15. Vita sulla terra

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Goal 15

Nell’esortazione di William Blake “Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora” è sintetizzato il concetto dello spazio che ci circonda e del tempo che scorre: due componenti strettamente connesse tra loro perché è importante l’ambiente terrestre da salvaguardare al più presto. La vita sulla terra necessita di occuparsi di tematiche irrinunciabili come

  • le foreste che sono l’habitat naturale dell’80% delle specie animali, insetti e piante
  • la desertificazione o il deterioramento del suolo che coinvolge quasi due miliardi di persone
  • la biodiversità che è a rischio con la sua preziosa coesistenza di specie

a tutto vantaggio di un ecosistema terrestre sostenibile legato insieme da un delicato equilibrio da mantenere nel presente per garantirne il futuro in specifici piani locali, nazionali e internazionali. La selvicoltura ci insegna che la perdita delle foreste per disboscamento o incendi, soprattutto in aree come America del Sud o Africa Sahariana, quasi sempre fatta illegalmente o per mano dolosa dell’uomo, crea non solo danni per la produzione di ossigeno, ma paradossalmente povertà, anche se per fortuna in altre zone, come Europa del Nord e Asia, sono stati attivati processi di rimboschimento ed in Italia fortunatamente la superficie boschiva è aumentata negli ultimi 70 anni. La desertificazione e siccità (intesa come riduzione delle piogge o estremizzazione del fenomeno oppure calo della portata dei fiumi) portano ad un degrado del suolo e a gravi danni per l’agricoltura che necessita di terreni fertili soprattutto in prospettiva futura: nel 2050 saremo circa 10 miliardi di persone da nutrire (l’80% dell’alimentazione umana è di origine vegetale) e il terreno da coltivare sarà di misura inferiore quindi c’è da auspicare un utilizzo di tecnologie che permetta, a parità di ettari coltivati, di avere maggiore quantità di prodotti. Alcuni paesi europei stanno facendo grandi investimenti e passi in avanti in questa direzione con sperimentazioni di “agricoltura indoor” o “post harvest”. L’attività antropica ha modificato, soltanto negli ultimi cento anni in modo diretto o indiretto, interi ecosistemi e biodiversità così come ribadito alla Conferenza di Rio (Rio +20) in cui gli Stati membri hanno riconosciuto “la gravità della perdita globale di biodiversità e il degrado degli ecosistemi” e sottolineato l’impatto negativo che questa situazione ha sulla sicurezza alimentare, l’alimentazione, l’accesso all’acqua, la salute dei poveri delle aree rurali e delle persone in tutto il mondo”. Al contrario l’antropausa ha evidenziato lo stretto legame tra le attività dell’uomo e la fauna e flora facendo comprendere l’incidenza sull’equilibrio naturale da parte dell’umanità. L’uomo deve sempre più tendere a valorizzare il “capitale naturale” quale fattore e mezzo stesso di crescita sostenibile, economica e sviluppo sociale fornendo alle comunità strumenti regolativi e finanziari a sostegno di buone pratiche per la cura di quella che Francesco d’Assisi chiama “sora nostra matre terra”.

Target

15.1

Entro il 2020, garantire la conservazione, il ripristino e l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi di acqua dolce terrestri e dell’entroterra nonché dei loro servizi, in modo particolare delle foreste, delle paludi, delle montagne e delle zone aride, in linea con gli obblighi derivanti dagli accordi internazionali.

15.2

Entro il 2020, promuovere una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, arrestare la deforestazione, ripristinare le foreste degradate e aumentare ovunque, in modo significativo, la riforestazione e il rimboschimento.

15.3

Entro il 2030, combattere la desertificazione, ripristinare le terre degradate, comprese quelle colpite da desertificazione, siccità e inondazioni, e battersi per ottenere un mondo privo di degrado del suolo.

15.4

Entro il 2030, garantire la conservazione degli ecosistemi montuosi, incluse le loro biodiversità, al fine di migliorarne la capacità di produrre benefici essenziali per uno sviluppo sostenibile.

15.5

Intraprendere azioni efficaci ed immediate per ridurre il degrado degli ambienti naturali, arrestare la distruzione della biodiversità e, entro il 2020, proteggere le specie a rischio di estinzione.

15.6

Promuovere una distribuzione equa e giusta dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche e promuovere un equo accesso a tali risorse, come concordato a livello internazionale.

15.7

Agire per porre fine al bracconaggio e al traffico delle specie protette di flora e fauna e combattere il commercio illegale di specie selvatiche.

15.8

Entro il 2020, introdurre misure per prevenire l’introduzione di specie diverse ed invasive nonché ridurre in maniera sostanziale il loro impatto sugli ecosistemi terrestri e acquatici e controllare o debellare le specie prioritarie.

15.9

Entro il 2020, integrare i principi di ecosistema e biodiversità nei progetti nazionali e locali, nei processi di sviluppo e nelle strategie e nei resoconti per la riduzione della povertà.

15.a

Mobilitare e incrementare in maniera significativa le risorse economiche da ogni fonte per preservare e usare in maniera sostenibile la biodiversità e gli ecosistemi.

15.b

Mobilitare risorse significative da ogni fonte e a tutti i livelli per finanziare la gestione sostenibile delle foreste e fornire incentivi adeguati ai paesi in via di sviluppo perché possano migliorare tale gestione e per la conservazione e la riforestazione.

15.c

Rafforzare il sostegno globale per combattere il bracconaggio e il traffico illegale delle specie protette, anche incrementando la capacità delle comunità locali ad utilizzare mezzi di sussistenza sostenibili.

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