14. Vita sott’acqua

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Goal 14

La vita per fauna e flora sott’acqua sta diventando sempre più complicata e difficile per varie cause legate tra le altre all’inquinamento, all’innalzamento della temperatura, all’ossigenazione, all’acidificazione, ai rifiuti, allo sfruttamento indisciplinato, alla perdita di habitat lungo le coste e non per ultimo alla pesca eccessiva (sovrappesca). Il mare è da sempre stato culla per le civiltà, mezzo di scambio culturale (sott’acqua poi oggi passano i cavi per oltre il 90% delle telecomunicazioni globali) e veicolo per lo sviluppo commerciale. Sott’acqua c’è un mondo fantastico che racchiude, nelle sue profondità, bellezze e ricchezze inestimabili di fauna e flora da preservare anche e soprattutto “da fuori”, ma che purtroppo non godono di grande considerazione proprio perché poco visibili. Il calo della fauna ittica registratosi soltanto negli ultimi decenni con un decremento di oltre il 40% ed il dimezzamento delle specie è un problema di tutela, sicurezza alimentare oltre che sopravvivenza dell’uomo sebbene non dipenda esclusivamente dalla pesca eccessiva, ma anche dall’inquinamento. Già dalla battigia su cui si alterna il flusso dell’acqua fino agli abissi degli oceani ogni profondità racchiude scenari di flora marina diversi per tipologia e caratteristica. Coloro che hanno la fortuna di osservare da vicino la vita sott’acqua sono gli appassionati di snorkeling, i subacquei o gli sportivi che sono testimoni diretti, e si spera rispettosi, delle bellezze sottomarine con la loro estrema fragilità (come le barriere coralline) e smisurata varietà. Sott’acqua esistono risorse preziose anche “non in vita” che l’uomo stesso ha temporaneamente perduto come relitti, intere città, muraglie o beni artistici che fortunatamente il mare custodisce anche per migliaia di anni per poi essere ritrovati da ricercatori o per coincidenze come ad esempio è successo con i “Bronzi di Riace”. Molte economie sono basate sugli oceani attraverso attività come la pesca sostenibile, l’acquacoltura, la produzione di energia rinnovabile, l’ecoturismo e il trasporto navale ecologico. L’Obiettivo 14 è dunque centrale non solo per le popolazioni costiere o insulari, ma per l’intero ecosistema planetario e per uno sviluppo sostenibile. L’istituzione di aree marine “protette” e di aree di “biodiversità” vuole appunto preservare intere zone e aumentare la consapevolezza della portata del problema perché la vita sott’acqua va difesa in tutte le sue dimensioni per evitare un “mare” di problemi.

Target

14.1

Entro il 2025, prevenire e ridurre in modo significativo l’inquinamento marino di tutti i tipi, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri, compresi i rifiuti marini e l’inquinamento delle acque da parte dei nutrienti.

14.2

Entro il 2020 gestire e proteggere in modo sostenibile gli ecosistemi marini e costieri per evitare impatti negativi significativi, anche rafforzando la loro capacità di recupero e agendo per il loro ripristino, al fine di ottenere oceani sani e produttivi.

14.3

Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell’acidificazione degli oceani anche attraverso una maggiore cooperazione scientifica a tutti i livelli.

14.4

Entro il 2020, regolare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, la pesca illegale, quella non dichiarata e non regolamentata e alle pratiche di pesca distruttive, e mettere in atto i piani di gestione su base scientifica, al fine di ricostituire gli stock ittici nel più breve tempo possibile, almeno a livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile come determinato dalle loro caratteristiche biologiche.

14.5

Entro il 2020, proteggere almeno il 10 per cento delle zone costiere e marine, coerenti con il diritto nazionale e internazionale e sulla base delle migliori informazioni scientifiche disponibili.

14.6

Entro il 2020, vietare quelle forme di sovvenzioni alla pesca che contribuiscono all’eccesso di capacità e alla pesca eccessiva, eliminare i sussidi che contribuiscono alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e astenersi dall’introdurre nuove sovvenzioni di questo tipo, riconoscendo che un trattamento speciale e differenziamento adeguato ed efficace per i paesi in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati dovrebbe essere parte integrante del negoziato sui sussidi alla pesca dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

14.7

Entro il 2030, aumentare i benefici economici derivanti dall’uso sostenibile delle risorse marine per i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati, anche mediante la gestione sostenibile della pesca, dell’acquacoltura e del turismo.

14.a

Aumentare le conoscenze scientifiche, sviluppare la capacità di ricerca e di trasferimento di tecnologia marina, tenendo conto dei criteri e delle linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul trasferimento di tecnologia marina, al fine di migliorare la salute degli oceani e migliorare il contributo della biodiversità marina per la crescita dei paesi in via di sviluppo, in particolare dei piccoli Stati insulari e dei paesi meno progrediti.

14.b

Assicurare ai piccoli pescatori artigianali l’accesso alle risorse e ai mercati marini.

14.c

Migliorare la conservazione e l’uso sostenibile degli oceani e delle loro risorse tramite l’applicazione del diritto internazionale, che si riflette nell’UNCLOS, che fornisce il quadro giuridico per l’utilizzo e la conservazione sostenibile degli oceani e delle loro risorse, come ricordato al punto 158 de “Il futuro che vogliamo”.

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