3. Interventi economici dell’Europa

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In Europa abbiamo una moneta unica ma abbiamo delle politiche di bilancio, delle politiche economiche che sono appannaggio dei singoli Stati tranne che per dei meccanismi di coordinamento, di sorveglianza (quei limiti famosi, il 3%, il il 60 %), ma normalmente l’UE, in quanto tale, non adotta strumenti economici.

Non dimentichiamo poi che l’Europa ha un bilancio dell’1 % dei bilanci dei vari Stati, quindi adottare interventi economici comuni di somme veramente ingenti comporta una grandissima operazione di cambiamento all’interno del bilancio.

Oggi, per la prima volta nella storia dell’Unione Europea si sta parlando di strumenti economici comuni. Mentre con la crisi di 10 anni fa, se un Paese aveva bisogno gli si diceva “chiedi aiuto” e a certe condizioni spesso draconiane veniva dato aiuto, adesso, dato che tutti i paesi hanno bisogno perché la crisi non riguarda questo o quello, ma tutti i Paesi, per la prima volta alla politica monetaria si associa una politica economica comune.

La crisi ha colpito tutti, ma la capacità di rispondere sarà molto diversa da paese a paese. Il rischio allora che abbiamo davanti è che questa crisi, che non ha certo radici finanziarie, alla fine abbia delle conseguenze economiche molto diverse da paese a paese. Questo è un pericolo serio che si può ridurre con strumenti di risposta comune.

Clausola di salvaguardia

Una volta incassato il via libera del Parlamento ad uno scostamento del saldo strutturale in virtù della previsione degli “eventi eccezionali” contenuta nell’art. 81 Cost., l’esecutivo avrebbe dovuto concentrarsi sulla trattativa con le istituzioni europee per ottenere la stessa deroga ai fini delle re- gole del Patto di stabilità. Senonché, il 20 marzo 2020 la Commissione europea, per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, ha deciso di applicare, per la prima volta nella sua storia, la “clausola di salva- guardia” prevista dall’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Questa clausola, che si applica solo in casi di crisi economica particolarmente forte, sospende l’applicazione delle regole del Patto di Stabilità per cui «Ogni governo europeo può pompare nella sua economia tutto il denaro che occorre».

Grazie all’applicazione della clausola, il governo italiano ha potuto approvare i due pacchetti di spesa pubblica aggiuntiva senza temere di andare incontro a una procedura di infrazione da parte di Bruxelles. Il decreto “cura Italia” prevede proprio l’adozione di misure straordinarie.

Gli interventi adottati dai principali paesi europei sono tutti abbastanza simili, e si muovono intorno a tre filoni: proteggere i posti di lavoro (utilizzando lo strumento della cassa integrazione), impedire i licenziamenti e aiutare le imprese a pagare gli stipendi; facilitare il credito alle imprese da parte delle banche; sostenere i redditi delle famiglie.

Linee di credito comuni

L’Eurogruppo (organismo in cui siedono i ministri dell’economia dei 19 Paesi dell’Eurozona) ha

deciso di dare via libera ad alcune linee di credito che si rivolgono a problemi distinti:

  • il meccanismo Sure per la disoccupazione: trattasi di un fondo europeo da 100 miliardi contro la Il Fondo permetterà di finanziare le “casse integrazioni” nazionali. Raccoglierà risorse sui mercati emettendo un prototipo di Eurobond (con tripla A, quindi a tassi bassissimi), che darà poi ai Paesi che ne hanno bisogno prestiti con scadenze a lungo termine. L’obiettivo di questa misura è quello di tenere i lavoratori collegati all’impresa presso cui lavorano anche in un periodo di crisi.
  • un meccanismo a sostegno delle piccole e medio – imprese con liquidità da parte della Bei (Banca

europea per gli investimenti) i cui azionisti sono tutti gli Stati dell’Unione europea;

  • il nuovo Mes per le spese sanitarie: una nuova linea di credito (Pandemic Credit Line) che doveva essere usata per affrontare le spese sanitarie, dirette e indirette, legate alla crisi Covid-19. Questa linea di credito ha un tetto massimo per ciascun Paese, che è il 2% del Per l’Italia circa 36 miliardi.

Questa linea di credito, però, ad oggi non è stata attivata da nessuno Stato perché prevede condizioni per l’erogazione di questa forma di credito che riportano alla troika e alla “sorveglianza rafforzata” applicata in Grecia.


Testo di Loredana Rosso
editing di
WinScuola

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