciabile di ricchezza.

Paludi

L’acqua è un elemento fondamentale per l’ecosistema del nostro pianeta

Tuttavia, oggi i mari e gli oceani sono in serio pericolo, soprattutto per le sostanze inquinanti che contaminano in misura sempre maggiore il suo habitat, producendo effetti dannosi per tutti gli organismi animali e vegetali che li popolano, e che interessano anche direttamente l’uomo.
Gli scarichi domestici e industriali, le colture agricole con il massiccio uso di fertilizzanti chimici, le cave e le discariche sono le principali fonti di inquinamento del mare. Drammaticamente attuale è la questione delle microplastiche, entrate ormai nella catena alimentare marina, che causa la morte di organismi marini a tutti i livelli. Anche l’uomo non ne è immune: si verificano sempre più frequentemente ritrovamenti di microplastiche all’interno del pesce che arriva sulle nostre tavole.
A tal proposito, si stanno moltiplicando gli interventi finalizzati all’eliminazione dell’uso della plastica dalle attività umane. Il motto “Plastic free” è sempre più ricorrente e ciascuno di noi, come membro di una collettività, ha il dovere di fare il primo passo verso quella che dovrà essere la soluzione definitiva al problema plastica. Il Parlamento europeo, in tal senso, ha emanato una Direttiva che conferma il divieto di uso della plastica in modo definitivo entro il 2021.

Negli ultimi vent’anni la presenza della plastica nel mare è stata identificata come una delle minacce ambientali più serie a livello globale. Il Mediterraneo, ad esempio, risulta essere uno dei mari più colpiti al mondo dalla presenza di rifiuti plastici. Secondo uno studio dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) il 98% dei rifiuti presenti nel Mediterraneo centrale è costituito da attrezzi da pesca abbandonati, che interagiscono e provocano danni alla fauna e agli habitat. I rifiuti marini dispersi nell’acqua, in particolare le plastiche, tendono a decomporsi e a trasformarsi in microplastiche. Tracce di queste sono stati trovate in ben 121 specie di pesci, alcuni di elevato valore commerciale. È la prova del fatto che le microplastiche sono entrate nella catena alimentare marina e potenzialmente possono essere trasferite all’uomo quale consumatore finale di molte specie ittiche.

Uno studio, pubblicato dalla prestigiosa rivista Global Change Biology, raccoglie le testimonianze di oltre 500 pescatori provenienti da 9 paesi Mediterranei, che raccontano come il nostro Mediterraneo stia cambiando rapidamente sotto la spinta del riscaldamento globale e delle specie invasive. Cambiamenti climatici e attività antropiche stanno, infatti, provocando una vera e propria redistribuzione delle specie viventi in tutto il pianeta: una riorganizzazione su grande scala che può essere considerata per gran parte irreversibile. Alcuni effetti sono già ben osservabili negli ambienti costieri del Mediterraneo, incluse le Aree Marine Protette che dovranno gestire questa nuova problematica ambientale al fine di conservare gli ecosistemi naturali ed i servizi da essi offerti.

Tartaruga

Le plastiche e microplastiche sono un gravissimo rischio per gli animali di mari, laghi e fiumi 


Testo a cura di Rita Pirozzi
editing diWinScuola

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