13. Lotta contro il cambiamento climatico

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Goal 13

Nella storia dell’uomo sulla terra mai si era verificato che le sue opere potessero metterne a rischio la sopravvivenza. “Abbiamo una sola casa” è un motto, utilizzato come slogan dagli ambientalisti, che rende molto bene la portata della questione: il nostro pianeta è uno soltanto, insostituibile. Se non si prenderanno decisioni e non si intraprenderanno azioni tese alla riduzione dell’inquinamento sia esso atmosferico, terreno o marino non avremo un’alternativa per la nostra esistenza sulla terra. Le emissioni di “gas ad effetto serra” hanno aumentato questo processo degenerativo e continuano ad aumentare costantemente con picchi mai raggiunti prima praticamente in ogni angolo dei cinque continenti. La sfida per raggiungere i traguardi di questo Obiettivo è urgente e varca i singoli confini nazionali perché soltanto se tutti, insieme e da adesso operiamo per la lotta al cambiamento climatico (climate change) potremo ottenere risultati positivi. Il fattore tempo è assolutamente decisivo per le sorti planetarie. Il riscaldamento terrestre globale (global warming), il cui maggiore responsabile è l’emissione di gas CO2, è in aumento, gli oceani si stanno scaldando, ma non sempre gli Stati rispettano gli accordi presi collettivamente (come al “Protocollo di Parigi” sul clima del 2015 firmato da ben 194 paesi, ratificato da 186) con rinunce unilaterali e ingiustificabili a danno dell’intera comunità internazionale. Le conseguenze di tali azioni portano a disastri ambientali con l’aumento di fenomeni estremi (alluvioni, tempeste, siccità, desertificazione…) nel breve periodo e innalzamento dei mari o scioglimento dei ghiacciai a lungo termine ai quali si aggiunge un inevitabile aumento della povertà globale e migrazioni. Alcuni Paesi invece rivendicano la possibilità di derogare a regole imposte da altri su questo tema poiché desiderano industrializzarsi senza seguire vincoli eco-compatibili secondo le proprie tempistiche. Le tecnologie o sistemi di sviluppo economico sono infatti già consolidati con tecniche collaudate e di certo l’innovazione e la ricerca comportano grandi investimenti. Sono peraltro molte le opportunità di espansione e crescita lavorativa ed economica collegate all’industria e servizi “green” diretti e indiretti. La strategia dell’Unione europea è quella di ridurre entro il 2030 di oltre la metà le emissioni di “gas serra” e di arrivare nel 2050 ad un’economia moderna, competitiva, prospera e “climaticamente neutra”, ma questa “transizione lunga” potrà avvenire solo con la modifica delle abitudini ed adozione di nuovi stili di vita sostenibili da parte dei cittadini. Gestire al meglio le risorse del nostro pianeta è un imperativo categorico in questo preciso momento storico per cambiare la rotta a questo processo e pianificare processi virtuosi ed ecologici per un mondo pronto ad accogliere la vita di tutti. Target 13.1 Rafforzare in tutti i paesi la capacità di ripresa e di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali. 13.2 Integrare le misure di cambiamento climatico nelle politiche, strategie e pianificazione nazionali. 13.3 Migliorare l’istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale per quanto riguarda la mitigazione del cambiamento climatico, l’adattamento, la riduzione dell’impatto e l’allerta tempestiva. 13.a Rendere effettivo l’impegno assunto dai partiti dei paesi sviluppati verso la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, che prevede la mobilizzazione – entro il 2020 – di 100 miliardi di dollari all’anno, provenienti da tutti i paesi aderenti all’impegno preso, da indirizzare ai bisogni dei paesi in via di sviluppo, in un contesto di azioni di mitigazione significative e di trasparenza nell’implementazione, e rendere pienamente operativo il prima possibile il Fondo Verde per il Clima attraverso la sua capitalizzazione. 13.b Promuovere meccanismi per aumentare la capacità effettiva di pianificazione e gestione di interventi inerenti al cambiamento climatico nei paesi meno sviluppati, nei piccoli stati insulari in via di sviluppo, con particolare attenzione a donne e giovani e alle comunità locali e marginali.

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